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Crisi demografica, non basta avere i soldi per voler fare i figli. I casi emblematici di Francia e Germania

marzo 19, 2014 Leone Grotti

Entrambi i paesi europei investono il 5 per cento del Pil in politiche familiari. Eppure in Germania il tasso di fecondità è inferiore agli 1,4 figli per donna. Intervista a Roberto Volpi: «Il problema è culturale»

«La crisi non intacca la straordinaria natalità francese»: così Le Figaro titola un’intervista a Gilles Pison, direttore dell’Istituto nazionale di studi demografici (Ined), che sottolinea come in Francia il numero di figli per donna sia rimasto quasi costante intorno ai 2 fin dal 1973, mentre nel resto dell’Europa la media è di 1,5-1,6. «In realtà non c’è niente di straordinario, è la soglia della sopravvivenza», commenta i numeri della ricerca a tempi.it Roberto Volpi, statistico ed esperto di politiche demografiche.

Perché non si tratta di numeri “straordinari”?
Noi siamo abituati a tassi così bassi di fecondità che ci sembra alto quello francese, che nel 2013 è stato di 1,97 figli per donna, quindi non siamo neanche alla soglia di sostituzione che consente una popolazione stabile, cioè 2,1 figli per donna. Certo, quello italiano è inferiore all’1,4 e la media europea non supera gli 1,5-1,6, ma 2 resta un tasso basso, perché in Italia fino agli anni Settanta eravamo a 2,5 figli per donna.

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Secondo lo studio, la Francia spende il 5 per cento del suo Pil in politiche di sostegno alla natalità.
La Francia ha “tenuto” più degli altri paesi europei perché in passato ha avuto una fortissima flessione della natalità: negli anni Cinquanta era un paese in decadenza demografica, con molti meno abitanti di Italia e Gran Bretagna, mentre ora siamo alla pari. Così Parigi ha sperimentato per prima politiche di sostegno alla natalità, che durano tuttora.

Come si spiega allora che la Germania, investendo cifre molto simili alla Francia in politiche familiari, si trovi in forte declino demografico?
Questo è un grande interrogativo che il pensiero sociologico e demografico dovrebbe porsi. In teoria, la Germania dovrebbe essere la nazione con i più alti tassi di natalità e fecondità. Ma non è così. Secondo il pensiero demografico, questi tassi sono ancorati alle condizioni materiali: cioè l’economia, il lavoro, le prospettive di occupazione, i livelli delle retribuzioni. Eppure la Germania, che oggi è un gigante economico, resta un nano demografico. La verità è che la demografia non ne azzecca una da tempo.

europa-demografia-tempi-copertinaCome mai?
Perché sbaglia teoria di fondo e noi in Italia l’abbiamo scoperto tempo fa guardando al caso dell’Emilia-Romagna degli anni Settanta-Ottanta. Fino alla metà degli anni Novanta era la regione più prospera in Italia, con servizi all’infanzia formidabili che tutti dall’estero venivano a studiare. Eppure in quel periodo in media le donne avevano 0,9 figli a testa, cioè un tasso da annullamento della popolazione nel giro di 50 anni. È chiaro che i parametri economico-materiali non sono tutto.

Se in Francia il numero di figli per donna è più alto rispetto alla Germania, secondo lo studio di Ined, è perché per le donne non è più un tabù tornare presto al lavoro dopo aver fatto un figlio.
Questo credo che sia falso. L’occupazione femminile in Francia è dieci volte inferiore rispetto alla Germania: è appena sopra la media europea. A Parigi, molto più che a Berlino, le donne scelgono di stare a casa. Certo noi siamo messi peggio di entrambi ma il motivo principale non è questo.

