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Il Psg punta solo sui singoli. E la squadra non decolla

agosto 27, 2012 Emmanuele Michela

Tre giornate, tre pareggi, tre punti in classifica. Ogni giudizio è precoce in questo momento, ma l’inizio del campionato parla chiaro: i milioni spesi dallo sceicco Al Thani non bastano per vincere.

È vero, forse tre giornate sono poche per giudicare una squadra. Ma l’esordio in campionato del Psg è stato qualcosa di decisamente deludente: tre pareggi, due zero a zero, penuria di gioco e di idee. Inutile ricordare i 140 milioni spesi, i progetti roboanti dello sceicco Al Thani, la campagna acquisti da videogioco che non conosce limiti… Il Psg non gira, sembra non avere un’ossatura autentica e le poche occasioni che è in grado di creare sono più figlie dell’estro dei singoli che della coralità.

È l’impressione che si è avuta anche ieri sera, nel match contro il Bordeaux. Doveva essere la partita della svolta: il clima amico del Parco dei Principi era caldo e soprattutto ritornava in campo Ibrahimovic, protagonista di una doppietta nella prima ufficiale contro il Lorient e poi assente contro l’Ajaccio. Ma lo 0-0 finale parla chiaro: il tanto possesso palla parigino si è scontrato con la gabbia perfetta dei Girondins, saggi nel puntare sulla prestanza fisica di una difesa di colossi (tre giocatori intorno al metro e novanta, tra cui il neo-laziale Ciani, che ha annullato letteralmente Ibra) rapida nel passare da tre a cinque nei momenti di maggiore pressione avversaria. E così le poche palle pericolose sono stati qualche tiro dello svedese e un’incursione di Pastore ben neutralizzata da Carrasso.

Viene da chiedersi se allora basti nel calcio spendere tutti questi soldi per vincere. Ripeto, ogni condanna rischia di essere precoce: in fondo Ibra e Lavezzi hanno giocato insieme solo poco più di un’ora, Thiago Silva non ha ancora esordito al pari di Lucas Moura, altro colpo pagato 43 milioni di euro e disponibile solo da gennaio 2013. Ma le prime uscite stagionali (tutte per altro abbordabili sulla carta) hanno messo in luce l’assenza di un play-maker, qualcuno che sappia dirigere dalle retrovie tutti questi ottimi cantori, faccia da collante tra le abilità di tutti. Forse sarebbe il compito che spetta a Verratti, nei primi due match titolare e ieri in campo solo 10 minuti: che questa sia una mezza bocciatura di Ancelotti nei confronti dell’ex-centrocampista del Pescara? O forse il giovane talento azzurro non c’entra, e i suoi piedi possono fare poco per conciliare tutti questi campioni? Pastore e Menez, ad esempio, ieri si sono mossi decisamente al di sotto delle aspettative.

Problemi da risolvere in fretta. Domenica c’è la difficile trasferta a Lille, e serve urgentemente tornare a segnare e vincere. La testa della classifica dista 6 punti, col Marsiglia a pieno bottino. L’OM ne ha vinte tre su tre. Ah, particolare: niente grandi colpi per i Phocéens quest’estate, solo cessioni di peso come quella di Diarra al West Ham e l’ultima, freschissima, di Azpilicueta al Chelsea. Poco meno di 12 milioni il gap in attivo dalla sessione estiva, che ha portato alla valorizzazione di talenti interni come Cheyrou, gli Ayew e Gignac (già due volte in rete, questa è la vera notizia). Insomma, non per forza per vincere bisogna spendere.

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