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Stato carceri italiane: due detenuti su cinque in attesa di processo, uno su dieci tenta il suicidio

novembre 20, 2012 Matteo Rigamonti

Presentato a Roma il IX rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni delle carceri italiane che ospitano 20 mila detenuti in più dei posti disponibili.

Due carcerati su cinque si trovano in prigione non per scontare la pena ma in carcerazione preventiva, in attesa di giudizio. A renderlo noto è il IX Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione a cura dell’associazione Antigone, intitolato “Senza dignità”, presentato lunedì mattina a Roma presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana.

SOVRAFFOLLAMENTO CRONICO. Secondo i dati raccolti, il 40,1% dei detenuti nelle carceri italiane si trova in cella non per scontare una condanna definitiva ma in custodia cautelare. Al 31 ottobre 2012, sono poco meno di 67 mila (66.685) i detenuti presenti nei 206 istituti penitenziari italiani, 1.894 detenuti in più rispetto al 31 dicembre 2009, a fronte di una capienza regolamentare di meno di 47 mila posti (46.795). In realtà la capienza effettiva è di molto inferiore rispetto ai dati ufficiali perché circa 5 mila posti non sono al momento disponibili per ristrutturazione. Il tasso di sovraffollamento carcerario pone l’Italia al primo posto in Europa con il 142,5% rispetto alla media europea del 99,6%. Il sovraffollamento affligge in modo omogeneo tutte le regioni d’Italia, spiega Antigone: ai primi tre posti troviamo Liguria (176,8%), Puglia (176,5%) e Veneto (164,1%). Tutti del centro e del sud sono invece gli istituti penitenziari meno affollati: Abruzzo (121,8%), Sardegna (105,5%) e Basilicata (103%). Unica nota positiva, almeno per ora, è il calo del fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”: da gennaio a giugno di quest’anno sono stati 32.625 in meno gli ingressi in carcere rispetto al 2011 ed è dunque possibile, spiega l’associazione, che nel 2012 si arriverà a registrare 70 mila ingressi in meno nelle carceri italiane. Nel 2009 gli ingressi erano stati 88 mila.

COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE CARCERARIA. I detenuti sono soprattutto uomini, le donne rappresentano solo il 4,2% del totale (2.857), principalmente di nazionalità italiana, provenienti in maggioranza da Campania (26,3%), Sicilia (17,9%) e Puglia (10,5%). I detenuti stranieri invece costituiscono una fetta importante della popolazione carceraria nazionale: sono 23.789 (pari al 35,6% del totale) e provengono soprattutto da Marocco (19,4%), Romania (15,3%), Tunisia (12,7%), Albania (11,9%) e Nigeria (4,4%). Le percentuali più alte di detenuti stranieri si registrano in Trentino Alto Adige (69,9%), Valle d’Aosta (68,9%) e Veneto (59,1%). Le più basse in Basilicata (12,3%), Campania (12,1%) e Molise (11,8%). Se i reati maggiormente diffusi tra i detenuti italiani sono quelli contro il patrimonio, seguiti da quelli previsti dal Testo unico sugli stupefacenti, la situazione si ribalta nel caso degli stranieri. In base agli ultimi dati del Consiglio d’Europa, in Italia sono stati condannati per violazione della legge sulle droghe il 38,4% dei detenuti.

MISURE ALTERNATIVE, RISORSE UMANE ED ECONOMICHE CERCASI. Secondo quanto riportato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel corso dell’anno scolastico 2010/2011 meno di un quarto della popolazione carceraria ha frequentato corsi attivi presso gli istituti penitenziari e poco più di un decimo ha portato a termine con successo un percorso di studio. Alla fine del 2011 hanno fatto ricorso alla formazione professionale solo il 3,6% dei detenuti italiani. E se nel 2007, quando la popolazione carceraria ammontava a circa 44 mila detenuti, il bilancio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria era pari a 3 miliardi di euro, nel 2011, quando i detenuti sono arrivati a essere oltre 67 mila, il bilancio del Dap è sceso a 2 miliardi e 766 milioni. I tagli hanno intaccato gli stipendi per il 5,3%, mentre gli investimenti hanno subito un taglio del 38,6% e il mantenimento, la rieducazione, l’assistenza e il trasporto dei detenuti hanno visto diminuire le risorse del 63,3%.

MANCANZA DI PERSONALE. La crisi del sistema carcerario italiano dipende anche dalla mancanza di personale. Mancano dirigenti (-22,1%), educatori (-27,2%), assistenti sociali (-35,1%), personale di polizia (-8,9%). La perdita del 20% dei dirigenti è dovuta ai tagli decisi dal governo con la spending review. Preoccupa inoltre l’impiego improprio del personale di polizia penitenziaria: secondo la Corte dei Conti infatti il 10% non presta servizio in carcere. Ciononostante, ricorda l’associazione, in Italia si registra il più basso rapporto detenuti per agenti di polizia. Ci attestiamo, infatti, sull’1,8 contro il 2,5 della Francia, il 2,6 di Germania, Inghilterra e Galles e il 4,2 della Spagna.

50 SUICIDI. Più di un detenuto su dieci (il 12,3%) ha tentato il suicidio. Il 41,2% ha meno di 35 anni e nel 26,1% dei casi sono affetti da disturbi psichici, seguiti da malattie dell’apparato digerente (19,3%) e da malattie infettive e parassitarie (12,5%). Il 25% ha inoltre problemi di tossicodipendenza. Molti dei detenuti affetti da disturbi psichici sono spesso autori di atti autolesionisti (33,2%). Sono stati 93 i detenuti morti in carcere, di cui 50 per suicidio, uno per sciopero della fame, uno per overdose, uno per omicidio, 31 per cause da accertare e 9 per malattie. A questi, si devono aggiungere altri quattro decessi, di cui tre per suicidio, avvenuti nelle camere di sicurezza. Tra i suicidi, poco più del 30% era di origine straniera e due erano donne.

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