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Caso Depardieu: in Francia si scatena l’odio contro i ricchi. Ma «la supertassa non è democratica»

dicembre 18, 2012 Leone Grotti

Didier Reynders, capo della diplomazia belga, risponde alle critiche francesi: «La Francia ha liberamente scelto un sistema fiscale che ha delle precise conseguenze. Ma il dibattito è troppo virulento, noi non diremmo mai certe cose».

La decisione dell’attore più famoso di Francia Gérard Depardieu di prendere la cittadinanza belga per non pagare la supertassa di Hollande sulle sostanze dei ricchi continua a far discutere la Francia. In un’intervista a Libération, il comico Philippe Torreton insulta pesantemente l’interprete di Obelix accusandolo di «non avere le palle e di avere pisciato fuori dal vaso». La supertassa voluta dal presidente socialista, che applicherà un’aliquota fiscale del 75% su tutti i redditi superiori al milione di euro, dovrebbe avere lo scopo di aiutare la Francia a uscire dalla crisi economica ma secondo i grandi imprenditori francesi è «un progetto stupido, che aumenterà l’evasione e farà scappare le aziende dal paese». Fino ad ora l’unica cosa certa è che ha aumentato l’odio sociale nei confronti dei ricchi in Francia e ha fatto scappare oltre duemila imprenditori in Belgio, Svizzera, Lussemburgo e Gran Bretagna.

IL BELGIO RISPONDE ALLE ACCUSE. Didier Reynders, capo della diplomazia belga, già ministro delle Finanze per 12 anni in Belgio, ha dichiarato al Le Figaro di «essere sorpreso per i torni usati in Francia nei confronti dei cittadini che scelgono di lasciare il paese per motivi fiscali. Io stesso ho paura a volte di essere troppo diretto nei confronti di chi decide di andare a Monaco per gli stessi motivi, ma non h0 mai utilizzato certi epiteti contro le singole persone come voi in Francia. Il dibattito mi sembra troppo virulento».

OGNUNO FA LE SUE SCELTE. Dopo avere incassato le critiche francesi nei confronti del Belgio, accusato di attirare i contribuenti d’Oltralpe, Reynders risponde: «La Francia è a corto di argomentazioni. Se altri francesi vogliono venire in Belgio, io non sono affatto contrario, ma è ridicolo che voi in Francia facciate credere che siamo noi che facciamo di tutto per attirarli. La Francia ha liberamente scelto un sistema fiscale che ha delle precise conseguenze e spinge i francesi a lasciare il paese».

SUPERTASSA CONTRO LA DEMOCRAZIA. Se la Francia vuole una società più armoniosa, conclude Reynders, invece che chiamare “ricco coglione” Bernard Arnault, uno degli uomini più ricchi del mondo, trasferitosi anche lui in Belgio, «dovrebbe riconoscere che una tassa di imposta al 75% sulle rendite non aiuta affatto la democrazia in Francia. Perlomeno, non l’aiuterebbe in Belgio». Capito Hollande?

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18 Commenti

  1. luigi lupo scrive:

    Tempi fà proprio bene ad interessarsi dei problemi dei ricchi francesi piuttosto che parlare delle centinaia di miglia di pendolari alle prese con il caos di Trenord. I ricchi francesi possono spostare la residenza in Belgio ai pendolari lombardi, invece, non rimane che la speranza di mandare a casa tutta quella cricca che ha governato la lombardia negli ultimi anni e che non fatto certo gli interessi della povera gente.

    Un’articolo su come riesce a campare un cassaintegrato neanche a parlarne.

    Ancora nessun velina dall’ultimo piano del grattacielo?

