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«Far pagare l’Imu alle scuole paritarie significa andare contro la Costituzione»

novembre 26, 2012 Francesco Amicone

Intervista al presidente del’Agesc Roberto Gontero. «Invece di svuotare la riforma Berlinguer, bisognerebbe premiare la libertà di scelta.

Con il regolamento del Tesoro sul no-profit, varato da Mario Monti, le scuole paritarie dovranno pagare l’Imu, a meno che non siano gratuite o le loro rette “simboliche”. Dalla riforma Berlinguer del 2000, le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico, suppletivo per i servizi al cittadino dove lo stato italiano ha dimostrato le sue carenze (il 41 per cento delle paritarie sono scuole dell’infanzia), ampliando l’offerta educativa e favorendo la libertà di scelta dei genitori. Il 10 per cento degli alunni italiani studia in una paritaria. «Far pagare l’Imu a una scuola pubblica non statale, considerandola alla stregua di un esercizio commerciale qualunque» avverte Roberto Gontero, presidente dell’Agesc, «significa non soltanto attaccare la libertà di scelta, ma andare contro la legge e contro la Costituzione».

Nel regolamento si fa cenno a una retta simbolica. Che significa?
Il governo ha preso spunto da un documento della Commissione Europea. Ma è una giustificazione. La retta dovrebbe ripagare solo una minima parte del servizio. Sappiamo però che nessun servizio è gratuito, nemmeno quello dello Stato, visto che lo paghiamo con le nostre tasse. Nelle paritarie assisteremo a una lievitazione delle rette. Le scuole che non chiuderanno saranno a disposizione dei più ricchi e gli insegnanti saranno mandati a casa. Non capisco se è questo che vuole il governo.

Cosa significherà questa tassa per i genitori che vorrebbero poter scegliere la scuola per i propri figli?
Che quelli meno abbienti saranno costretti a non scegliere. Sulle famiglie già grava la crisi economica e l’inasprimento dell’imposizione fiscale per colpa del debito dello Stato. Molte non possono permettersi un ulteriore aggravio delle rette.

I detrattori sostengono che le scuole private, anche se con funzione pubblica, devono pagare, come in ogni parte del mondo.
Dunque preferiscono, alla libertà di scelta, una scuola privata per pochi privilegiati? Per chi paga le tasse per l’istruzione dei propri figli, e poi deve pagare le rette per fruire di un servizio pubblico, questo ulteriore accanimento nei confronti delle scuole paritarie, e della libera scelta, avvalora un sentimento di discriminazione. Il governo non ha nemmeno spiegato cosa ha intenzione di fare.

Anche Mario Monti ha studiato in un liceo privato, ora paritario. Tuttavia, i detrattori delle paritarie affermano che le scuole di Stato sono migliori di quelle paritarie.
Questa è una leggenda, e Mario Monti ne è l’esempio. Ci sono moltissimi validi insegnanti nelle scuole paritarie, alcuni dei quali, dopo anni di attesa, hanno persino rinunciato all’immissione in ruolo nello Stato.

È conveniente per lo Stato tassare le paritarie?
Ovviamente no. Grazie alle paritarie lo S tato risparmia 6 miliardi di euro all’anno, stando ai conti del Tesoro e del Miur. Ogni alunno di una scuola paritaria costa dieci volte meno di un alunno nelle statali. Se si volesse davvero risparmiare, si investirebbe sulle paritarie. Se altri studenti delle paritarie si trasferiranno nelle statali, a causa dell’incremento delle rette, i costi per lo Stato aumenterebbero. È questa misura frutto di un appiattimento ideologico che va contro la ragione, contro l’economia, contro il futuro. Per fare un favore alle casse dello Stato e al nostro futuro, invece di svuotare la riforma Berlinguer, bisognerebbe premiare la libertà di scelta.

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