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Come fanno i ciechi a giocare a baseball? Così Video

giugno 21, 2012 Daniele Ciacci

Palle coi sonagli, allenatori segna-base e campi ridotti. È il baseball per i non-vedenti dell’associazione Aixbc, fondata nel ’94 da Alfredo Meli. Un’intuizione avuta dopo una strana partita di calcetto.

Questa domenica Bologna ospiterà una competizione particolare. Nel capoluogo emiliano la Milano Thunders Five e la Fiorentina Bxc si sfidano nella finale del torneo nazionale di baseball per non vedenti. Sì, i ciechi giocano a baseball, e il progetto non è nuovo, ma il risultato di un’idea sviluppata da un gruppo di ex-giocatori professionisti degli anni Settanta. La prima partita si è giocata il 16 ottobre 1994, a Casalecchio di Reno, e hanno vinto i Red Sox. Pian piano, lungo un work in progress di sperimentazioni e di tentativi, il campionato ha preso forma in tutta italia, con squadre a Milano, Firenze, Roma e Verona.

Spiega a tempi.it Stefano Malaguti, commissario alle attività agonistiche dell’associazione Aixbc: «Per questo sport Alfredo Meli, nostro fondatore ed ex-giocatore ha messo insieme tante conoscenze diverse». La sfida del campione era delicata: bisognava rendere lo sport accessibile a giocatori non vedenti. E la strada era impervia: «Ci sono stati due anni di preparazione. Volevamo che i nostri ragazzi giocassero un baseball simile a quello che si vede in televisione, ma era difficile installare sulla palla dei relais elettronici che sostenessero l’impatto di una battuta, ad esempio».

E ci siete riusciti? «Sì. Il nostro sport non ha uno spirito diverso dal baseball più prestigioso. Ci sono tutte le azioni base: prendere palla, lanciarla, battere e correre per raggiungere le basi». E i risultati sono eccezionali: «Grazie a una palla di gomma forata, con dei sonagli di ottone all’interno, i giocatori non vedenti riescono a ricevere la battuta seguendo l’udito. Corrono lungo le basi, guidati da un allenatore vedente che segnala la propria posizione battendo delle palette di legno l’una contro l’altra, e raggiungono la seconda base segnando un punto». La grandezza del campo e la quantità di giocatori è ridotta: ci sono cinque non vedenti per squadra, coadiuvati da due allenatori vedenti.

In tutto, l’associazione conta un’equipe di circa trenta associati(tra coach, tecnici e amministratori) e un centinaio di giocatori disabili. Uno sviluppo inaspettato «per un’idea nata quasi per caso. Un collega di Meli, cieco, lo ha invitato a vedere una partita di calcetto giocata da non vedenti. Alfredo si stupì così tanto dell’iniziativa, che gli venne l’illuminazione». E adesso, i diamanti di molte città italiane ospitano queste partite: «Lo scopo? Un miglioramento personale, perché i ragazzi acquistino fiducia e si godano uno spazio libero, in cui muoversi senza costrizioni».

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