  2. Giovanna Jacob scrive:

    Sicuramente Depardieu ha agito in maniera morale. Infatti, non c’è nulla di più immorale della carità coatta imposta dallo Stato. Non esiste il dovere della carità: se fosse un dovere, on sarebeb carità ossia non sarebbe una virtù. Quindi, il ricco non ha il dovere di cedere tutti i suoi averi ai “poveri”: li cede se vuole, libermente. Non c’è nulla di più perverso e diabolico di un Leviatano che punta una pistola alla fronte del ricco e lo costringe a cedere i suoi beni allo “stato sociale”. Il ricco, in questo caso Depardieu, fa bene a scappare. Anche perché il ricco è capace di fare fruttare i suoi beni in maniera più feconda di quanto non sappia fare il Leviatano. Depardieu giustamente fa notare che lui col suo talento ha dato lavoro a tante persone. In definitiva, se lo Stato lascia le ricchezze a chi le produce, i poveri ne hanno maggiore vantaggio. Per un povero infatti è molto meglio avere un ricco pieno di talento che gli crea un posto di lavoro piuttosto che uno Stato che gli offre un misero sussidio di disoccupazione.
    Questa è la semplice verità economica. Ma purtroppo, la stragrande maggioranza della gente non accetta la verità. accecata dall’invidia sociale, la gente vuole che lo Stato spogli il ricco talentuoso. infatti la maggioranza della gente, in francia ma nche in Itlia, ha coperto Depardieu di ingiurie. Quella scura passione negativa di nome invidia garantirà il successo eterno del socialismo.

    • Antonio scrive:

      Non esiste il dovere della carità: se fosse un dovere, on sarebeb carità ossia non sarebbe una virtù.

      Questa è una idiozia. Esiste il dovere della carità: lo dice il comanamento più importante, che riassume tutta la Legge, e che si esprime all’imperativo. Chi non è caritatevole va all’inferno, signora mia, ma Lei forse è ferma al Talmud. Lei evidentemente non ha mai letto il Vangelo, o forse lo ha letto nelle versioni calviniste. Riveda le”Beatitudini”. Infine, lo Stato, come la legge, esiste per difendere i deboli. Sul “successo eterno del socialismo” Lei fa ridere: dove sarebbe questo “socialismo”? Sempre meglio, poi, la Francia che toglie ai ricchi che l’Italia che togie i poveri, con l’avallo di molti cattolici, dei ciellini e forse anche il suo.

      • Stefano scrive:

        Mi spiace ma ha ragione la signora… la carità è un dovere morale dell’ individuo, quando di trasforma in una forma di prelievo coatto da parte dello stato perde ogni significato.

        • Antonio scrive:

          No. I doveri dell’individuo valgono anche a livello dello stato: quello che Lei dice promana dall’errore protestante di separare stato e religione. Mai sentito parlare di “redistribuzione delle ricchezze”? Si può discutere sul 75%, ma il principio è giusto. Tra l’altro,molti di questi ricchi sono parassiti che non hanno mai lavorato.

          • Stefano scrive:

            ‘Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio’ mi sembra un giusto grado di separazione fra stato e religione.
            Cristo si intristisce per il rifiuto del giovane ricco di dividere le sue sostanze con i poveri ma non viene apostrofato come parassita.

            Ho già sentito parlare di redistribuzione delle ricchezze, il più delle volte da chi voleva impadronirsi delle ricchezze degli altri.
            Uno stato realmente democratico NON deve perseguire la redistribuzione della ricchezza ma fornire determinati servizi ai cittadini. Quali siano questi questi servizi è oggetto di discussione.

            Il mio modello di società prevede che siano i cittadini ad occuparsi dei cittadini, dei vicini di casa, degli amici, dei parenti e dei genitori, e per farlo devono disporre del denaro che oggi viene dato allo stato (e sprecato aggiungo io).
            Delegare tutte queste funzioni a un’ istituzione serve solo a deresponsabilizzare gli individui che si ritireranno nelle loro case sigillate e di fronte a una banale richiesta di cibo diranno: “che ci pensi lo stato/la regione/il comune”.

            • Antonio scrive:

              E’ vero: Cristo non chiama parassiti i ricchi. Dice, in verità, cose ancor più gravi: “Guai a voi, ricchi, perchè avete già la vostra consolazione”. “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli”. Dalle sue parole mi viene la conferma che il Vangelo non si legge, o non si capisce per i propri comodi.

              • Stefano scrive:

                Sono un po’ stufo dei suoi insulti.
                Ha dato dell’ idiota a una persona, ha affermato che io non ho letto il Vangelo oppure che ho interessi a non comprenderlo, ha dato dei parassiti a individui che neppure conosce.
                E lei sarebbe il campione del Vangelo. Sarebbe meglio imparare un po’ di educazione invece!

                • Antonio scrive:

                  Si vede che non ha argomenti. Cosa rispone a quanto citato sui ricchi? Io non ho mai detto di essere campione del Vangelo: probabilmente, sono molto peggiore di lei, ma cerco di non farmi prendere in giro da dei ladri di polli.