Come si spiega allora la differenza nei tassi di fecondità e natalità?
Quando ci sono una forte tenuta economica e grandi prospettive, quando non ci sono preoccupazioni, spesso non si vive pensando alla famiglia o ai figli ma a se stessi. I figli vengono sostituiti dai viaggi, dalla vita di relazione, che si fa più edonistica. Si cerca di realizzare sé in quanto individuo, a prescindere dalla famiglia. Era il caso dell’Emilia ed è oggi il caso della Germania, che non ha voglia di fare figli.

Il problema quindi è culturale?
Sicuramente, culturale e ideale. Un fattore che pesa è l’appeal in sé e per sé della famiglia, che oggi è basso per diversi motivi: dall’istruzione universitaria a livello di massa che va avanti fino a 27 anni al pensiero che per mettere su famiglia bisogna già avere tutto. Così non ci si sposa più.

I 10 miliardi che Renzi ha promesso a 10 milioni di italiani aiuteranno la famiglia e la ripresa demografica?
No. La misura con più riflessi immediati sarebbe quella del sostegno attraverso l’innalzamento degli assegni familiari. Non serve una riduzione dell’Irpef ma un aumento di reddito calibrato sul numero dei figli. Certo, può essere un’arma a doppio taglio perché in Francia queste misure trattengono le donne dal cercare un lavoro. Quello però che bisogna evitare oggi è il figlio unico, perché così la società non regge. Bisognerebbe quindi aumentare sensibilmente i contributi per il secondo figlio.

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37 Commenti

  1. filomena scrive:

    Questa intervista è allucinante, emerge una idea di società in cui viene annullato il valore della persona e le aspirazioni individuali (in particolare quelle delle donne), a tutto vantaggio della famiglia che non costituisce come dovrebbe il nucleo più elementare della società dove la persona si riconosce, ma una entità che ingloba in se gli individui che la compongono spersonalizzandoli.

    • giovanni scrive:

      Filomena il tuo ragionamento parte da un dato sbagliato ossia che la persona è relazione e non chiusura in se stesso. Inoltre il tuo punto di vista è viziato da un pregiudizio culturale che vede il ruolo di madre come un atto di sottomissione della donna. La tua è una chiara visione sessantottina/nichilista in cui la famiglia è una sovrastruttura borghese e come tale da combattere.
      L’articolo è lapalissiano, una società per perpetuarsi ha bisogno di individui. Se non vi sono nascite si muore.
      Le alte sfere dominante lo sanno infatti compensano la bassa natalità con un distorto uso dell’immigrazione

      • filomena scrive:

        Certo che la persona è relazione ma le relazioni si scelgono non possono essere imposte.
        Per rispondere poi a Lela, non ti sei mai chiesta che forse qualcuno può avere una visione diversa dalla tua e non per questo avere dei problemi?
        Ti assicuro che io ho un passato normalissimo solo che della mia vita decido io.

        • Lela scrive:

          D’accordissimo, non c’è niente di male a mio parere nel non volere una famiglia perchè si vuole fare altro nella vita. Ma da qui a dire che parlare di un problema oggettivo di denatalità equivalga a calpestare l’identità delle persone ne passa! Nessuno ti impone di fare dei figli, Filomena, ma non vedo perchè non aiutare chi vuole farne. Poi mi chiedo, se hai un passato familiare positivo, perchè la famiglia sarebbe “una entità che ingloba in se gli individui che la compongono spersonalizzandoli”?

          • filomena scrive:

            Lela,
            Scusami ma io non ho detto che non voglio una famiglia, ho detto che non voglio il tipo di famiglia intenso come l’ho descritto sopra e che sta alla base del ragionamento dell’intervista.
            Poi nulla contro chi vive così la famiglia ma da questo a dire che deve essere necessariamente l’esempio da seguire a livello nazionale per risolvere la denatalitá ci corre. Personalmente nella mia famiglia ognuno è sempre stato libero di esprimere la propria personalità al di fuori dei ruoli stereotipati previsti in quella tradizionale ma purtroppo questa almeno fino a qualche decennio fa non era la regola. Quando allora sento riproporre questo schema esprimo semplicemente la mia opinione.

