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Fecondazione assistita. «I conti del Ministero non tornano. Sono scomparsi migliaia di embrioni»

luglio 14, 2015 Benedetta Frigerio

Intervista a Giuseppe Noia, presidente dell’Associazione ginecologi ostetrici cattolici, che denuncia buchi nella relazione ufficiale sulla procreazione assistita

«Non si sa che fine abbiano fatto migliaia di embrioni». È quanto ha notato in un comunicato stampa l’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici (Aigoc), commentando la relazione annuale relativa al 2013 da poco pubblicata dal ministero della Salute sull’attuazione della Legge 40, che nel 2004 ha legalizzato la fecondazione artificiale, producendo una «strage di embrioni». A tempi.it il presidente di Aigoc, Giuseppe Noia, ha spiegato che il documento «mostra che il denaro pubblico viene buttato per cercare di far rimanere incinte donne di età avanzata con scarsi risultati e che si tollera l’azione poco trasparente dei Centri che la praticano». Ancora peggio, «pensando di eliminare il male, lo stiamo diffondendo».

Professor Noia, perché avete scritto che mancano all’appello «migliaia di embrioni»?
A pagina 102 della relazione si legge che nel 2013 sono stati fecondati 158.672 ovuli (embrioni), a cui si aggiungono 2.896 embrioni prodotti da scongelamento. Poi, però, a pagina 113, il numero degli embrioni si abbassa a 110.016, di cui 22.143 (20,1 per cento) crioconservati. Ci chiediamo: dove sono finiti i restanti 51.552 embrioni? Inoltre, l’inserimento nella bozza della voce «eventuale numero degli embrioni estinti per sviluppo anomalo o degenerati» ci fa sperare che nella prossima relazione questo numero sia espressamente indicato, in modo da rivelare la reale grandezza del sacrificio umano in atto. Infine, la mancanza è aggravata dal fatto che è difficile non mettere in dubbio la buona fede, dato che già l’anno scorso avevamo segnalato lo stesso problema chiedendo trasparenza.

Quali sono gli altri aspetti rilevanti del rapporto?
Impressiona il tasso di insuccesso della tecnica e il sacrificio di vite correlato, dato che nel 2013 si contano 99.267 embrioni trasferiti in utero. Di questi, solo 10.217 sono nati vivi. Ad essi si aggiungono altri embrioni sacrificati prima ancora di essere impiantati in utero, dato che la relazione parla di 143.770 embrioni sacrificati tra quelli prodotti e quelli scongelati. In tutto solo 793 in meno rispetto al 2012, peccato che nello stesso anno sia cresciuto il numero degli embrioni crioconservati. Questi sono 22.143 mentre nel 2012 erano 18.957, cioè 3.186 in più. Di questi, il 92 per cento (2.867) morirà al momento del trasferimento in utero, se saranno scongelati.

Avete denunciato anche un’omissione di controllo dei Centri di fecondazione da parte del ministero della Salute. Perché?
Un altro aspetto preoccupante è il fatto che non sia noto con quale prevalenza sono utilizzate le due tecniche di fecondazione artificiale, la Fivet e la Icsi (lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita, ndr). Temiamo infatti una prevalenza della seconda, dato il suo maggior successo, che però comporta un rischio di malattie genetiche superiore. Infine i centri di fecondazione assistita, in tutto 14 e nella maggior parte dei casi privati, non hanno fornito dati sull’esito del 10,3 per cento delle gravidanze iniziate.

A leggere questi dati, la fecondazione sembra un fallimento.
È un fallimento e ci sembra assurdo che questa fabbrica della morte sia sovvenzionata dallo Stato grazie ai Lea (Livelli essenziali di assistenza), tramite tecniche che non hanno nulla a che vedere con la cura di una malattia come la sterilità, che infatti non viene curata. Ancora peggio se questo accade mentre alla popolazione affetta da epatite C, di gran lunga maggiore in percentuale, viene garantita gratuitamente solo una parte delle cure di cui avrebbe bisogno.

Il Ministero considera le perplessità che sollevate?
No, siamo voci che urlano nel deserto, ma la verità va gridata sui tetti. Pensiamo, come madre Teresa, che si tratti di una goccia nel mare ma che senza di essa al mare mancherebbe qualcosa di essenziale. E con Giovanni Paolo II ripetiamo: se vuoi andare alla sorgente, devi remare controcorrente. Quindi continueremo a ribadire che l’impatto di questo olocausto silenzioso è devastante per la tenuta della società. E che la cultura della morte e dello scarto colpisce le donne e le coppie che la praticano o uccidono i loro figli così. Ricordo che alle cifre della fecondazione in Italia si devono aggiungere quelle estere e i 53 milioni di aborti all’anno nel mondo.

Nessuno sembra preoccuparsi di questi embrioni.
Ma noi siamo stati quegli embrioni. Sono i nostri figli deboli. La fecondazione artificiale, come l’aborto e l’eutanasia, sono solo risposte sbagliate alla paura della debolezza e della sofferenza. Solo che cercando di eliminarle, non facciamo altro che amplificarle. Il dogma secondo cui l’eliminazione della sofferenza e della debolezza devono avvenire attraverso l’eliminazione del sofferente e del debole è errato. Al contrario, per essere alleviate hanno bisogno di essere accolte e abbracciate. Lenire e curare sono le vocazioni del medico, non procurare la morte. E se non tutti capiscono che la risposta al dolore può essere solo in Dio, tutti possono però riconoscere che senza solidarietà la società diventa terribile. Papa Francesco ha detto che senza di essa muore la fede, io aggiungo l’intera umanità.

Foto Ansa


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1 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Produci, compra, vendi, scambia,smaltisci: sono le regole del mercato economico. Anche se nascono “per amore”.

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