                  • Stefano scrive:

                    Non ho agromenti?
                    Ma lei le risposte le legge?
                    Cristo si rattrista per le scelte del giovane ricco e parla della mancata ricompensa che i ricchi (e avidi) non avranno nel Regno dei Cieli.
                    Ma non impartisce nessun insegnamento che preveda di redistribuire le ricchezze DEGLI ALTRI.
                    La differenza pratica tra cristianesimo e comunismo in materia di ricchezza è proprio la volontarietà del gesto di donare ad altri i propri soldi e i propri beni.

    • Rodolfo Casadei scrive:

      Bravissima, Giovanna.

  3. Stefano scrive:

    Secondo un sondaggio di Le Parisienne il 70% degli intervistati sostiene le ragioni di Depardieu contro il governo Hollande.
    L’ attore afferma di aver contribuito al fisco francese per 145 milioni di euro nella sua carriera, di dare lavoro a 80 persone e di aver versato nel 2012 l’ 85% dei suoi guadagni.
    Se questo corrisponde al vero, oltre alla perdita di immagine la Francia perderà anche un bel po’ di soldi.

    Queste aliquote le aveva imposte anche Carter negli anni ’70 e quello che ottenne fu una novità assoluta: la stagflazione, stagnazione economica e inflazione nello stesso ciclo economico.
    Ci volle Reagan per far ripartire la locomotiva.

    A Genova sul palazzo sede della associazione degli invalidi e mutilati di guerra campeggia un famoso adagio: la guerra è la lezione della storia che i popoli non impareranno mai.
    A quanto pare non imparano neppure che assurde aliquote sui redditi sono controproducenti.

  4. Giovanna Jacob scrive:

    Grazie, Stefano, lei ha espresso alla perfezione quello che è anche il mio pensiero.
    Devo solo definire meglio alcuni punti.

    Antonio dice:

    “Esiste il dovere della carità: lo dice il comanamento più importante, che riassume tutta la Legge, e che si esprime all’imperativo. Chi non è caritatevole va all’inferno, signora mia”

    Certo, chi non è caritatevole va all’inferno (io preferisco pensare che vada al purgatorio: c’è sempre il pentimento e la misericordia).

    Ma ho l’impressione che lei – non io – sia fermo al talmud. E’ lei che ancora confonde legge divina e legge dello stato come i farisei.
    Dovrebbe sapere che la più rivoluzionaria conquista del pensiero giuridico cattolico, fin dal medioevo, è stata la separazione fra peccato e reato.
    Non tutto quello che è peccato deve essere tratta come reato: altrimenti dovremmo ancora lapidare le adultere (io preferirei lapidare gli adulteri…).
    La mancanza di carità è certamente un peccato ma non un reato.

    Comunque, la carità è una virtù: come ogni virtù, è legata alla libertà.
    La libertà è la condizione prima della virtù.
    Che merito ne avrei io, se io cedessi i miei averi solo perché il Leviatano mi punta la pistola di equitalia alla tempia?

    A parte questo, è meglio da ogni punto di vista se il ricco di successo si tiene i suoi soldi.
    Egki infatti li sa fare fruttare meglio dei burocrati fannulloni e spreconi che si mangiano il denaro pubblico.

    Quindi, Depardieu è una sorta di benefattore: difende le sue sostanze dallo spreco inevitabile he ne farebbe lo stato l fine di investirli proficuamente non solo per il suo bene ma anche per il bene degli altri.

    P. S.
    I dati dimostrano in maniera inequivocabile che le teciche di “ridistriuzione della ricchezza2 non estinguono lapovertà: la fanno aumentare.
    volete la prova?
    Guardate ai paesi con più welfare:
    i beneficiari di sussidi sono costantemente aumentati negli ultimi venti anni.
    Più lo stato aiuta i poveri, più i poveri aumentano.

    • Antonio scrive:

      Guardi, no credo faccia testo quello che preferisco io o lei.

