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In Venezuela ora scarseggiano anche le bare. Solo le prostitute fanno affari d’oro

giugno 13, 2014 Redazione

Mancano i materiali e in un anno la produzione di casse da morto è crollata del 30 per cento. Reportage di Bloomberg sulle case chiuse: le donne cercano clienti stranieri e si fanno pagare in dollari, da scambiare al mercato nero.

Il cibo che scarseggia in vari punti di distribuzione, l’acqua che qualche settimana fa si era ridotta drasticamente nelle dighe attorno a Caracas, i biglietti aerei aumentati del 350 per cento. Più le settimane passano e più l’economia del Venezuela paga cara la crisi interna del Paese, che lo scorso febbraio ha visto la discesa in piazza di studenti e manifestanti in protesta contro il Governo di Maduro, con tanti incidenti e morti nei mesi successivi. Oggi un reportage del Guardian racconta di un’ulteriore carenza del paese chavista: ora scarseggiano pure le casse da morto, calate nella loro produzione del 20-30 per cento nel corso dell’anno a causa di una mancanza di materiali.

MANCANO COLLA, VERNICE E METALLI. La scarsità di bare sta producendo ritardi in funerali e seppellimenti, oltre ovviamente ad una crescita di prezzi del servizio. «Immagino che tra due o tre mesi, se le cose continuano con questa tendenza, peggiorerà così tanto che non ci saranno più bare per seppellire le persone», spiega Juan Carlos Fernandez, amministratore di una delle più grandi aziende che producono bare in Venezuela: mancano colle speciali, vernici, tessuti per fabbricare gli interni. Manca anche il metallo usato per costruire le casse: «Alcuni produttori sono paralizzati. Altri acquistano lastre di metallo più sottili».

LE PROSTITUTE. Se c’è invece un settore “fiorente” in Venezuela è quello della prostituzione. Quattro giorni fa, un reportage di Bloomberg ha raccontato gli affari di alcune squillo del Paese, che preferiscono ovviamente una clientela straniera, spesso americana, così da poter essere pagate in dollari e guadagnare di più cambiando poi le banconote in bolivar. La prostituzione a Caracas non è un reato, scambiare al mercato nero i dollari sì, ma le donne con questo scambio riescono ad ottenere fino ad 11 volte quello che guadagnerebbero mutuando moneta americana e venezuelana ai tassi di cambio ufficiale. Ciò fa sì che le squillo guadagnino più vendendo dollari che facendo sesso, tanto da attendere i clienti stranieri in prossimità dei porti navali ed esigendo pagamenti in dollari: poche ore di “lavoro” rendono quanto un mese intero da commessa in un negozio. «Sì, riceviamo dollari per permetterci ciò di cui le nostre famiglie hanno bisogno, ma dobbiamo vendere il nostro corpo», spiega Elena, lo pseudonimo di una giovane intervistata da Bloomberg.

«MANTENGO TUTTA LA MIA FAMIGLIA». «Prima lavoravo per sostenere mio figlio e mia mamma, ora sostengo tutta la mia famiglia», spiega Paola, un’altra ragazza. La mancanza di dollari sta trasformando il paese in un’economia a due livelli, per molto simile a Cuba, o all’Unione Sovietica degli ultimi anni prima del crollo. Chi può accedere alla moneta americana (prostitute, agenti turistici, taxisti, stranieri) sa come difendersi dall’inflazione scambiando i dollari al mercato nero. Per gli altri, invece, non c’è alcuna prospettiva.

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6 Commenti

  1. filomena says:

    Si può giudicare come si vuole l’economia di uno Stato che tra l’altro qualcuno di voi definirebbe giustamente a sovranità nazionale e quindi libero di stampare moneta e far salire l’inflazione, ma le bare non credo siano il bene più importante in un paese in crisi. Avrei capito se si parlava di beni di prima necessità ma le bare….Bah

    • Menelik says:

      Non saranno di prima necessità, ma sono senz’altro un bene indispensabile, se non altro per un problema sanitario, a meno che i cadaveri non vengano incineriti.
      Nelle zone rurali si fa presto a scavare una fossa in area demaniale, sufficientemente fonda, e alloggiare il cadavere lì versandoci calce sopra, ma nelle aree urbane può essere un grosso problema sanitario da non prendere sotto gamba, tanto quanto lo smaltimento delle fosse biologiche dei vivi.

      • filomena says:

        Certo che è un problema sanitario, ma in un paese dove manca il sostentamento delle persone vive ( almeno a quanto si percepisce dall’articolo), forse il problema igienico legato alla carenza di materiale per le bare, si può risolvere con la cremazione che è sempre più usata anche da noi.
        Poi se si vuole parlare dei veri problemi legati ai vivi, allora è un altro discorso.

        • Stefano says:

          Per voi di sinistra quanto è difficile ammettere il disastro di un governo comunista. A lei non interessa la carenza di bare e questo può passare, ma cosa dire di un paese dove le donne “preferiscono” (per non dire costrette) prostitursi per mantenere la famiglia. Ma se questi governi vi piacciono tanto, perché non fate armi e bagagli e vi trasferite, invece siete l’esempio della differenza fra “idea e azione”.

          • filomena says:

            Guarda che io non ho detto che trovo giusto prostituirsi per mantenere la famiglia. Io ho detto che trovo irrilevante preoccuparsi che scarseggiano i materiali per le bare quando c’è gente che ha fame. La mia critica era alle priorità che l’articolo evidenziava rispetto alla crisi del Paese. Quindi che io sia d:accordo o meno con i governi di sinistra non centra nulla

  2. Menelik says:

    Vi siete dimenticati di dire che la produzione di droga in Venezuela è aumentata quasi dell’80%.
    http://www.el-nacional.com/sucesos/Carteles-mudan-produccion-cocaina-Venezuela_0_410959019.html

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