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Euro 2004. Nessuno avrebbe mai scommesso sulla Grecia (tranne Emilio Fede)

maggio 24, 2012 Emmanuele Michela

Poca classe e tanta umiltà: la ricetta di Otto Rehhagel porta la Grecia sul tetto del vecchio continente, in uno tra gli Europei più imprevedibili, facendo fuori Portogallo, Francia e Spagna.

Continua la serie dedicata alle grandi partite che hanno fatto la storia degli Europei di calcio. Dopo Italia-Olanda 2000, ecco il racconto di un altro incredibile match.

Giannakopulos, Zagorakis, Charisteas… Nomi che suonavano gravi ai timpani raffinati del calcio Europeo, estasiati dalle giocate del giovanissimo Cristiano Ronaldo, dal talento senza scadenza dell’eterno Zidane, dall’astro nascente Rooney, o dalla marea di gol di Raul Gonzales Blanco. Dovevano essere gli Europei di questi campioni, o almeno ci si aspettava che sarebbe stato uno di loro ad alzare la Coppa nel cielo di Portogallo, in questa torrida estate del 2004. Invece la piccola nazionale greca ha stupito tutti, arrivando a conquistare un titolo su cui, a inizio competizione, nessuno avrebbe puntato (o meglio, uno che lo fece ci fu: fu Emilio Fede, grande amante delle scommesse, che dopo la vittoria finale degli ellenici celebrò il suo temerario azzardo nel corso di una puntata del suo Tg).

È stata la vittoria più assurda in questa competizione, la più imprevedibile. Ma che l’undici allenato da Otto Rehhagel fosse capace di lasciare tutti a bocca aperta, è stato evidente fin dal primo match: ci pensava Karagounis (sì, proprio lui, ricordato dai tifosi interisti più per la sua bella faccia “rassicurante” che per le prestazioni in campo) a rovinare la festa d’apertura del Portogallo, e a dare inizio a una cavalcata che arriverà fino alla finale. Sembra di leggere un poema mitologico, dove all’abilità e al coraggio dei greci si somma l’intervento della dea Tyché, grazie alla quale gli eroi attici riescono a sconfiggere eserciti temibili come quello spagnolo (fermato su un 1-1 che condannò gli iberici all’eliminazione dal girone), quello francese (battuto 1-0 di rapina in un appassionante quarto di finale) e la furia ceca di Baros e compagni, stesi da un’incornata di Traianos Dellas (altro ex-italiano, poco rimpianto dalle parti di Roma e Perugia dove giocò) al termine di una semifinale dominata dagli uomini di Bruckner fin dal primo minuto.

E la dea della Fortuna è scesa in campo anche il giorno della finale, il 4 luglio all’Estádio da Luz di Lisbona, quando sulla strada degli eroi greci c’erano ancora i portoghesi. I padroni di casa sono strafavoriti: hanno eliminato l’Olanda e l’Inghilterra, e tutto lo stadio è con loro. In più, c’è la statistica: non è mai successo che una squadra organizzatrice di un Europeo perdesse la competizione una volta arrivata in finale. Ma in campo ogni pronostico viene ribaltato: il match è molto tattico, combattuto più in mezzo al campo che nelle aree di rigore, tra due squadre troppo impaurite l’una dall’altra. Le occasioni sono poche. Ma al 57′ Basinas batte un corner sul primo palo: Ricardo accenna l’uscita, ma rimane beffato dall’ottimo taglio di Charisteas, che anticipa Costinha e insacca l’incredibile 1-0. Gli ultimi trenta minuti dicono poco: al termine del match, tra le lacrime di Cristiano Ronaldo e compagni, ad alzare la Coppa è Theo Zagorakis, un perfetto sconosciuto, che peraltro verrà addirittura nominato (forse affrettatamente) miglior giocatore del torneo. Anche il capitano greco verrà a giocare in Italia, in forza al Bologna. Pareva l’acquisto dell’anno, invece si rivelerà un vero bidone, e al termine di quella stagione i felsinei retrocederanno in Serie B.

Come lui, tanti protagonisti di questo successo andranno incontro ad annate agrodolci: Vryzas, Dellas, Seitaridis, Nikolaidis, Charisteas… Nessuno riuscì mai a decollare a tutti gli effetti. Ma la vittoria di quella squadra rimarrà eterna. Un gruppo ben organizzato che riuscì a mettere ai suoi piedi tutta l’Europa. Con una grande mano dalla dea Tyché.

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