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«La Fallaci aveva “nostalgia di Dio”. E soffriva perché non riusciva a far comprendere il grave pericolo delle schegge islamiste»

settembre 17, 2014 Chiara Rizzo

A otto anni dalla morte, monsignor Fisichella racconta la sua amicizia con la scrittrice: «La fede era in lei; aveva un grande desiderio di credere. Visse con dolore gli attacchi dopo la pubblicazione della trilogia»

Il 15 settembre di otto anni fa moriva, dopo la lunga lotta contro un tumore («l’alieno» lo chiamava lei), la grande giornalista italiana Oriana Fallaci. Monsignor Rino Fisichella, oggi presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che l’ha conosciuta negli ultimi anni della sua vita e l’ha accompagnata con la sua amicizia sino alla morte, ha consegnato a tempi.it un suo ricordo personale della scrittrice fiorentina.

Monsignor Fisichella, come conobbe Oriana Fallaci?
In modo del tutto casuale. Tutto nacque dopo un’intervista che avevo rilasciato al Corriere della Sera e in cui rispondevo a una domanda su di lei. Così mi scrisse una bella lettera e ci conoscemmo: un rapporto durato sino alla sua morte. Un’amicizia fatta di lettere, di ricordi, di incontri, di lunghe telefonate. E fatta, come due amici qualsiasi, anche di tante confidenze che si possono fare solo all’amico e al sacerdote.

La Fallaci ha incarnato per gran parte della propria vita l’immagine della laicità. Che rapporto aveva con la fede?
Abbiamo avuto modo di parlare a lungo della fede. Oriana Fallaci era stata battezzata e aveva ricevuto la comunione e la cresima. La fede c’era in lei, come un’identità cristiana: un’identità che ha sempre ritrovato, per la cultura e la formazione, in tutto l’Occidente. Oriana, anzi, ha accusato l’Occidente di aver dimenticato questa sua identità religiosa. Ad un primo periodo di fede, quello da bambina, era seguito in lei adulta l’allontanamento, il periodo della non pratica della fede e per molti versi di un “abbandono”. Poi però, come tutti, è arrivato anche per Oriana un terzo momento, quello del desiderio di credere. Per quello che posso dire io, penso proprio che abbia vissuto gli ultimi anni della sua vita con il desiderio di credere, che forse è rimasto tale, un desiderio, ma che è stato molto importante. Per lei è stata una vera “nostalgia di Dio”. Uso il termine non a caso: “nostalgia” indica il dolore per il ritorno. E in Oriana era molto forte il dolore, più che il senso di un ritorno. Il desiderio di Dio in lei provocava infatti un dolore, perché non poteva accogliere sino in fondo la professione della fede.

Nell’immaginario collettivo restano impressi più di tanti altri due libri, quelli nati da due sue esperienze private, Un uomo e Lettera ad un bambino mai nato. La Fallaci ha vissuto da sola gli ultimi anni della sua vita: le confidava qualcosa al riguardo? Provava dei rimpianti?
Mi confidava così tante cose, e mi dava così tanti giudizi sulle persone e non sempre benevoli! In Oriana, negli ultimi anni, c’era in particolare un forte entusiasmo per le sue origini, che poi è sfociato nel suo romanzo postumo, e incompleto, Un Cappello pieno di ciliegie. Secondo me, lì si trova bene l’Oriana che ho conosciuto nell’ultimo tempo della sua vita. Di Lettera ad un bambino mai nato era molto fiera, ne parlava spesso e ricordo che ne regalò una copia quando andò in visita al Pontefice Benedetto XVI, e certo anche di Un uomo era orgogliosa. Ma Oriana emerge molto bene anche in altri libri dove si racconta il suo lavoro da inviata. Lì, ad esempio, si dimostra quanto fosse una combattente. Lei amava essere una combattente. Nell’ultimo libro, a mio avviso, emerge un ultimo pezzo di lei: un profondo senso di appartenenza ad una famiglia, ad una storia, ad un territorio e quindi ad una cultura.

