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L’estremismo islamico è il «vero nemico dell’umanità». Bisogna dirlo, come insegnano i missionari (non c’è dialogo senza verità)

settembre 5, 2014 Piero Gheddo

Le prime vittime sono i musulmani. Se i circa trenta paesi a maggioranza islamica non si sviluppano è perché sono bloccati da questa ideologia disumana

siria-isil-raqqa-crocifissione2Con questo titolo, “Il vero nemico dell’umanità”, domenica 31 agosto mons. Bruno Forte, nella prima pagina de Il Sole 24 ore ha lanciato un forte grido d’allarme sul diffondersi dell’estremismo islamico, che questa volta si presenta col nome di “Califfato”. Prima c’erano i Fratelli Musulmani, i Talebani, Al Qaeda, Boko Haram e tanti altri locali, che continuano a vivere e soffiare sul fuoco. La sostanza è sempre la stessa: c’è un nemico mortale dell’uomo (anzi, “il vero nemico”) che si aggira per il mondo e noi italiani non ne abbiamo ancora preso vera coscienza. Non è solo anti-cristiano e anti-occidentale, ma contro l’umanità intera, contro gli stessi musulmani, pur ispirandosi all’islam “puro e duro” e alla storia islamica: è l’estremismo radicale, il terrorismo, la “guerra santa”.

Mons. Forte scrive: «Minimizzare la gravità della situazione sarebbe da irresponsabili. Ridurre i problemi a semplici conflitti locali non ha fondamento nella realtà. La verità è che il nuovo nemico dell’umanità è più che mai il fondamentalismo, che non va assolutamente confuso con le forme dell’Islam autentico e con le aspirazioni alla pace e alla giustizia che pervadono il cuore e l’impegno di tanti musulmani». L’arcivescovo di Chieti-Vasto richiama le parole di Papa Francesco con i giornalisti, sull’aereo da Seul a Roma: «Ha parlato della situazione irachena e della necessità di fermare l’aggressore ingiusto con un impegno multilaterale promosso dall’Onu». Il Pontefice ha denunciato la «crudeltà inaudita» dei mezzi bellici non convenzionali e della tortura, impiegati dai jihadisti, constatando: «Siamo nella Terza guerra mondiale, ma a pezzi».

Poi ha spiegato i caratteri assolutamente disumani delle ideologie fondamentaliste, «partendo da un’affermazione di Gesù quando rimprovera l’ipocrisia degli scribi e dei farisei che si ferma all’esteriorità, trasgredendo le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà (Mt 23,23). Queste le tre idee chiave che il fondamentalismo snatura, fino a rovesciarle nel loro contrario, idee su cui occorre convergere per opporre alla barbarie e alla violenza cieca un impegno autentico al servizio della pace per tutti».

Ho parlato dell’articolo di Forte con due missionari del Pime, uno nel Nord Camerun (ai confini con la Nigeria) e l’altro a Zamboanga nell’isola di Mindanao nelle Filippine, cioè in luoghi direttamente minacciati da questo “vero nemico dell’uomo”. Uno mi ha detto: «Sono cose che noi diciamo almeno da dieci anni». E l’altro: «Ho fatto un po’ di vacanza e di cure e adesso ritorno a casa (ha detto davvero così perché quello è ormai il suo popolo, ndr), ma mi pare che per voi italiani questo non avete coscienza di questo islam radicale che minaccia tutti». In Italia c’è qualche difficoltà a chiamare con il loro nome i massacri sistematici che avvengono nei territori controllati dal Califfato.

Il card. Kurt Koch, parlando del Califfato e del terrorismo islamico, ha scritto sull’Osservatore Romano: «Non si capisce perché alcune cose vengano chiamate Shoah e per questo non venga usato lo stesso termine, che dice di una spaventosa e dissennata ideologica violenza contro l’altro, semplicemente perché ha una posizione religiosa diversa dalla propria». Con il termine Olocausto si indica il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e, per estensione, lo sterminio nazista di tutte le categorie ritenute “indesiderabili”, che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni. L’Olocausto, in quanto genocidio degli ebrei e identificato con il termine Shoah (“catastrofe”, “distruzione”), fu lo sterminio di circa i due terzi degli ebrei d’Europa, fra i 5 e i 6 milioni di ogni sesso ed età. Nell’informare, denunziare e protestare per i massacri compiuti dai criminali del Califfato vestiti di nero e incappucciati si usano termini meno tragici e decisivi, per una condanna senza se e senza ma.