        • giovanni scrive:

          Ovvio nessun ti obbliga ad avere relazioni, né imposizioni di alcun genere. “La mia vita la decido io” questa frase ricorre ed è superflua, nessuno ti obbliga a fare o creare una famiglia. Un altro conto è discutere se la famiglia abbia un valore o meno. Un’altro conto poi è discutere di una società composta di individui dediti solo ad un piacere edonistico, una società sterile è destinata a morire. E’ un dato di fatto, economico oserei dire.Legittimo che a te non interessi.Il potere che spinge all’individuo piuttosto che alla persona surroga tutto questo con l’immigrazione e con le tecniche in provetta. Vi è libertà certo ma anche responsabilità

    • Lela scrive:

      Ma a te non passa mai per la testa che ci siano persone che come “aspirazione individuale” hanno avere una famiglia con tanti figli e che questa cosa gli viene impedita? E comunque mi dispiace per la tua evidentemente drammatica esperienza familiare, altrimenti non si spiegano le tue ultime parole.

      • Laura scrive:

        I figli sono un grande dono, anche se ti fanno sudare sette camicie, e non riducono affatto il valore di una persona e il desiderio di realizzazione personale.
        Con un po’ di acrobazie ce la si fa.
        Certo che se lo stato aiutasse un po’, invece di creare continui ostacoli, non sarebbe male.

  2. mike scrive:

    infatti non basta avere i soldi, ma occorre anche volere una famiglia. tra le altre cose oggi c’è l’ideale del divertimento congiunto all’aborto.
    intreressante poi il testo di Volpi “la fine della famiglia”, perlomeno per dove sono arrivato a leggerlo. in particolare colpisce la frase sul retro copertina: “numericamente parlando hanno vinto i celibi e le nubili, i trentenni che vivono ancora in famiglia, le famiglie di una sola persona e quelle senza figli. rovesciate i soggetti e troverete gli sconfitti”. 2 osservazioni: – il Volpi pare far intendere che tutto sia frutto di mutamenti sociali indotti. – io sono single ma non sono uno dei vincitori; infatti credo ci siano molti single come me non per scelta ma perché il sesso opposto non si sa che vuole, e se poi al sesso opposto piace il sesso opposto.

  3. Eloisa scrive:

    Quindi che vorreste fare? Rendere le persone comuni ancora più povere (ancora di quanto già non si stiano impoverendo) per fare in modo che non potendosi più permettere di coltivare nessuno svago e nessun interesse personale, non abbiano altro modo di sfuggire alla noia che mettersi a figliare a ripetizione?
    Io non voglio figli e non ne vorrei neppure se fossi povera, anzi in quel caso mi darei alla vita ascetica, approfitterei della povertà per liberare la mia anima da qualsiasi vincolo materiale (anche da quelli che fa comodo all’egoismo di specie – di cui si fa portatrice la classe dominatrice- conservare, come i vincoli sessuali e riproduttivi) , non mi metterei certo ad aggravare la mia situazione prolificando e funestandomi con l’ulteriore fardello materiale della prole.
    Però dalla vostra avete che la saggezza non alberga comunemente nelle menti umane.
    Lo dimostrano per esempio paesi come il Bangladesh dove a causa dell’elevata natalità c’è una superdisponibilità di manodopera tale che i lavoratori possono essere utilizzati presocché gratuitamente e il fattore lavoro è tanto abbondante che se muore qualche migliaio di operai nessuno se ne fa un problema eppure le donne continuano a riprodursi e qualcuna si dispiace pure di aver perso l’embrione che aveva in grembo.

    • Carlo scrive:

      La poverta` economica non e` niente in paragone alla poverta` umana di chi pensa ai bambini come a un “fardello materiale.”

