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Monocromo. La lotta tra il mondo urbano e la natura che si ribella

ottobre 27, 2011 Mariapia Bruno

Si chiama Tommaso Chiappa ed è un giovane artista di origini palermitane dalle idee molto chiare che, trapiantato Milano, comincia ad affacciarsi sulla scena artistica contemporanea. Il capoluogo meneghino gli porta fortuna da quando, a vent’anni, espone per la prima volta presso la galleria Luciano Inga-pin nel cuore di Brera.
Le sue opere partono tutte da un viaggio, o ancor meglio, da un vagabondaggio alla ricerca di una serie di luoghi che, di volta in volta, ben si prestano a raccontare il suo universo pittorico. «Vado in giro per le città, da nord a sud, e tutte le opere sono schizzate da me in persona» ci racconta Tommaso. «Ci sono opere legate all’universo siciliano e altre che nascono dall’osservazione di altri mondi. La mia è una pittura passionale, violenta, veloce e istintiva, ma allo stesso tempo molto lavorata e dettagliata. Si avvicina molto alla fotografia, ma quella che rappresento non è una realtà fotografica, bensì una realtà che cerco di fissare attraverso l’uso dei monocromi che vengono interrotti solo da brevi tocchi di colore, come il rosso, con cui vado a sottolineare un aspetto che mi interessa, una persona o qualsiasi altro dettaglio.

La parola “Monocromo” è un termine chiave che indica non solo la tecnica pittorica prescelta dall’artista ma anche il titolo di una triplice mostra, una sorta di viaggio da nord a sud, che vedrà le opere di Tommaso protagoniste di tre luoghi e spazi diversi. Si parte il 29 ottobre dal Museo Gianetti di Saronno per poi approdare il 6 novembrePalermo, sua città natale, prima nella sede dell’Associazione culturale Stanze Al Genio – che ha prestato, tra l’altro, una serie maioliche del’700 al Museo Gianetti in modo che fossero esposte accanto ai monocromi di Tommaso – e successivamente, dal 12 novembre, presso la Galleria La Piana. Un’esposizione all’insegna di uno spostarsi inarrestabile che esprime il continuo divenire della vita in cui cambiano i luoghi, ma anche le persone. «Cerco di creare una interazione fra tre luoghi, un museo, una galleria e un’associazione culturale – che in realtà è una casa museo – per dar vita ad una sorta di corto circuito dove viene istallata una mostra diversa in ogni location. Sono opere differenti, ma il tema è lo stesso».

Andiamo a scoprire allora quale è il fil rouge che muove questo variegato percorso espositivo. «È il tema della natura e del rapporto con l’uomo. Io vado alla ricerca di mondi urbani e li la natura si ribella, cresce e diventa protagonista, come un albero che prende vita rubando all’uomo tutta la scena. Ma sono anche interessato ai nuclei di gente, all’universo umano, un mondo da esplorare che, come quello della natura, ci sovrasta, dando il via a una doppia rivalità tra natura e cultura. L’elemento naturale è molto più grande di noi, come è evidente nell’opera “Onda anomala“. Qui il volto delle figure scompare e le sagome che vediamo appartengono a uomini globalizzati che vanno alla ricerca del non luogo. Non faccio altro che sottrarre gradualmente al luogo i vari elementi sino ad arrivare in maniera quasi spontanea a rappresentare come unico soggetto degli alberi».

È un percorso che vuol essere un inno al ritorno alla natura quello di Tommaso. «Cerco di riappropriarmi degli istinti e dei modi di vivere sani, che nell’era abituale abbiamo perso. L’unico rimedio per recuperare il valore umano è recuperare, in maniera totalmente sincera, il rapporto con la natura. Qui quest’ultima è spesso raffigurata dall’unico elemento dell’albero che, metafora di vari concetti, ci trasmette un universale senso di spiritualità».
Per quanto riguarda i progetti futuri, l’artista è fermo nelle sue convinzioni e persevera con costanza nel suo cammino. «Bisogna creare eventi che vadano al di là della solita mostra, sia nel tema, che nelle location, sia nel rapporto tra le due cose». L’ideale, per Tommaso, sarebbe dar vita ad una serie di mostre improntate alla ricerca di una sempre più armonica interazione fra gli elementi che le compongono, a livello sia visivo che multimediale. «Continuerò a lavorare al concetto di natura», conclude. «All’interno di questa crisi mondiale dominata dalla frustrazione del denaro la natura è una sorgente di speranza che permette di filtrare meglio l’esperienza della vita e della realtà, per consentirci di vivere meglio».

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