      Più lo stato aiuta i poveri, più i poveri aumentano
      Allora continuiamo a aiutare i ricchi, come ha fatto il governo el massone Monti, ora adorato dai ciellini
      La storia di Depardieu benefattore è folle. Per me, benefattore era Don Bosco. Evidentemente abbiamo diverse concezioni.
      Nel Medoevo, epoca infinitaente più cattolica della nostra, esisteva la decima. Sa cos’è?
      Inoltre, la legge divina non può non essere applicata nello stato: non esiste alcuna laicità legittima: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra”.
      Le ricordo che, ben oltre il Medioevo, fin nella nostra epoca, l’adulterio era reato, proprio perchè quella distinzione tra reato e peccato di cui lei parla non implica il fato che, visto che non c’è peccato, facciamo come ci pare. Tutte queste critiche allo stato sociale non fanno altro che facilitare i governi di delinquenti patentati come quelli che abbiamo ora.
      Lei confonde anche la nozione di libertà: non esiste libertà di praticare la virtù, a stretto rigore. L’uomo è tenuto a praticarla. La verà libertà è quella che libera dal peccato, non quella di fare o non fare qualcosa. Ripassi S. Agostino.

      • Giovanna Jacob scrive:

        “Allora continuiamo a aiutare i ricchi, come ha fatto il governo el massone Monti, ora adorato dai ciellini”

        Tanto per mettere in chiaro le cose, Monti non ha aiutato né i ricchi né i poveri: ha aiutato i parassiti. Tutti quelli che lavorano per lo Stato, dai semplici impiegati ai grandi burocrati, sono più o meno parassiti, alcuni più e alcuni meno. Sono parassiti perché il loro lavoro non produce ricchezza: la consuma soltanto. Se qualcuno ha l’impudenza di dire che le aziende di stato sono produttive, a lui l’onere della prova. Di fatto, sono tutte in profondo rosso.
        Pure di non licenziare qualche parassita e tagliare finalmente la spesa pubblica improduttiva, che ci sta facendo precipitare nel terzo mondo, Monti ha preferito ammazzare il popolo di tasse.
        Dunque, Monti per me (parlo a titolo personale, ma le assicuro che anche gli altri ciellini miei amici la pensano come me) è semplicemente diabolico.
        E’ allo stesso tempo il principe Giovanni e lo sceriffo di Nottingham.
        E purtroppo non c’è un Robin Hood a difendere il popolo dall’esproprio sovietico dei suoi beni.
        Se poi Mauro, Lupi, Formigoni voglono stare con quell’essere diabolico, con quel terrorista fiscale, ci devono delle spiegazioni. Io sono giorni e giorni che chiedo spiegazioni e purtroppo ancora non le ho avute. Suppongo che pensano di usare Monti come semplice uomo immagine di uno schieramento alternativo alla sinistra tassassina, sovietica e invidiosa.

        “La storia di Depardieu benefattore è folle. Per me, benefattore era Don Bosco. Evidentemente abbiamo diverse concezioni.”

        Si, don Bosco era una persona infinitamente migliore di Depardieu, era un santo. Ma ho una piccola delusione da darle: don Bosco ai suoi tempi aiutava i poveri ed educava i faciulli senza ricevere un solo soldo bucato dallo stato. Una volta gli enti caritatevoli ricevevano i soldi direttamente dall gente, che cedeva liberamente, per amore di Dio, parte dei suoi soldi. Nelle epoche passate, la carità era vera carità: la gente aiutava i poveri e i bisognosi “in proprio” ossia cedendo direttamente i suoi soldi o ai poveri o agli enti caritatevoli. Invece oggi la gente crede che fare la carità sia dare i propri soldi alo stato e affidare allo stato il compito di distribuirli ai poveri. La gente non si accorge che i burocrati, con la scusa di aiutare i poveri, spendono malissimo i soldi, li sprecano e spesso se li intascano. Basta guardar ai dati che riguardano il welfare di paesi come la Francia: le politiche ridistribuzioniste hanno fatto aumentare la povertà negli ultimi trenta anni. Volevo linkare un articolo sull’argomento, ma poi Tempi non mi permette di pubblicare il commento. Quindi l’articolo sullo sfacelo del welfare francese lo linkerò, se vi interessa, in un commento in calce al primo post in cima al mio blog.
        E comunque c’è benefattore e benefattore. Il santo era il benefattore per eccellenza, il benefattore al massimo grado. Ma anche chi crea posti di lavoro produttivi è un benefattore.
        Che cosa è meglio per un povero?
        Ricevere un sussidio di disoccupazione a vita dallo stato oppure trovare uno come Depardieu che gli da un buon lavoro? Infatti, Depardieu fa lavorare ben ottantadue persone: in questo senso dicevo che è un benefattore.