      • Eloisa scrive:

        Evidentemente tu non sai cosa significa allevare bambini e in condizioni di povertà. I bambini non sono eterei, sono fatti di materia come tutto il resto e gravano al 100% sulle energie e sul corpo di chi li deve supportare, basti pensare alle donne primitive che avevano sempre un neonato appeso al collo e dovevano percorrere chilometri con un carico di 4-6 kg addosso per andare a prendere l’acqua o cercare vegetai e piccoli animali. basta,del resto, pensare anche a quanto sia diffuso l’infanticidio nelle società primitive. evidentemente solo nella testa di alcuni politicanti che hanno mai lavorato realmente in vita loro i bambini sono lievi e fonte di pure gioie.

        • Carlo scrive:

          Hai letto l’articolo? Dice che piu` la gente e` ricca meno figli ha…

          • Eloisa scrive:

            Perché chi è ricco ha tempo per pensare, per la filosofia, nei paesi poveri le ragazzine iniziano a fogliare prima ancora di aver terminato l’istruzione di base, se mai frequentano la scuola e si fanno tanti figli perché li si può mandare a lavorare per aumentare gli introiti della famiglia cosa che negli anni 40-50 accadeva ancora anche in Europa. Le persone quando hanno libertà e possibilità di scelta ragionata naturalmente preferiscono riprodursi poco perché la riproduzione non è un fatto così lieve e piacevole.

            • Carlo scrive:

              Parla per te. Avere bambini e` certamente una delle cose piu` grandi e commoventi della vita, per chi l’ha provato.

              • Mirella scrive:

                C’è chi l’ha provato e si è disfata del figlio con l’interruzione volontaria di gravidanza, appunto perché benestante e quindi per nulla intenzionata a sacrificare la sua vita ed i suoi comodi (per tacere del diventare una botte di lardo, detto papale papale).
                Le garantisco che in un figlio che non si vuole non c’è nulla di commovente ma unicamente due sbuffi: uno di seccatura allo scoprire di essere incinta e uno di sollievo allo sbarazzarsene.
                E non mi interessa minimamente di essere “umanamente povera”, reputo più interessanti e meritevoli le ricchezze della vita, della carriera e del fare le proprie scelte senza zavorre (“fardello” è troppo leggero come termine e non da’ l’idea esatta).

                Condivido il pensiero di Eloisa, aggiungendovi unicamente una considerazione, riguardante i lavoratori del Bangladesh ma che è valida per tutto il mondo: si disprezza e deprezza tutto ciò che esiste “in eccesso”. In campagna sono gli animali da cibo (vedi strage di agnellini per Pasqua), in città sono gli animali domestici e nelle nazioni iperprolifiche sono le persone.
                Detto questo: vogliono prolificare? Benissimo, ci diano dentro e facciano 10 figli per ogni donna, che problema c’è? Basta che poi non vengano a rompere i cabasisi a noi con richieste di asilo ed aiuto… avete voluto la bicicletta, pedalate.
                Tutt’al più possiamo regalarvi un tandem a (n) posti per pedalare con i vostri rampolli.

                • Eloisa scrive:

                  <>
                  Ti quoto in pieno Mirella. Non tutti sono “bambinofili”, a me i bambini non piacciono e me ne strafrego dei loro sorrisi e di tutte quelle altre scempiaggini che i natalisti raccontano per spingere la povera gente ad addossarsi un fardello più pesante delle loro forze. Quanto all’aborto, infatti, per è un mezzo estremo, assolutamente non lo userei mai come mezzo ordinario di prevenzione delle nascite, ma proprio perché provo uno schifo assoluto per la gravidanza, non resisterei ad essere incinta neppure per poche settimane, quelle settimane sarebbero un incubo.