La Fallaci aveva molto sofferto, negli ultimi anni, per le critiche giuntele da ogni parte dopo la pubblicazione della trilogia (La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione e L’apocalisse)?
Sì. Sicuramente fu colpita in maniera viscerale dall’11 settembre 2001. Viveva a New York, sentiva la città come una sua seconda casa, ed era anche orgogliosa di questo e come tale si sentì toccata da quell’evento. Si sentì toccata soprattutto come cittadina del mondo, e da lì emerge la sua rabbia, la sua forza, il suo coraggio di esprimere una ragione senza rincorrere il politically correct. Ma nessuno poteva aspettarsi che una persona con la storia di Oriana non si esprimesse con tutta la forza e la veemenza che la contraddistinguevano. Soffrì molto per gli attacchi che le giunsero, e in particolare perché non riusciva a far comprendere il grave pericolo che veniva da queste “schegge” dell’islam che attentavano alla pace e al sistema internazionale.

C’è qualcosa del pensiero della Fallaci che le ritorna in mente per giudicare quanto sta accadendo oggi, con la minaccia dell’Isis in Siria e Iraq, e Al Qaeda che lancia un appello all’unità con i jihadisti del Califfato?
Senza dubbio c’è stata una dimensione di lungimiranza da parte di Oriana. Ovviamente la “cura” che lei proponeva per la “patologia” non poteva essere accettata in maniera così pacifica da tutti. La terapia che Oriana proponeva era molto radicale e io stesso diverse volte dissentivo dalla sua analisi, e per questo mi sono preso più volte le sue “urlate” e l’accusa di non capire sino in fondo quello che diceva. Non è che non capissi. Il problema era che non condividevo la terapia, ma sulla sua diagnosi c’era piena condivisione. Oriana non era una donna dalle mezze misure e facile al compromesso. Era molto radicale, e su alcuni aspetti in particolare molto combattiva. Davanti ai fenomeni che viviamo oggi penso che Oriana non avrebbe mai accettato la distinzione tra cellule o schegge impazzite e l’islam. Bisogna però anche riconoscere che non si può ammettere una lettura a senso unico nella grande galassia islamica.

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19 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Concordo con Fisichella, anche se è comprensibile che lo shock dell’11 settembre abbia influenzato il giudizio della Fallaci, cittadina newyorkese. Bisogna dare atto alla Fallaci di avere certamente colto il punto quando accusa l’occidente di aver abbandonato le sue radici cristiane, quindi in ultima analisi di non essere più tale.

  2. giuliano scrive:

    il piano che i vermi di sinistra hanno iniziato si sta svolgendo e ampliando giorno per giorno. L’islam sta invadendo il nostro paese e la prossima generazione ne oagherà le conseuenze

  3. Toni scrive:

    La Fallaci nonostante lo shock dell’11 settembre aveva visto giusto su tutta la linea: il pericolo islamico, l’abbandono delle radici cristiane dell’Europa (non certamente compensabile con un ridicolo culto laico a prevalente fine anticattolico), ma anche l’ignavia della classe politica, della cultura e dei giornalisti.
    Su questa cosa ricordo che in uno dei suoi libri racconta dell’omicidio del regista Theo Van Gogh regista che documentava la tratta di schiavizzazione delle donne musulmane (ucciso da 6 colpi di pistola, due coltelli conficcati nel torace, ventre squartato con inserimento di fatwa all’interno contro una amica del regista) ed il civilissimo primo ministro olandese lancia l’appello per evitare che sul movente dell’omicidio di Van Gogh «si giunga a conclusioni affrettate» «Faccio appello a tutti affinché non si traggano conclusioni affrettate» …. per dire in che mani siamo.

  4. Leo scrive:

    La Fallaci soprattutto non comprendeva che dietro l’11 settembre c’era proprio il suo occidente. Lo stesso che negli anni a venire (la Fallaci morì nel 2006) avrebbe causato la distruzione di Iraq ed Afghanistan con centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi ed instabilità permanente nel vicino e medio oriente.

    • Paolo2 scrive:

      Scusa Leo, specifica bene a quale dei 2 filoni ti rifai; quello per cui “l’11 settembre l’Occidente se l’è voluta” o direttamente quello del “le torri gemelle le ha tirate giù Bush”?
      No, giusto per capire a quale categoria di paranoia appartieni.

      • Leo scrive:

        Per paranoia si intende una sindrome persecutoria senza alcun riscontro oggettivo nella realtà. Le incongruenze della versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre 2001 sono supportate viceversa da fatti concreti e verificabili.

        • Leo scrive:

          Mi permetto di fare un esempio di paranoia.
          I tagliagole dell’ISIS sono ampiamente supportati dall’occidente in Siria e sono ora combattuti in Iraq. E’ questo un tipico caso di fenomeno allucinatorio : la stessa persona (che attua gli stessi comportamenti) la vedi come un pericoloso assassino in un luogo ed un benefattore da sostenere in un altro luogo.

