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Fallimenti e stipendi non pagati. Che succede al volley italiano femminile?

aprile 13, 2013 Emmanuele Michela

Penalizzazioni, retribuzioni non date e atlete sul piede di guerra. La lettera dell’azzurra Paola Croce denuncia la crisi del nostro campionato

Che succede alla pallavolo italiana femminile? È una domanda che si stanno facendo in molti alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi al movimento volleistico di casa nostra. Ed è una domanda che è rimbalzata con maggiore risonanza dopo la lettera di Paola Croce, libero azzurro lo scorso agosto a Londra con la Nazionale, pubblicata domenica 7 aprile dal sito Volleyball.it: l’atleta aveva iniziato la stagione a Modena, dove però aveva lasciato la squadra a seguito delle difficoltà economiche degli emiliani, che avevano portato all’abbandono del campionato. Ma una volta finita ad Urbino, anche qui ha lasciato il club dopo poco più di settanta giorni, sempre per motivi economici: la società marchigiana non è in grado di rispettare gli impegni presi nei pagamenti degli stipendi. «In questa fumosa situazione, qual è a reale direzione presa dal nostro movimento?»,

DUE CLUB FALLITI. Un allarme che di certo non suona esagerato se si pensa ai continui crack economici e successivi forfait delle società pallavolistiche italiane. La Universal Modena infatti non è l’unica ad aver lasciato l’A1: anche alla Icos Crema è toccata la stessa sorte, sempre perché incapace di far fronte alle spese che il campionato porta con sé.
Spostandosi in Piemonte, poi, un punto di penalizzazione è stato dato per inadempienze economiche alla Chieri Torino, società che presto si fonderà con Banca Reale Yoyogurt Giaveno, dove le pallavoliste sono sul piede di guerra per aver ricevuto solo il 30 per cento delle retribuzioni. «Quando ci si incontra tra noi atlete, il primo discorso non riguarda più questioni attinenti al campionato e al nostro rendimento ma verte solo ed esclusivamente su questioni economiche», denuncia ancora la Croce: «Per intenderci le domande che ci facciamo sono inevitabilmente: “Come stai?”, “Ti pagano?”, “Quanti stipendi hai percepito?”».

SPORT POPOLARE. Tutto questo accade in Italia, dove il volley è sport popolare e famoso: certo, da questo punto di vista come ogni altra disciplina sportiva può guardare il calcio a distanza, ma riesce comunque ad avere un seguito ampio, specie quando la Nazionale gioca grandi eventi come Olimpiadi e Mondiali, attraendo l’interesse di tantissimi appassionati, tifosi e non. Ed è uno sport dove le soddisfazioni non sono mai mancate, con tanti titoli vinti in campo continentale ed extra-continentale, sebbene l’Oro a cinque cerchi sia sempre sfuggito.

DI CHI È LA COLPA? Ma i fasti purtroppo sono alle spalle davanti a tutte queste difficoltà, e il trend sembra difficile da invertire. La Lega del volley femminile a febbraio puntava il dito contro il doping amministrativo delle società, colpevoli di presentare carte non in regola ad inizio stagione per poi ritrovarsi in braghe di tela a campionato iniziato.
Qualcuno però accusa Lega e Fipav di aver sopportato fin qui in maniera troppo consenziente, senza essere in grado di far fronte alle continue mancanze dei club. Nel frattempo però i soldi sono sempre di meno, le giocatrici non vengono pagate e uno dei campionati più belli del mondo perde appeal. E serietà.

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2 Commenti

  1. Castigamatti says:

    Peccato, sì tratta di uno sport che ci ha dato molte soddisfazioni, Olimpiadi a parte, dove la nazionale femminile non è mai riuscita ad esprimere tutto il suo potenziale

  2. giuliano says:

    io ho vissuto il periodo lavorativo tra 1970-2000 e ricordo che nella mia ditta solo tra 1970-1990 si faceva in media 5 giorni di sciopero al mese (in periodo di boom economico) per motivi non legati al contratto di lavoro. Ricordo che ai cancelli di entrata vigilava un picchetto targato CGIL-COBAS che si assicurava che nessun “crumiro” entrasse al lavoro. Molte ditte chiusero a causa di ciò
    Successivamente fecero irruzione i magistrati di mani pulite finirono di rovinare le aziende e i comparti ancora in piedi. Da allora l’Italia non ha piu’ comparto chimico, elettronico, siderurgico, elettrico, macchine utensili. Oggi si termina di abbattere anche il polo dell’acciaio a causa di magistrati ambientalisti. Tutto quanto si trova in vendita, oggi, proviene dall’Asia, perciò la squadra del volley per recriminare uno stipendio si rivolga alla CGIL

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