                  E poi, come ho scritto in un altro post, sotto un altro articolo, in Italia e in Europa non esiste alcuna crisi demografica. L’Italia non è spopolata, ha una densità demografica altissima, inoltre,in Italia non manca fattore lavoro, tanto che il tasso di disoccupazione è al 12%, quella giovanile al 40% (quest’ultimo dato significa che il nostro sistema produttivo non ha affatto bisogno di più giovani fra i 16 -24 anni, non sa che farsene, non li può assorbire). L’unico effetto di un aumento della popolazione sotto i 16 anni sarebbe un incremento per spese assistenziali e sanitarie e, nel lungo periodo, un ulteriore aumento della disoccupazione e deprezzamento del costo del lavoro (vantaggio forse per le imprese, ma non per i lavoratori, come mostrano casi tipo Bangladesh).

                  • Carlo scrive:

                    Beh, direi che questi ultimi due commenti confermano perfettamente la mia impressione iniziale!

                    • Eloisa scrive:

                      Se analizzare correttamente i dati macroeconomici e le statistiche demografiche significa essere umanamente poveri, ben venga la povertà umana! Sono felice di essere umanamente povera, se ciò significa che invece di fare un figlio ho preferito prendermi un dottorato di ricerca e due lauree e adesso di continuare a studiare. Sono felice di essere umanamente povera, se invece di cambiare pannolini e trasportare passeggini mi piace girare libera con la mia macchina fotografica attraverso le bellezze naturali e i siti archeologici. Se tutta la notte preferisco stare sveglia per leggere un libro o guardare un film che mi avvincono piuttosto che per sedare il pianto isterico di un neonato.

                    • Laura scrive:

                      Carlo, ma azichè fare il superiore, perchè non argomenta quello che dicono Mirella ed Eloisa?

                      secondo lei è falso dire che l?italia è sovrappopolata?
                      che il mondo con sempre più gente vedrà un aumento della disoccupazione?

                      E secondo lei una donna che non vuole figli perchè preferisce fare altro, è un mostro?
                      Ma scusi, quante mamme e quanti papà ci sono che sarebbe stato meglio se si fossero astenuti dall’avere figli? E quante persone splendide che non hanno voluto figli (Non hanno voluto, non “non hanno potuto”).

                • Carlo scrive:

                  Ma cosa ha provato scusi? Ad abortire per paura di ingrassare? Un bell’esperimento…

                  • Carlo scrive:

                    Eloisa:

                    le due lauree e il dottorato di ricerca ce li ho anch’io. Pero` ho anche l’amore dei miei figli.

                    E i neonati non piangono istericamente. La maggior parte del tempo sono carinissimi e pure sorridono!

              • Laura scrive:

                Guarda caso sei un uomo. Hai portato tu tuo figlio in grembo?perso il lavoro perchè hai avuto un figlio? ingrassata a dismisura? andato in giro con gente che ti rompe perchè “quando lo fai il secondo?” (manco fossi una mucca,e manco fosse obbligatorio dico io!! Se la mia vita sto bene con 1 figlio chi sono gli altri per giudicare?? ah ecco,se ne fai 1 è perchè sei edonista! se non ne fai,hai un passato doloroso…).
                non prendiamoci in giro!
                è pieno zeppo in giro di uomini che fino alla soglia dei 30/40 vanno a donne e poi “mettono la testa a posto” perchè “i figli ci vogliono”,
                salvo però lasciare tutto il peso della cura dei figli e il non-appagamento lavorativo sulla donna,
                mentre loro riprendono ben presto con le amanti l vecchia vita…

                E’ pieno di ipocrito che poi ti dicono “fare figli è bello” ” i figli sono un dono”, ma fanno corna e vivono da maschilisti.

                Io di figli con uomini così, che “stanchi” e saturi ormai di farsi le altre e di ubriacarsi o saturi di viaggi del sesso in Estonia o dove cavolo vogliono,
                allora scelgono me perchè “i figli ci vogliono” e io sono una tipa tranquilla (ebbene sì),
                non ne voglio.