          • Andrea UDT scrive:

            Leo, definisci “ampiamente supportati dall’occidente”.

            Qualche stato occidentale li finanzia? (se si nome)
            Qualche stato occidentale li addestra? (se si nome)
            Qualche stato occidentale li arma? (se si nome)
            Qualche stato occidentale li supporta politicamente? (se si nome)

            Per ora supportarli c’è la Russia che blocca qualsiasi via libera a livello ONU mercanteggiando una contropartita in Ucraina.

            Segue la Turchia, che fra l’Isis sanguinario e i peshmerga armati ed addestrati preferisce l’Isis per questioni di politica interna (problema curdo)

            Gli arabi invece fanno gli arabi: li finanziano, li armano, li contrastano, cercano di usarli, si dicono pronti ad allearsi con gli Usa e fanno e dicono tutte queste (e il loro esatto contrario) tutte allo stesso momento.

            • Leo scrive:

              Caro Andrea, potrei dirti di trovare in rete le foto di Mc Cain in compagnia di rappresentanti dell’ISIS, di leggerti gli articoli (documentati) di Thierry Meyssan, Pepe Escobar, Webster Tarpley, Justin Raimondo, Mahdi Darius Nazemroya e tanti altri che ti potranno fornire preziosi informazioni su quello che sta succedendo nel vicino oriente . Oppure leggiti gli articoli dove Snowden spiega come per creare l’ISIS ci si sono messi in tre (CIA, MOSSAD e MI6 britannico).
              Riguardo al lavoro sporco ci pensano i due fidatissimi alleati dell’occidente (Arabia Saudita e Qatar) . Wayne Madsen ti spiegherà come il principe (Bandar bin Sultan ed i suoi metodi) è tornato alla ribalta ripescato dai neocons a cui serve per la loro politica una destabilizzazione medio-orientale permanente (a proposito, hai notato come la democrazia non viene mai esportata in questi due paesi ?)

              • Sebastiano scrive:

                In questo elenco fantasmagorico (e quasi psichedelico-allucinogeno) ti sei dimenticato il personaggio pèiù importante: tuo cugggino.
                A parte gli scherzi, vacci piano, quella è roba pesante.

              • Filippo81 scrive:

                Sono d’accordo Leo.L’occidente “liberaldemocratico” con il supporto dei suoi alleati sceicchi e re del golfo, ha “liberato” la Libia trasformandola in un covo di violenza islamista.Ha “liberato” l’Iraq trasformandolo in un campo di addestramento per terroristi islamici.Ha fallito in Somalia ed Afghanistan, ha creato un’enclave islamista in Europa (Kossovo) e se non fosse stato per il “tiranno “Putin avrebbe messo al potere in Siria i “ribelli moderati”dell’isil.Se in Egitto i Militari non avessero spodestato i FM osannati e sponsorizzati dall’occidente e relativi alleati, avremmo un’altra Nazione trasformata in inferno.In realtà le classi dominanti occidentali si muovono solo per questioni di interesse,le minoranze represse o massacrate non interessano loro.Tra l’altro politici e media occidentali tendono,paradossalmente, a giustificare di fatto l’islamismo con il fatto della “poverta” del mondo islamico (infatti bin laden era nullatenente, cosi come le aristocrazie arabo-islamiche campano grazie alla Caritas locale) o addirittura con il “risentimento” del mondo islamico per il fatto delle Crociate o della fine dell’Impero ottomano, sconfitto militarmente.Ognuno la pensa, giustamente, come vuole, ma il pensiero unico dominante ormai fa acqua da tutte le parti.Distinti saluti

    • Andrea UDT scrive:

      Non capisco questa continua autoflagellazione sull’occidente causa di tutti i mali del mondo. E non la capiva nemmeno la Fallaci.

      Possiamo anche discutere sugli errori di Obama e l’assenza cronica di una politica estera dell’unione europea. Poi, finita l’autoflagellazione, possiamo aggiungere alcune riflessioni:

      1) Obama risponde al suo elettorato e agli interessi del suo paese. 6500 soldati americani sono morti in Iraq. Gli elettori usa stufi di far morire concittadini per popoli che schifano la democrazia e stavano meglio quando stavano peggio (tutto sommato con Saddam crepavano meno Iracheni) hanno votato (due volte) Obama anche per questo ( e non per “supposte” scemenze gayo/massoniche/sioniste come si legge spesso nei commenti).