        “Nel Medoevo, epoca infinitaente più cattolica della nostra, esisteva la decima. Sa cos’è?”

        Lo so bene e sono d’accordo: il clero deve essere sostenuto perché offre un servizio fondamentale.
        Dunque io sono dispostissima a pagare la decima: vi prego rimetettela!
        Invece mi straccio le vesti se devo cerede la “settantancinquesima” (perché oggi il carico foscale diretto e indiretto arriva al 75%) ai parassiti di stato.

        Inoltre, la legge divina non può non essere applicata nello stato: non esiste alcuna laicità legittima: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra”.

        Allora faccia una bella cosa: ne informi tutti gli studiosi di diritto canonico, Infatti, dai tempi del Medioevo danno per scontata la distinzione fra eccato e reato. Sia studiosi del cristianesimo (Rodney stark, Thoams Woods eccetera) che studiosi dell’Islam (in primis Bernard Lewis) sottolineno ad ogni piè sospinto, sulla base di montagne di documenti, che la laicità è una invenzione esclusivamente cristiana che ad esempio i musulmani rigettano indignati. Chi vuole confondere leggi di Dio e leggi di Cesare fa prima a convertirsi all’Islam e a trsferirsi in Iran, dove le adultere vengono impiccate alle gru.

        “Le ricordo che, ben oltre il Medioevo, fin nella nostra epoca, l’adulterio era reato, proprio perchè quella distinzione tra reato e peccato di cui lei parla non implica il fato che, visto che non c’è peccato, facciamo come ci pare”.

        Il fatto che l’adulerio fosse trattato come reato non implica che fosse giusto considerarlo tale. Tanto è vero che nel Vangelo Gesù impedisce alla folla di lapidare l’adultera. Dagli studiosi quel gesto di Gesù è intepretato coma chiaro, definitivo e incontrovertibile divieto di confondere peccato e reato.
        Perché vede, se tutti i peccati fossero reati, tutti dovremmo essere lapidati. “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Anche perché i vizi capitali sono sette: fra essi ci sono anche la gola, l’ira e l’accidia. Ebbene, dal suo confuso punto di vista dovremmo lapidare anche chi eccede nel cibo, chi ha uno scatto di ira e chi è un giorno è svogliato sul lavoro. Non si salverebbe nessuno!

        “Tutte queste critiche allo stato sociale non fanno altro che facilitare i governi di delinquenti patentati come quelli che abbiamo ora.”

        Infatti, i tecnici sono dei veri delinquenti. I veri delinquenti non sono quelli che si arricchiscono mettendo a frutto i loro talenti: sono quelli che ammazzano il popolo di tasse per sostenere una lobby parassitaria di impiegati nullafacenti e di grandi burocrati con lo stipendio dieci volte superiore a quello di Obama.

        “Lei confonde anche la nozione di libertà: non esiste libertà di praticare la virtù, a stretto rigore. L’uomo è tenuto a praticarla. La verà libertà è quella che libera dal peccato, non quella di fare o non fare qualcosa. ”

        e lei confonde fra libertà maggiore e libertà minore. Quella di cui parla lei (libertà nel bene) è la libertà maggiore, che si risolve in beatitudine eterna. Ma la condizione della libertà maggiore è la libertà minore: la facoltà di scegliere fra il bene e il male. Noi siamo su questa terra proprio per esercitare la libertà miore. Sennò Dio ci mandava tutti subito in paradiso senza darci una vita in cui esarcitare la libertà di scelta.

        “Ripassi S. Agostino”

        E lei ripassi san Tommaso e i tomisti: i primi veri teorici del capitalismo liberake. Sì, ha caito bene. Da più di cinquant’anni i liberali più intelligenti (fra essi Rothbard) ammettono che l’interpretazione di Weber è errata: il capitalismo lierale non è figlio del protestantesimo ma è figlio del cattolicesimo.

        Metterò nel commento sul mio blog anche il link ad un articolo illuminante su questo argomento.