Ma il problema non sono le parole e anche le firme di condanna fatte da rappresentanti dell’islam in Italia. Loro fanno quel che possono, sapendo bene che se vanno oltre rischiano la vita. Il problema, al nostro livello di cristiani che considerano i musulmani in Italia fratelli e sorelle da aiutare, è il “dialogo”, parola magica che la Chiesa post-conciliare ha accolto e praticato in ogni paese; anche in Italia, la maggioranza delle diocesi e parrocchie hanno i loro gruppi di dialogo con i fedeli dell’islam. È una buona premessa, accompagnata dall’aiuto concreto per le loro necessità, per una vicendevole comprensione e integrazione. Il vero problema è di capire bene che il dialogo senza la verità e il coraggio di dire la verità, non è più un dialogo, ma un compromesso e una connivenza.

Perché dico questo? Perché siamo tutti convinti che la guerra contro l’estremismo islamico violento peggiora le situazioni e che il radicalismo danneggia anzitutto i popoli stessi che credono nel Corano. Le prime vittime sono loro. Se i circa trenta paesi a maggioranza islamica non si sviluppano è perché sono bloccati da questa ideologia disumana, che usa violenza anzitutto contro i musulmani stessi, toglie loro la libertà di ragionare e di decidere, tiene le donne in posizione di perenne inferiorità e usa le immense ricchezze del petrolio non a favore dei popoli stessi, ma per continuare a diffondersi e blindare le catene di una schiavitù di cui non si vede la fine.

Mons. Bruno Forte si augura, come rimedio, «una presa di posizione interreligiosa, più che mai necessaria, di denunzia ferma e senza appello all’integralismo fondamentalista». Ottimo, ma tutto questo bisogna portarlo alla base, con un autentico dialogo fra cristiani e musulmani, che possa essere utile ad ambedue i popoli e alla comune ricerca di pacifica convivenza fondata sulla verità, la giustizia e l’amore, cioè l’aiuto, la solidarietà.

tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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4 Commenti

  1. Laura scrive:

    Nel Corano ci sono parole di pace e misericordia e parola terribili di guerra.
    I musulmani non si stupiscono di queste contraddizioni perché credono che Dio possa cambiare idea, essendo qualcosa di assolutamente diverso da quello che è l’ uomo e quindi inconoscibile.
    In teorie le sure più recenti dovrebbero annullare le sure precedenti con significato contrario, ma di fatto nessuno ha mai annullato nulla nel Corano perché nessuno ha l’autorità per farlo.
    Così si può dire che sono veri musulmani i pacifisti e sono veri musulmani gli integralisti.
    Questo, a mio avviso, rende ancora più complessa la situazione, più drammatica e più priva di sbocchi.

  2. Antonio scrive:

    e l’immigrazione è l’autostrada per portare queste orde straccione, violente e pretenziose (e coccolarle,sovvenzionarle, mantenerle pure…) nel cuore dei loro bersagli. Il buonismo immigrazionista, ma solo per immigrati di infimo livello mi raccomando, sarà la rovina dell’UE.

  3. Antonietta scrive:

    Il primo a minimizzare il problema mi sembra che sia proprio Mons. Forte, quando ipotizza un islam moderato e uno estremista.
    Perfino l’arcivescovo di Mosul ha recentemente affermato, infatti, che il Califfato rappresenta il “vero islam”, di fatto negando quindi la differenziazione (coniata da noi occidentali) tra moderati e integralisti.
    Non esistono musulmani estremisti e moderati, bensì esistono musulmani osservanti e non osservanti.
    Come disse Mons. Babini, “Non ho paura di Bin Laden, ho paura del Corano”.

  4. Tito Rabini scrive:

    Non mi sembra corretto e completo. L’islam prima di essere una religione è una dittatura politica assoluta che non richiede un convincimento (sei musulmano perché generato da padre islamico) . Nel Corano è scritto che gli infedeli devono essere ammazzati o comunque essere assoggettati agli islamici ai quali devono pagare una tassa in ginocchio perché in tal modo riconoscano la loro superiorità. Mi sembra fuorviante parlare di islamismo autentico e di quello estremista perché coincidono fin dall’origine quando lo stesso Maometto invadeva militarmente e decapitava quelli che non si convertivano.

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