      2)L’amministrazione Obama si è trovata come controparte la cultura e il mondo islamico. Gente che quando può votare (Egitto) manda al potere figure che fanno le fusa ai fratelli mussulmani. Gente come Al Maliki, a cui frega niente della pacificazione del suo paese e gioca a risiko fra sciiti, sunniti, wahabiti con l’unico intento di restare in sella pure quando il suo stesso governo lo sfiducia.
      Con tale controparte o occupi il loro paese militarmente in pianta stabile, o si scannano e ti scannano. (autobombe, attentati e amenità varie)

      Chi ha distrutto l’Iraq?
      Obama, o la classe “politica” irachena, il tribalismo perenne, le lotte intestine, i capi religiosi che al venerdì fomentano odio e il resto della settimana non proferiscono verbo se cristiani e yazidi rischiano un olocausto?

      E l’afganistan? 15 anni ad addestrarli, 15 a combattere sui monti i talebani (gli americani) e la classe politica afgana infrattata a Kabul a tessere i soliti complotti levantini.

      Ma che k@kkio ci facciamo in Afganistan?
      A fare quello che nemmeno gli afgani vogliono fare?

      Basta con queste fregnacce che è colpa TUTTA dell’occidente.

      E’ la loro cultura, la loro religione che è incapace di produrre benessere, diritto, tolleranza reciproca.

      E’ la loro religione, la loro cultura che fornisce le giustificazioni “etiche e antropologiche” delle quali si abbeverano e per le quali feroci ignoranti “combattono” a suon di rapimenti, stupri e tratta delle schiave.

      L’unica cosa giusta è il loro calendario: sono in ritardo di 700 anni e cercano di portare indietro il calendario anche a casa nostra.

      • Cisco scrive:

        @Andrea UDT
        La colpa dell’Occidente e’ di avere smarrito la propria identità culturale, diventando nichilista e quindi incapace di reagire alla forza di altre culture, principalmente quella islamica. Ci stiamo suicidando perdendo la pace, non la guerra.

  5. beppino scrive:

    Per una combattente é improponibile non avere un nemico. Qui troviamo sia la grandezza che la fragilità della Fallaci.

    • beppe scrive:

      scusa beppino ma non ho capito. il nemico si è presentato e ben evidente. una combattente ( nell’animo) reagisce quando si presenta il nemico e lo riconosce. da PRODI questa reazione non te la potevi aspettare di sicuro: lui col nemico ci va a nozze.

  6. Menelik scrive:

    Leggendo alcuni dei commenti a questo articolo, capisco perché quelli laggiù dell’ISIS sono convinti di avere partita vinta con noi.
    Trovo davvero desolante tutto ciò.

  7. mariobon489 scrive:

    Le presunte colpe dell’occidente, sempre tirate in ballo dai nostrani aspitanti tagliagole, non c’entrano un bel nulla. Se consideriamo la Storia, le Crociate sono degl avvenimenti concentrati in un periodo di circa 2 secoli. Avvenimenti che non sono altro che il legittimo, per il pensiero dell’epoca, desiderio di riconquistare un territorio sotto l’influenza dell’Occidente e conquistato, armi alla mano, dall’avvento dell’islam. Islam che ha sempre operato una politica di conquista, mai pacifica ma sempre violenta, conquista che, codificata dal Corano, si è sempre – e soltanto – arrestata quando l’Occidente ha fatto muro. Hanno conquistato la Spagna intera, dominandola fino a metà del XV secolo, fermandosi soltanto davanti al muro di Poitiers e di Carlo Martello, hanno conquistato i Balcani, Costantinopoli, fermandosi soltanto davanti al muro di Lepanto prima e di Vienna poi. Quello in atto non è che l’ennesimo tentativo dell’Islam di conquistare il mondo occidentale, tentativo al quale dobbiamo opporre ancora una volta un muro. Chi non ricorda la continua pressione dell’Islam sull’area mediterranea, con ricorrenti incursioni sulle nostre coste, ancora per parte del XiX secolo (…mamma li turchi!…..). E pensare che c’è gente, la quale evidentemente ha poca dimestichezza con i libri di storia, che afferma che l’occidente deve chiedere scusa all’Islam per le Crociate!

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