        • Antonio scrive:

          Guardi, ora non ho tempo ma voglio dirle una cosa. Quanto dice sul fatto che s. Tommaso e i tomisti sarebbro stati i primi teorici de capitalismo liberale è semplicemente assurdo. Ho riletto quanto Lei ha scritto dieci volte, ed ha scirtto proprio questo. Di fronte a tali fandonie è difficile rspondere: è come se uno negasse che 1 più 1 fa due. Lei cita studiosi protestanti e ebrei a sostegno delle sue tesi, con relativo esempio dell’Iran, moto alla moda ma privodi senso. Mi dia retta, non è il suo campo, glielo dice uno che non è l’ultimo arrivato in questo. Comunque, il fatto che S. Tommaso ed il tomismo non sono (e non sarebbero potuti essere) i teorici del capitalismo liberale è dimostrato dal fatto che essi condannavano l’interesse, anche dello 0,1%. Gli interessi piacciono molto al movimento di cui lei fa parte, invece. Il capitalismo liberal è frutto del calvinismo, che trasferisce nel lavoro l’ascesi che nega. Le ricordo anche che tutti i papi fino a Pio XII hanno condannato americanismo e liberalismo (in varie encicliche, documenti infallibili). Poi lei si stupisce di Lupi: voglio essere gentile, e dire che non ci si dovrebbe stupire se un servo –anche imbecille in questo caso– si comporta in maniera servile. Il distributismo era una tesi accolta pure da Chesterton, ma voi lo citate solo qundo vi pare, per far vedere che era un pacioccone diverso dai cattivi musulmani (facendo così il gioco dei sionisti, che amate molto, a quanto vedo). La separazione stato-Chiesa è condannata, ad es., nel Syllabus (infallibile). Lo legga, invece di leggere Giussani o Amicone (altro servo sciocco). Datoche cita anche il diritto canonico, si legga pure il card. Ottaviani, che conferma la condanna di cui sopra. L’adulterio è stato considerato reato finchè l’Europa è stata cattolica: lo è, perch ha anche una dimenisone sociale. Ma voi avete sostituito la regalità sociale di NSGC con la laicità, che permette l’aborto, cui voi (in teoria) siete contrari. Bella dimostrazione di coerenza, in questo siete amici di quella sinistra e soprattutto dal ’68 da cui provenite. Sono d’accordo, invece, sui giudizi che Lei dà su Monti, i tecnici e i burocrati: ma che lo Stato sia degenerato non deve permettere di attaccare il principio dello Stato che esiste, coe la legge, per tutelare i deboli.

          • Giovanna Jacob scrive:

            “Quanto dice sul fatto che s. Tommaso e i tomisti sarebbro stati i primi teorici de capitalismo liberale è semplicemente assurdo. Ho riletto quanto Lei ha scritto dieci volte, ed ha scirtto proprio questo. Di fronte a tali fandonie è difficile rspondere: è come se uno negasse che 1 più 1 fa due. Lei cita studiosi protestanti e ebrei a sostegno delle sue tesi…2

            Aaaaaaa….. Adesso ho capito di che parrocchia è lei. Io non ho nessuna simpatia per gli ebrei ortodossi, che sono puramente e semplicemente farisei. Ma questa ebreo-fobia alla Blondet mi ha proprio stufato. Ma per quanto riguarda Rothbard, purtroppo per lei il malefico, perfido ebreo rothbard è in buona compagnia di tanti studiosi per nulla ebrei, molti di loro perfino cattolici. I protestanti invece restano ancorati alla sbagliata interpretazione di Weber, già smontata svariate volte, secondo cui il capitalismo sarebbe figlio del calvinismo. Se legge l’articolo che ho linkato, troverà citati moltissimi studiosi. Tutti ebrei perfidi? Anzi, adesso linko pure un saggio sui più gradi cattolici liberali: fra essi Novak, che influenzò profondamente giovanni Paolo II, ispirando la sua enciclica di tema economico (non ricordo il titolo).
            Suvvia, studi un po’ la storia medievale, specialmente la storia economica dei comuni medievali (i laboratori in cui è stato testato il liberal-capitalismo) che ne ha proprio bisogno.
            E con questo chiudo, che non vale la pena discutere ancora.

    • Stefano scrive:

      Condivido pienamente la completa separazione tra peccato e reato, carità e fisco, indiscutibili requisiti di uno stato di diritto.

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