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Esiste l’alternativa alla fecondazione assistita. Lettera di Giovanna

marzo 26, 2014 Redazione

Tempi vi dedicò l’anno scorso una copertina. Si tratta della naprotecnologia, un metodo migliore, più economico e meno invasivo della procreazione artificiale, che permette alle coppie di avere figli. Eppure, rimane per lo più sconosciuto, mentre continuo è il battage a favore di quelle tecniche che, in primis, non hanno alcun rispetto per il corpo delle donne.
I numeri e i benefici di questa metodologia li trovate nei grafici che riportiamo in pagina e nel link soprastante (qui anche un articolo di Francesco Agnoli sull’argomento). Di seguito, invece, vorremmo dare spazio alla lettera di una donna che oggi è apparsa su Avvenire. Si firma col nome di Giovanna e racconta la sua vicenda.

QUALE MALATTIA? «Tempo fa, io e mio marito ci siamo confrontati con questa possibilità (il ricorso alla fecondazione assistita, ndr) e, dopo una profonda riflessione, abbiamo deciso che questa soluzione, indicataci come la più semplice dallo specialista in infertilità, non faceva per noi». Giovanna spiega che «oltre ai molti e costosi accertamenti», quel che non li convinceva era il fatto che il medico non sapesse spiegare loro quale fosse il motivo per cui non riuscivano a procreare. La donna era decisa a non ricorrere alla Fiv anche per un altro motivo. Anni addietro le era stato diagnosticato un tumore e «temevo che quelle cure che avvertivo come un’assurda aggressione al mio corpo potessero “risvegliare” la malattia che mi aveva colpita».

FIGLIO A TUTTI I COSTI. Per la coppia non fu una scelta facile. D’altronde, la soluzione sembrava così a portata di mano… In più, spiega Giovanna, il contesto degli amici e dei conoscenti non aiutava. Lei diceva a tutti: «Tu ti faresti curare da un medico che non ti sa dire di che patologia soffri?». Ma la risposta che più frequentemente le toccava sentire era: «Ma tutti provano la fecondazione assistita».
Appunto, nota Giovanna, «queste tecniche sono ormai diventate normali come prendere una medicina». Anche se nessuno parla mai dello «stress psicologico» delle coppie, dei costi e delle grandi probabilità di insuccesso. «La logica diffusa – scrive Giovanna – è quella del figlio biologico a tutti i costi. Siamo ormai abituati a prenderci tutto quello che vogliamo come e quando ne sentiamo bisogno».

PAZIENZA E FIGLI. Eppure un alternativa esiste. Ed è su questa strada che Giovanna e il consorte si sono incamminati. Si tratta, appunto, della naprotecnologia. Non che questa assicuri il successo al cento per cento, dice Giovanna, «però ha individuato alcune problematiche (e sono bastate banali analisi del sangue) che ora stiamo curando con dei farmaci tutt’altro che costosi. Inoltre, io e mio marito stiamo apprendendo un metodo naturale molto preciso e frutto di questi anni di grande lavoro, che ci sta insegnando a capire il mio corpo e ad assecondarlo».
La «meraviglia», dice Giovanna, è che «a fronte delle prime terapie, alcuni miei disturbi legati alla sfera ginecologica sono letteralmente scomparsi, e che il dialogo tra me e mio marito in merito, è molto migliorato». Certo, aggiunge con arguta saggezza, «l’ingrediente principale è quella pazienza che molte donne per prime non conoscono».
«Se anche il Signore – termina Giovanna – non ci darà la gioia di esser genitori di figli biologici o adottivi, ci potrà dare molti altri figli spirituali, i quali sono forse già accanto a noi e aspettando solo di essere accolti».

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