    • mike scrive:

      ma ci pensi a ciò che scrivi? hai la testa piena di opinioni errate, diffuse dai mezzi di comunicazione. le solite cose che si sentono da almeno 20 anni o pure prima. ti sintetizzo la questione: vogliono cancellare il cristianesimo dalla terra. il modo? far fare meno figli all’occidente (facendo pensare ad altro ossia al divertimento e comunque rendendo il costo della vita sempre più alto ed il lavoro sempre più precario, gli lgbt rientrano nel piano) e più figli ai paesi musulmani ed estremo orientali dove il cristianesimo è meno diffuso. inoltre in quei paesi i cristiani sono perseguitati, dai governi o da gruppi presunti ribelli comunque gente al soldo dell’Ue e degli USA. in occidente si è cambiata la mentalità, come detto in fondo nella parentesi, ed è sempre più sanzionabile chi protesta contro cose tipo l’aborto. così di fatto il cristianesimo è sempre più fuorilegge ad est e ad ovest, e fa sempre meno figli. dove vogliono arrivare? ad una società come quella occidentale dominante anti-cristiana attuale, con le sue idee e pratiche. i mezzi di cui sopra sono anche il fine, se puoi capirlo. in tale società la popolazione mai crescerà troppo, anzi rischierà sempre il collasso demografico. ciò è il fine ultimo che vogliono.

      • filomena scrive:

        Per quanto la visione di Eloisa sia molto radicale e a mio avviso non completamente condivisibile, la teoria del complotto contro il cristianesimo mi sembra semplicemente delirante. Ma pensi veramente che alla gente interessi così tanto la religione?
        Che si facciano meno figli rispetto al passato è un dato di fatto ma questo secondo me è legato al fatto che il benessere economico e soprattutto la cultura e il grado di istruzione apre nuovi orizzonti e altri interessi nella vita di ognuno.

        • Carlo scrive:

          Molta gente sembra interessata soprattutto allo sport, ai soldi, a cosa fare sabato sera e a dove andare in vacanza. Grandi filosofi, poeti, artisti, uomini politici etc. se ne vedono pochini.

          • Laura scrive:

            Anche brave mamme e bravi papà, persone che davvero hanno fatto un figlio perchè lo desideravano davvero e non perchè ci vuole o perchp lo hanno gli amici o perchè la suocera o la mamma volevano diventare mamme ce ne sono pochi.

            Persone che dopo un figlio cambiano la propria vita, mettono il figlio al primo posto nzichè sbolognarlo ai nonni appena possono (e non solo perchè lavorano) e che smettono di andare da estetisti e parrucchieri salvo poi volere assegni familiari (!!!) ce ne sono poche.

        • mike scrive:

          sperando che il commento passi… Filomena stai dicendo tutte cazzate. alla gente interessa meno la religione perché così le è stato ficcato in testa. il benessere e la cultura non c’entrano. anche perché oggi da 20 siamo in recessione ma fino a poco fa (ora certo no) c’era chi si indebitava per andare in vacanza. cultura? intelligenza? nuovi orizzonti? no, lo stupido ficcato nella testa delle persone. in altri termini: finchè pensi un po’ alla famiglia e ai figli tanto lo fai. se non ci pensi perché pensi ad altri interessi ed orizzonti non lo fai. e questo vogliono, e se proprio vuoi fare famiglia hanno reso il lavoro sempre più precario e la vita sempre più costosa. così l’occidente, culla del cristianesimo palestina a parte, viene annullato della componente cristiana nel modo forse più subdolo ossia impedendo di formarsi di famiglie e/o di procreare. se ciò non lo capisci ecco perché siamo condannati a soccombere di fronte a tutto ciò, poiché molti secondo me ragionano male come te. poi… ragionano… parola grossa. non io ma tu sei piena del tuo delirio. e mi dispiace pure parlare così ma certe volte siete insopportabili.

