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Farina: «Sì, vado a trovare i carcerati. L’Espresso mi controlla?»

marzo 25, 2012 Massimo Giardina

Oggi sul settimanale compare un articolo in cui si elencano le visite ai carcerati del parlamentare del Pdl. Tramite tempi.it, Farina risponde all’Espresso: «Mi sento controllato. Siamo alla diffamazione, anche se mascherata da domande retoriche. Mi domando se c’è qualche servizio segreto che controlla i miei spostamenti. Chi fornisce questi dati all’Espresso e perché?»

Onorevole Renato Farina, ha visto l’Espresso?
Mi aspettavo qualcosa del genere. Sento una certa aria strana da qualche tempo. Mi sento controllato. Certo nel caso dell’Espresso siamo alla diffamazione, anche se vagamente mascherata da domande retoriche, del tipo: chissà se sia proprio carità cristiana il motivo delle visite ai politici in cella… Confermo che è tutto vero, in carcere ci vado, ma non ricordavo di essere così assiduo e soprattutto neanch’io ho un diario così preciso e aggiornato delle mie visite nei penitenziari.

Cosa vuol dire, che si sente seguito, per non dire spiato?
Mi domando se c’è qualche servizio segreto che controlla i miei spostamenti. Chi fornisce questi dati all’Espresso e perché? Escluderei tra le possibili fonti i pubblici ministeri e le direzioni delle carceri. Deduco che ci siano delle talpe e mi piacerebbe sapere se si muovono gratis.

Non è la prima volta che l’Espresso se la prende con lei.
Nell’agosto 2009 andai nel carcere di Opera con una delegazione di radicali. In quell’occasione l’Espresso, e subito dopo Il Fatto suggerirono che potevo essere il tramite di Berlusconi con Totò Riina al fine di mandare messaggi a Cosa nostra.

Dica la verità, lei è il messaggero della mafia e della casta in carcere.
Accetto lo scherzo da tempi.it. Ma l’Espresso fa sul serio. C’è una intenzione di rendere difficili o comunque sospette le ispezioni in carcere. Non sopportano l’idea che, quando ci sono detenuti in attesa di giudizio, un visita possa allargare la morsa della tortura anche solo per qualche istante. Non so quale altra ragione possa esserci. Quando incontro i detenuti (politici e non) è prevista sempre la presenza di un agente della polizia penitenziaria o di un delegato della direzione del carcere. Io esigo che ascolti qualsiasi parola che io pronuncio e ascolto. È vietato anche solo accennare a procedimenti giudiziari in corso, e alludere al contrario è una diffamazione bella e buona. Resta un bel mistero su dove stia il diario originale delle mie visite in carcere.

Quindi, come commenta l’articolo dell’Espresso?
Non mi faccio intimidire. Vado dappertutto e andrò dappertutto. Noi deputati abbiamo oltre che il biglietto aereo gratis anche quello di ingresso in prigione. Chiedo la tutela degli organi parlamentari per esercitare quella che è una prerogativa essenziale del mio mandato di deputato, ed invito tutti i parlamentare ad esercitare questo dovere, senza dover subire continuamente pressioni di qualsiasi genere. Mi permetta, infine, di aggiungere una postilla.

Prego.
Mi ha colpito una paroletta del pezzo dell’Espresso: brogliacci. Che roba è? Visto che mi riguardano, dove si possono consultare o magari comperare?
Twitter: @giardser

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