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Famiglie, quando i bagagli sono numerosi la vacanza è più interessante

agosto 19, 2013 Eva Anelli

Diario di una famiglia numerosa che sfida le statistiche e in ferie ci va nonostante la crisi. Per conoscersi, litigare, sopravvivere, vedere qualcosa di bello

Più di “Get Lucky” dei Daft Punk poté solo il solito titolone dei soliti tiggì quanto a tormentone dell’estate: la crisi rovina le vacanze agli italiani. Che, in vacanza, non ci andrebbero più. Soprattutto le cosiddette “famiglie numerose” (leggi: dai due figli in su). Di certo c’è che qualche italiano, magari follemente genitore di prole numerosa, sfida le statistiche di cui sopra e in vacanza ci va. Perché andare in vacanza, soprattutto per una famiglia numerosa (e per la famiglia in generale), è importante. Perché è importante stare un po’ insieme, davvero, quando durante l’anno non se ne ha tempo. Tanto importante che l’italica fantasia s’impegna per aggirare l’eventuale ostacolo economico.

QUEL RAMO DEL LAGO DI COMO. Ad esempio invece che al mare si può andare al lago. Ad esempio in campeggio, che per i bimbi è una vacanza nella vacanza. Date 14 giorni in un camper o in una roulotte o in un bungalow a dei bambini e fuori potrebbe anche diluviare (rischio purtroppo piuttosto alto da quelle parti) e loro sarebbero soddisfatti comunque. Se è vero che tocca attrezzarsi per superare i piccoli ma sormontabili disagi che il lago presenta (tirate fuori il tappetino di gommapiuma con cui avete fatto finta di andare a yoga quest’inverno per stendervi sui sassoni della spiaggia; mute e mutine sono consigliabili per evitare l’assideramento che vi ghermirà quando farete amicizia con l’acqua del lago; e le scarpette di plastica vi verranno in aiuto contro i sassi melmosi sul fondo) è vero anche che non tutte le “scomodità” vengono per nuocere se portano a una partecipazione l’uno al tempo dell’altro; a un guardarsi negli occhi, e nei bisogni, che in inverno – per mancanza di tempo e per il fatto che il lavoro occupa buona parte delle nostre preoccupazioni – a volte latitano.

MARE: CROCE E DELIZIA. La vacanza al mare coi bimbi intorno al metro d’altezza è stancante assai. A partire dal pigiamento nel veicolo, oltre ai normali bagagli, di borse adibite a contenere il nécessaire per le lunghe e intense giornate di mare (occhialini, secchielli, creme solari e simili). Depressurizzate l’ansia da viaggio gestendo al meglio l’intrattenimento per i più piccoli, come l’iPad: se è “solo” uno per tutti, creando esso notoriamente dipendenza e manie di possesso, scatenerà liti a non finire tra consanguinei che vi faranno rimpiangere l’immancabile: «Quanto manca?». Per la destinazione, meglio prendere in considerazione soluzioni quali appartamenti in affitto o agriturismi, dove si può risparmiare qualcosina facendo la spesa e cucinando con le proprie manine, e va da sé che sono da preferire le spiagge libere. Il rischio grosso della vacanza al mare, insomma, è che ci siano così tanti particolari cui far fronte (la borsa frigo, i panetti di ghiaccio sintetico per la borsa frigo) da arrivare a scordarsi che la vacanza è fatta anche per far vedere ai figli (e a se stessi) qualcosa di bello. Che non si vedrà più verosimilmente per un anno intero o addirittura mai più. Meglio stare coi figli di fronte a un bel quadro per tre minuti, non di più, in una qualsivoglia chiesetta (che poi in chiesa fa fresco) che aver tutto sotto controllo. Pazienza se avete scordato a casa un bracciolo.

CAMMINATINA? Agli irriducibili della montagna va forse un po’ meglio quanto a valigie: il volume degli ammennicoli del mare non è né uguagliato né superato dal gonfiore di maglioni e giacche a vento. E va anche detto che l’unica vera grande attività da svolgervisi è gratis: camminare. Una volta attrezzati con zaino porta-bimbo; scarpe comode a volontà (e cambio di scarpe comode); creme solari protettive a protezione 1.000; ora che è tutto pronto per camminare, si può… aspettare infinitamente di farlo, dato che i bimbi più “fuori allenamento” potrebbero risultare leggermente riluttanti all’idea di sorbirsi le vostre agognate passeggiate e scegliere una piazzola come sede del loro primo sit-in anti-genitori. Come si trasmette una passione ai figli, ad esempio quella del camminare in montagna? Con un discorso o mostrando loro un volto magari orrendamente sudato, ma anche estremamente lieto dopo aver raggiunto una cima? In vacanza avete tempo per scoprirlo.

SFATIAMO I MITI. Se c’è un mito per gli italiani in fatto di vacanze è quello della Sardegna. Laddove l’intera regione è molto (troppo) spesso identificata con la “sola” (pur bellissima) Costa Smeralda e i suoi eccessi à la Billionaire. Invece, la Sardegna non è poi così inaccessibile, anche con una famiglia numerosa, se si accetta di scendere a qualche (assolutamente abbordabile) compromesso. Da non sottovalutare, ad esempio, l’idea di risparmiare andando in vacanza con un’altra famiglia. Non parenti (anche, se proprio ci tenete): amici. Coi quali dividere l’affitto di una casa altrimenti eccessivo per un solo nucleo familiare. O, nell’alternativa più fortunata, si può ricambiare l’eventuale ospitalità verso generosi amici che hanno casa lì e che vi accolgono col sempre bene accetto “baratto”: tu mi ospiti, io ti riparo quel che c’è di rotto in casa/ti regalo qualcosa di cui la casa ha bisogno. Certo, forse non è immediato pensare di imparare il concetto di “condivisione” durante la “propria” vacanza, con la “propria” famiglia. E invece, a giudicare da chi ha già sperimentato quest’esperienza, è il momento migliore: visto che abbiamo capito che il più grande mito da sfatare più che quello della Sardegna come “vacanza dei ricchi” è quello per cui in vacanza “non si fa niente”, ma è invece il tempo prezioso dell’anno in cui uno (ri)scopre se stesso e la propria famiglia, perché non circondarsi della compagnia (e risparmiare un po’) con qualche buon amico?

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