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Foa: «Il risultato degli euroscettici ha colpito tutti ma cambierà poco. Il Parlamento non dispone di grandi poteri»

maggio 27, 2014 Matteo Rigamonti

Marcello Foa spiega a tempi.it il messaggio inviato all’Europa dagli elettori sempre più a disagio: «Non è più pensabile procedere insieme senza adottare meccanismi di compensazione dei debiti»

european-parliament-parlamento-europa-3Le vittorie alle elezioni europee di Marine Le Pen in Francia e Nigel Farage in Gran Bretagna sono un brutto colpo per Angela Merkel ma non basteranno a invertire la rotta dell’austerity imposta dalla Germania. «Temo che le cose non cambieranno molto. L’alleanza tra socialisti e popolari europei che regge la base dell’establishment dell’Unione europea, infatti, ha retto al verdetto delle urne», dichiara a tempi.it Marcello Foa, giornalista, direttore editoriale del Corriere del Ticino e titolare di un blog per il Giornale, analizzando il successo degli anti-euro.

Foa, hanno vinto gli euroscettici?
Indubbiamente ha colpito un po’ tutti il forte senso di malcontento espresso da una minoranza consapevole di europei, ormai sempre più radicata nel Vecchio Continente, persino in Germania, e caratterizzata da un profondo disagio nei confronti del sistema economico, sociale e politico rappresentato dalle istituzioni comunitarie. Un sistema che ha portato molti alla povertà e la cui rappresentatività reale era già stata messa in discussione da tempo, anche se mai in maniera così netta. Temo, però, che le cose non cambieranno molto.

Perché?
Anzitutto non illudiamoci che il Parlamento europeo disponga di chissà quali poteri. Ha guadagnato solo qualche prerogativa in più, ma tuttora ricopre un ruolo poco più che simbolico e non ha nessuno dei poteri di veto che un vero Parlamento dovrebbe avere. La sua nuova composizione dopo il voto di domenica potrà determinare al massimo qualche filtro in più nei processi decisionali.

Di cosa ci sarebbe bisogno?
Perché cambi realmente qualcosa dovrebbero essere istituzioni come la Bce, il Consiglio europeo e la Commissione ad allentare i cordoni dell’austerity e impostare nuove manovre in grado di rilanciare la ripresa. Anche se, vista la loro rigidità e quella della Germania in questi anni, non bisogna farsi troppe illusioni.

La crisi è colpa della Merkel?
Sono molto critico rispetto a come è stata gestita la crisi. In particolare per gli effetti delle ultime manovre del 2011, che hanno accentuato lo spread tra i titoli di Stato tedeschi e quelli di altri paesi, tra i quali l’Italia, a beneficio proprio della Germania e a detrimento di tutti gli altri. Un fatto che ha determinato comprensibili malumori tra i francesi e diffidenza in Gran Bretagna che, pur non adottando l’euro, deve sottostare a molte leggi che provengono da Bruxelles. È così che si spiega il successo di Farage e Le Pen.

Qual è il messaggio inviato dagli elettori all’Europa?
Non è più pensabile procedere insieme senza adottare meccanismi di compensazione o di armonizzazione dei debiti. Una volta, se il marco era forte, le esportazioni della Germania calavano e si alzava la domanda di consumi interna. Al tempo stesso l’Italia, che poteva fare affidamento su una lira svalutata, poteva esportare di più senza che ciò mettesse minimamente in discussione la forza dell’economia tedesca. Oggi con l’euro è tutto bloccato e le differenze tra Stati si scaricano sui più deboli, con il risultato che i consumi calano e diminuiscono i salari. Contribuendo ad alimentare il malcontento sociale.

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6 Commenti

  1. Cisco says:

    I paesi più deboli devono rafforzarsi con più innovazione e competitività, questa e’ l’unica via. I meccanismi di compensazione si possono chiedere se si mostra una buona volontà nel fare le riforme, altrimenti saremo visti come la Grecia che trucca i conti: pensiamo che i tedeschi siano più disponibili a tollerare sprechi italiani rispetto a quanto gli italiani del nord tollerino quelli del meridione? La compensazione non deve tradursi in assistenzialismo, e ricordiamoci che noi in Europa siamo tra i paesi “forti”, per questo siamo contributori netti…

  2. mike says:

    le cose certe di queste elezioni sono due: la vittoria del centro-destra nel continente e l’afflusso (in italia) di molti voti al Pd di gente che sennò votava FI. e questo perché c’è Renzi che pare un democristiano. nel 2013 FI/PDL 30%. nel 2014 FI e NCD fanno il 21%. un -9%. nel 2013 pd al 31%, nel 2014 al 41%. un +10%. cioè circa gli stessi nel 2014 hanno votato Pd e non FI, e per il fattore Renzi.
    ora si vedrà che vogliono fare le centro-destre europee ed il Pd giudicato dagli elettori simil Moby dick.

  3. Pietro says:

    Mi dispiace ma quando le stesse persone che mi dicono che votare in Italia non è una soluzione praticabile per la tremenda crisi economico-sociale che stiamo attraversando, sono le stesse che mi dicono che va bene votare per farle eleggere in un parlamento distante migliaia di km da casa mia a 21.209 euro al mese… sapete io dove li invito ad andare questi signori e signore??? Provate a indovinare… Bravi, avete indovinato 😉

  4. Raider says:

    Buttiamola sullo scherzo, dato che l’Ue a dominanza germanica e ortodossia a ristretta osservanza d’austerity è una tragedia: invece di indire referendum per uscire o restare nell’area euro o nell’Ue, si potrebbero tenere consultazioni popolari per decidere se espellere o no la Germania dal’Ue. In caso affermativo, alla Germania sarebbe impedito di commerciare con l’Ue che l’ha lasciata al suo splendido isolamento, in cui la Merkel potrà fare tutte le sopercherie che vuole ai suoi connazionali. Neppure un solo spillo o tagliaunghie di Solingen entrerebbe in una’Europa unita senza Berlino, i Paesi dell’Ue assorbono il 45% delle esportazioni teotische, mentre, per fare un esempio, il volume delle esportazioni tedesche in Cina – in nome della globalizzazione di negozi che evadono tasse, leggi sulla sicurezza e autenticità dei prodotti e diritti sindacali – è pari a quello delle esportazioni tedesche in Austria: un mercato di più di un miliardo e mezzo di potenziali consumatori ‘offre’ alla Grande Germania le stesse opportunità di un mercato di 8 milioni e mezzo di abitanti, sai che affarone!
    Se anche come evasione nel fantastico sembra impensabile, sapremo cosa pensare di un Renzi al 41% e altri vincitori ‘responsabili’ che, in risposta non al contenimento della misera crescente, ma alla repulsione a euroscetticismo e ‘populismi vari’, non mettessero in discussione rapporto deficit/Pil al 3% e fiscal compact. Allora, sai che ragione ci sarebbe di festeggiarlo e portarlo in trionfo!

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