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Iraq. Cosa fanno gli jihadisti a un prigioniero che non riescono a scambiare? «Gli tagliano la testa»

luglio 4, 2014 Redazione

I terroristi «prendono di mira tutti. Non hanno umanità» dice un fuggitivo iracheno alla Bbc. Il presidente della provincia di Mosul: «Chi non abbraccia la religione del califfato viene ammazzato»

iraq-isil

«Trattano i sunniti meglio degli altri perché sono anche loro sunniti. Li lasciano immediatamente, una volta pagato il prezzo del taxi per tornare a casa. Agli sciiti che non riescono a scambiare con altri prigionieri, semplicemente, tagliano le teste». Lo dice, in un video della Bbc, Hassan, un curdo, in passato rapito per sette giorni dai militanti jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Hassan fa parte delle 50 mila persone scappate da Tikrit, Mosul e Tal Afar, per trovare rifugio temporaneo a Sinjar, una piccola città irachena sul confine siriano.

SPARANO A TUTTI. «Prendono di mira tutti. Non hanno umanità», dice alla Bbc un altro uomo scappato, insieme ai suoi figli, alle violenze dei militanti dell’Isil. Una seconda testimone, una donna sciita, spiega di avere «cinque martiri in famiglia, uccisi dall’Isil». «Mia figlia è vedova, è scappata e ha lasciato due bambini», aggiunge.
L’inviato della Bbc, Quentin Sommervile, racconta che ogni angolo di Sinjar è pieno di profughi. Tutti fuggono dalle violenze degli jihadisti, che si accaniscono in particolare contro sciiti e cristiani, ma anche contro i sunniti che si oppongono ai loro dettami. «L’Isis ha compilato un database per identificare coloro che lavorano per il governo o per le forze di sicurezza», spiega Bashar Al-Kiki, presidente della provincia di Mosul. «Chi non ripudia la propria appartenenza e non abbraccia la religione del califfato viene ammazzato. Molta di questa gente è scomparsa da Mosul».

IL CALIFFATO. Abu Bakr Al-Baghdadi, leader dell’Isil, lunedì ha inaugurato il califfato in Iraq e Siria. Lo “Stato Islamico” governa in tutto il nord dell’Iraq. Il suo controllo non è ancora capillare, anche se ormai sono poche le zone come Sinjar, e all’interno dei confini del califfato, dove i militanti non siano ancora arrivati. Quando sarà presa Sinjar, anche lì sarà fatta applicare la sharia e sarà riscosso il tributo umiliante dai non musulmani, come già accaduto a Tal Afar, Tikrit e Mosul.

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