  4. Anonimo scrive:

    “l’occupazione femminile in Francia è dieci volte inferiore rispetto alla Germania: è appena sopra la media europea. ”

    Cioè? Se in Germania fosse il 70%, ciò dignifica che in Francia sarebbe del 7% e nel resto dell’Europa ancora meno.
    A memoria, mi pare che in Europa si sia attorno al 30%… Questo vuol dire che in Germania si supererebbe il 100%!
    Donne teutoniche con il triplo lavoro o un grave errore dell`intervistato?

  5. Cisco scrive:

    “Bisognerebbe quindi aumentare sensibilmente i contributi per il secondo figlio.”

    Ma se non basta avere soldi, che c’entra questa conclusione di Volpi, che prima peraltro parla giustamente di motivazioni culturali della decrescita?

  6. Giannino Stoppani scrive:

    Ah, ah, ah!
    Ganzissimo il troll multinick multidemente che molla i freni inibitori e parte per la tangente!
    Il notevole risultato è una delle più fragorose salve di balle incatenate mai sparate su Tempi “da quando l’uomo ha inventato il cavallo” (cit. dal film “Febbre da cavallo”, del 1976)!
    Ma il top del top è scrivere “analizzare correttamente i dati macroeconomici e le statistiche demografiche” senza saper minimamente di cosa si sta trattando!
    Due lauree e dottorato di ricerca…
    Sì, e premio Nobel per la “cazzata galattica del millennio”!
    Oh Basaglia, le tue intenzioni eran buone, ma che danno tu hai fatto!

  7. Werner scrive:

    Si possono spendere tutti i soldi pubblici che si vuole, la verità é che in Europa la natalità non aumenterà mai finché non verrà gradualmente e totalmente demolito tutto ciò che il Sessantotto ha creato nelle nostre società. Bisogna finirla con questo egualitarismo sfrenato tra i due sessi e questo femminismo aggressivo, che altro non fa che rovinare l’immagine della donna e renderla sempre più mascolina.

    La cattiva propaganda post-sessantottina e femminista – degna dei regimi totalitari – che ha letteralmente lavato il cervello alle donne europee e cristiane, ha convinto quest’ultime che qualsiasi forma di trasgressione é emancipazione, ed é a causa di questa troppa “emancipazione” che in Europa non si fanno più figli e le nostre civiltà sono prossime alla morte.

    A tutte le donne che sono intervenute in questo articolo, che hanno parlato di sovrappopolazione vorrei rispondere così: é vero in Italia c’é sovrappopolazione, ma quella degli ultimi 10 anni, non è dovuta al fatto che nascono troppi bambini (anzi), semmai perché sono giunti nel nostro paese troppi immigrati.

    Per quel che concerne l’articolo, la Francia ha uno dei tasso di natalità più elevati d’Europa, grazie alla prolificità degli oltre 5 milioni di musulmani e di quella degli abitanti (di colore) dei dipartimenti d’oltremare come Guadalupa e Martinica, il cui tasso riproduttivo é il doppio di quello dei francesi doc (gauloises) e in generale di ceppo europeo ( i vari oriundi italiani, portoghesi, spagnoli, ecc., che discendono dalle antiche immigrazioni): se escludiamo i nati dai primi, ci accorgiamo che in realtà in Francia la situazione é peggio che altrove.

    • Laura scrive:

      Mah,Werner , sarà pure che il 68 ha portato anche cose non belle,come ad esempio accettazione di ogni trasgressione femminile (quella maschile era già accettata,ovviamente), ma il punto è che a dire queste cose guarda un pò sono di solito,non sempre,maschi.
      Concordo sul fatto dell’eccessiva trasgressione e “non capirci più niente” oggi, e donna aggressiva . Ok.
      Però non vorrei nemmeno tornare a come era prima, e oggi in molti paesi, dove la donna è sottomessa all’uomo, non partecipa alla vita sociale, il ruolo è esclusivamente moglie e mamma,
      l’uomo non si sa nemmeno apparecchiare a tavola, e poi lui fa quel che vuole (vedisi amanti e figli illegittimi magari), mentre lei muta a casa a cucinare e partorire.
      Insomma, una via di mezzo?
      Che ne pensi?

