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«L’Europa vuole battere il terrorismo islamico? Appoggi i governi come quelli di Al Sisi e Assad»

gennaio 9, 2015 Redazione

È l’opinione di Eugene Rogan, docente di storia moderna del Medio Oriente a Oxford. «Reagire con l’abuso della forza è il gioco degli estremisti, meglio appoggiare i governi arabi che cercano di reprimerli a casa loro»

attentato-parigi-charlie-hebdo«Quando nel 1991 il politologo americano Samuel Huntington uscì con la definizione di “scontro di civiltà” io fui tra i tanti che lo criticarono. Ma poi fui costretto a ricredermi». È l’ammissione contenuta nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera a Eugene Rogan, americano, professore di Storia moderna del Medio Oriente a Oxford, autore di saggi sul mondo arabo molto apprezzati a livello internazionale. Dopo tutto quello che è accaduto dal 2001 a oggi, dice Rogan al Corriere, è impossibile negare che esista una pericolosa tensione tra due universi diversi. Tuttavia secondo lo storico non è con la forza che l’Occidente riacquisterà la propria sicurezza, bensì sostenendo l’impegno dei governi arabi per tenere a bada gli estremisti islamici. Che non è esattamente la linea scelta da Stati Uniti ed Europa negli ultimi anni.

LA TRAPPOLA DI PARIGI. Con l’ascesa sulla scena internazionale di Al Qaeda e dei suoi succedanei, ormai talmente forti da poter letteralmente dichiarare guerra a intere nazioni (vedi lo Stato islamico in Iraq e Siria o Boko Haram in Nigeria) sono andate «in frantumi le antiche certezze dell’Europa di poter dominare l’islam», osserva Rogan. «Mai dal 1683 la fiducia in noi stessi è stata tanto debole. È la data della vittoria dell’esercito imperiale cristiano contro le truppe ottomane che assediavano Vienna. Segnò l’inizio del senso della supremazia occidentale nei confronti del mondo arabo. Ma le nostre insicurezze sono terribilmente cresciute dopo l’11 settembre 2001. E oggi corriamo il rischio di reagire in modo troppo oltranzista. Se in Europa vincesse la logica dei deboli, che per difendersi abusano della forza, cadremmo nella trappola dei terroristi di Parigi».

AL SISI E ASSAD. Gli autori della strage nella redazione di Charlie Hebdo, esattamente come i kamikaze di Bin Laden che trafissero il cuore dell’America, «vorrebbero appunto estremizzare lo scontro tra Occidente e Islam», spiega il docente di Oxford. Perciò l’Europa deve innanzitutto evitare in ogni modo di «rialzare la tensione criminalizzando tutti i musulmani», poiché questo sarebbe esattamente «il gioco imposto dai terroristi». No quindi al «razzismo xenofobo» e alle «leggi discriminatorie nei confronti dei musulmani». Piuttosto, prosegue Rogan, «l’Europa sostenga i governi arabi. Anche quello egiziano del presidente Al Sisi e lo stesso regime di Bashar Assad, che pure tanti crimini ha commesso in Siria».

«MEGLIO GLI STATI DEI MOVIMENTI». «Dobbiamo evitare il caos dei gruppi radicali che alimentano le utopie del Califfato e la guerra santa qaedista», spiega lo storico. «Gli Stati sono meglio dei movimenti. Non dimentichiamo che nemico numero uno dei terroristi non è l’Occidente, bensì quei governi arabi che cercano di reprimerli a casa loro. In Siria non è possibile cercare una soluzione concreta senza coinvolgere Iran e Russia». I nostri «veri nemici» infatti secondo Rogan sono «le idee radicali, gli estremisti jihadisti, i Talebani, oggi Isis», fenomeni che «accompagnano laceranti tensioni nel mondo islamico» tra sciiti e sunniti. E attenzione, sottolinea il professore oxfordiano, in queste tensioni religiose sarebbe sbagliato schierarsi. La differenza tra gli uni e gli altri per l’Europa «è che gli sciiti sono meno numerosi dei sunniti, per questo sono meno visibili nelle nostre città, ma ciò non significa affatto che siano più moderati». Dunque, conclude Rogan, «l’unica soluzione è dialogare con i moderati, sunniti o sciiti che siano».

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4 Commenti

  1. Filippo81 says:

    Questo è quello che infatti pensano tutti gli Europei di buon senso.Il problema è che,invece, per le nostre elites politiche e finanziarie Assad è un mostro (perche non si adegua al Pensiero Unico) e Al Sisi è al fondo un “golpista” che non ha rispettato “la legittima volontà del popolo Egiziano ” spodestando i “democraticissimi” fratelli mussulmani sponsorizzati da Occidente, Turchia, Qatar,ecc.

  2. rosso porpora says:

    Non condivido appieno l’analisi: l’Egitto è un conto la siria un’altro. È stato senz’altro un errore apppggiare le primavere arabe senza un reale impegno sul campo. Gli alleati, americani in testa, dovettero sbarcare in Europa per liberarci. I soli bombardamentinon sarebbero bastati. senza un diretto impegno militare sul terreno occorre trovare interlocutori validi prima di appoggiare presunte rivoluzioni democratiche che tali non diventano
    Dopo gheddafi, chi? Dopo assad,chi? Dopo saddam, chi? Dopo mubarak, chi? Continuiamo?

  3. Cisco says:

    Certo, fidarsi degli stati e’ meglio che fidarsi dei movimenti (talebani vs URSS docet): il problema è non armare fino ai denti i regimi oggi alleati, che un domani potrebbero non esserlo più. Su Assad la questione e’ complessa per gli USA: in teoria dovrebbero allearsi con lui, ma Israele e Arabia Saudita non sono propriamente della stesa opinione. E sono alleati degli USA.

    • Raider says:

      Sono le complicazioni della diplomazia e politica estera, su cui i complottisti fabbricano teorie allucinanti. Non prestiamogli attenzione, vediamo i problemi nella loro connessiioni, intrecci e contraddittorietà reali.

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