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Corea del Nord minaccia gli Usa. Ma non voleva la pace? Come per la Cina, contano i fatti

gennaio 24, 2013 Leone Grotti

In risposta alle nuove sanzioni decise dall’Onu, Kim Jong-un, dittatore della Corea del Nord,  ha annunciato che «continueremo a lanciare satelliti e missili a lunga gittata e i test nucleari di alto livello che faremo sono rivolti al nostro nemico giurato, gli Stati Uniti», perché «la disputa con gli Stati Uniti si risolve con la forza, non con le parole».

POTENZA MILITARE PRIMA DI TUTTO. Nessuna intenzione di abbandonare i test nucleari, anzi, la Corea del Nord è tornata a minacciare gli Stati Uniti. In tanti speravano che dopo il discorso di Capodanno, in cui il terzo Kim aveva aperto alla «fine del conflitto» con la Corea del Sud per arrivare alla pace, il leader cambiasse rotta. Ma sempre nello stesso discorso, anche se i giornali vi avevano posto meno enfasi, il dittatore annunciava che «dobbiamo ricordarci che soltanto grazie alla potenza militare, la vera forza di una nazione, si può raggiungere ogni obiettivo di sviluppo». Non proprio una dichiarazione di pace, senza contare che lo slogan del regime resta “military first”, prima di tutto la potenza militare.

MILIARDI DI DOLLARI IN ARMI. La Corea del Nord, come anche la Cina, deve essere giudicata per questo in base ai fatti e non alle dichiarazioni e ai discorsi: Kim Jong-un ha già condotto due test missilistici da quando ha preso il posto l’anno scorso del “Caro leader” Kim Jong-il, suo padre, il primo dei quali rompendo a distanza di pochi giorni un patto appena siglato con Obama. Dagli anni Novanta, Pyongyang ha speso almeno 1,74 miliardi di dollari per il proprio programma missilistico. Solo con il denaro speso per l’ultimo lancio, il regime avrebbe potuto acquistare 5,8 milioni di tonnellate di granturco, sufficienti a sfamare 20 milioni di persone per quasi due anni. Come dichiarato in passato ad AsiaNews da mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione episcopale per la cura dei migranti, «la gente muore di fame e questo spreco di denaro è da folli. In questo modo le cose peggioreranno ancora».

NORDCOREANI SCETTICI. Per questi motivi e per la mancanza di qualunque tipo di riforme, la gente è scettica nei confronti di Kim Jong-un. Come spiegato al Daily Nk da Park Hong Sung, 35enne che è riuscita a scappare dal paese alla fine dell’anno scorso, «la maggioranza dei giovani pensa che niente cambierà e non è interessata a tutto ciò che riguarda la famiglia Kim». «Solo in pochi ormai coltivano una qualche speranza, forse il 10 per cento della popolazione», e questo nonostante l’intensificarsi della propaganda che vuole mostrare Kim Jong-un come il padre della patria, che si spende per la popolazione. Ma i nordcoreani per farsi convincere vogliono vedere fatti, proprio quelli che dovremmo aspettare anche noi prima di affermare che «la Corea del Nord vuole la pace».

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