      Riguardo al fare più figli…onestamente non ne sento proprio il bisogno, ma non vedi quanta gente c’è in giro>?
      Non solo in Italia.
      Credi davvero ci stiamo estinguendo?
      Gli immigrati che fanno più figli per me non sono un modello, ma sono come noi anni fa, nè li ringrazio e secondo me per il Pianeta non va bene, auguro emancipazione anche a loro, e comprensione dei problemi da sovrappopolazione.

      Ti parla una ragazza tranquilla, casalinga (nel senso che nemmeno a 16 anni ero una da uscite o discoteca o sballi vari, nè shopping, ecc), eppure non voglio tanti figli!!
      Al limite 1 o 2.
      C’è qualcosa di male?

      • Werner scrive:

        A volere solo 1 o 2 figli non c’é nulla di male, fin quando si tratta di una scelta puramente soggettiva. Il problema della denatalità in Italia é causato dal fatto che negli ultimi 36 anni, tale scelta individuale é diventata fenomeno di massa, con la nefasta conseguenza che ci ritroviamo ad avere un tasso di riproduzione pari a 1,3 figli per donna, che sta condannando il nostro popolo all’estinzione.

        Il valore ideale per mantenere quantomeno stabile la popolazione, sia sul piano numerico che sul piano della composizione per fascia di età, mantendendo un giusto equilibrio tra under 15 e over 65, é di 2,1, ossia il valore minimo di sostituzione, e se raggiungessimo tale valore di fecondità, che non si ha dal 1976, sarebbe un miracolo.

        Il governo deve lavorare (ma sappiamo che non lo farà mai), affinché si raggiunga tale soglia, e per farlo é necessario che, come é giusto lasciare libera una coppia di avere 1 figlio solo, bisogna anche consentire ad una coppia che di figli ne vuole 10, di farli in maniera spensierata senza che questo comporti condizioni economiche disagiate. Perché il punto é questo, ed é un’ingiustizia, e cioè che per vivere dignitosamente devi fare non più di 2 figli, e se invece ne fai 3, 4, 5, 6, e così via, sei condannato alla miseria.

        Le famiglie numerose sono un’importante risorsa per una nazione, in termini di vitalità e anche sul piano economico-finanziario. Un paese che figli non ne fa, e vede fasce sempre più consistenti della sua popolazione diventare vecchia e non più autosufficiente, é un paese moribondo, senza spinte iinnovative.

        Va anche detto, che l’invecchiamento della popolazione é un danno per gli anziani stessi. Se in un paese ci saranno sempre più vecchi, essendo generalmente gli ultra80enni non autosufficienti, in presenza di pochissimi giovani, a chi dovranno chiedere aiuto tutte queste persone che si sono fatte invecchiare?

        Se invece ci fosse un equilibrio tra giovanissimi e anziani sarebbe diverso. Inoltre a pagare maggiormente questa situazione di emarginazione e difficoltà, saranno soprattutto gli anziani che da giovani non hanno fatto figli.

    • Ettore scrive:

      il problema è che le donne oltre a nn voler piu’ fare figli, non vogliono nemmeno piuì scopare, basti pensare che in Italia non esiste piu il sesso ludico; Per la donna italiana fa sesso solo se si fidanza e ha una relazione, . un paese triste, rovinato come dicevi tu da queste donne maschilizzate.

La rassegna stampa di Tempi
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Tempi Motori – a cura di Red Live

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Il prezzo d’attacco è prossimo a 10.000 euro, ma non per questo sono una scelta povera. Ecco una guida alle utilitarie più economiche, performanti e meglio accessoriate.

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