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Natale nascosto in Cina, dove ormai ci sono più cristiani che comunisti

dicembre 30, 2014 Leone Grotti

Nell’anno in cui il partito comunista ha abbattuto circa 1000 croci e demolito decine di chiese in Cina, soprattutto nella provincia orientale di Zhejiang, anche il Natale non è stato facile per molti cristiani.

«RESISTERE». Mentre nelle chiese ufficiali di Pechino Wang Zuoan, responsabile del dipartimento Affari religiosi, passava durante le celebrazioni ad avvertire i fedeli che «è necessario resistere in modo risoluto all’uso del cristianesimo da parte degli stranieri per infiltrarsi in Cina», molti cristiani sotterranei, appartenenti cioè a comunità non riconosciute dal Partito, sono stati costretti a riunirsi in case private per festeggiare la nascita di Gesù.

NATALE NASCOSTO. È il caso dei membri della chiesa di Shouwang, che conta appena un migliaio di fedeli, e che si sono riuniti la sera del 24 dicembre in un appartamento della capitale, lontani da occhi indiscreti. «Quest’anno le cose sono peggiorate per noi, perché la polizia ha cominciato ad arrestarci», racconta Zhao Sheng, organista di 54 anni, al South China Morning Post. «Anch’io sono stato dentro una settimana. Ma il Natale è sempre un momento di felicità e qualunque cosa accada, Dio è sempre con noi».

PIÙ CRISTIANI CHE COMUNISTI. Nel 2011 i cristiani in Cina sono cresciuti fino a 70 milioni e quest’anno hanno superato il numero degli iscritti al partito comunista, che si aggira intorno agli 80 milioni. Per Richard Madsen, esperto del cristianesimo in Cina dell’università della California, il nuovo tentativo di sopprimere le chiese è «collegato al rinnovato nazionalismo del governo cinese, che considera il cristianesimo una religione straniera con preoccupanti collegamenti con il resto del mondo».

«DIO CI PROTEGGERÀ». I fedeli della chiesa Shouwang non capiscono perché il cristianesimo venga considerato così pericoloso: «La nostra fede porta solo pace», spiega la 25enne Cheng Xiaohui che si è fatta battezzare nella notte di Natale. Durante il suo sermone di Natale, il predicatore ha fatto attenzione a non toccare l’argomento della politica, tranne un piccolo accenno all’importanza di mettere Dio al centro della società: «Nei Paesi comunisti come Unione Sovietica, Corea del Nord e Cina, che hanno voluto mettere l’uomo al centro di tutto, la situazione dei diritti umani è pessima». Quando la funzione finisce tutti si salutano e si abbracciano, qualcuno raccomanda agli altri di stare attenti alle autorità. «Non abbiamo alcun bisogno di stare attenti», risponde una donna di 43 anni. «Dio ci proteggerà».

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