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Azzate, un camping diventa una zona residenziale. E la magistratura ordina il sequestro

settembre 17, 2012 Paola D'Antuono

Circa 500 persone vivono da anni in una struttura nata come camping a uso turistico. La magistratura ha imposto lo sgombero e ora le famiglie residenti nell’area abusiva aspettano di sapere che fine faranno le loro casette mobili.

In questi giorni nella provincia di Varese non si fa altro che parlare della vicenda del “camping di Azzate”. Un parco residenziale in riva al lago, con casette mobili circondate dal verde con tanto di piscina e campi da tennis, posto sotto sequestro dalla magistratura. Il motivo è semplice: circa 500 persone vivono in questo struttura, nata come villaggio turistico, tutto l’anno. Alcuni da quasi vent’anni (il parco residenziale è sorto circa quarant’anni fa), altri da pochi mesi, altri da almeno dieci anni. Sono tutti arrivati qui per lo stesso motivo, le spese mensili di gestione, che oscillano tra le 150 e le 200 euro al mese. Molte meno rispetto alla media degli affitti della zona, che spesso nemmeno chi lavora può permettersi. Ma l’ordinanza di sequestro del gip Giuseppe Battarino parla chiaro: il camping Sette Laghi è «la realizzazione di una lottizzazione abusiva, di un quartiere completamente urbanizzato in una zona lacustre sottoposta a una pluralità di vincoli (paesaggistico, idrogeologico, archeologico)». Fuori tutti, quindi, residenti, non residenti e domiciliati, che qualche giorno fa sono stati sorpresi alla mattina presto e invitati a lasciare le loro abitazioni portando via lo stretto necessario.

PROTESTE. Immediata la reazione, specie dei non residenti, a cui sono state date solo 96 ore di tempo per trovare un’altra sistemazione. I cittadini sono stati invitati a rivolgersi al comune di Azzate, il responsabile di questo intervento dell’autorità giudiziaria, «ma arrivati davanti al municipio abbiamo trovato un cartello: “Chiuso per motivi tecnici”, esposto anche il giorno seguente», racconta una delle persone ospiti nel camping. Tra gli abitanti della struttura, una vera e propria comunità dove si conoscono tutti e tutti si danno una mano, la preoccupazione è alta. Ci sono pensionati, disoccupati, cassaintegrati con figli piccoli, lavoratori precari e nessuna di queste persone sa dove andare, soprattutto se a disposizione si hanno solo pochi giorni: «Ma si rendono conto che in così poco tempo non possiamo andare via, trovare i soldi per la caparra di un eventuale affitto e traslocare?». Intanto la scadenza del termine ultimo per presentare le richieste di deroga si avvicina: solo fino a questa sera, infatti, saranno accolte le istanze dei proprietari delle abitazioni mobili, che dovranno presentare valide motivazioni per ottenere la possibilità di rimanere nelle loro abitazioni.

OGGI LA DECISIONE. Seconda la stampa locale la deroga potrebbe essere accordata solo alle persone residenti che presentino una seria e motivata giustificazione. Nella serata di oggi il sindaco Giovanni Dell’Acqua, custode dell’area posta sotto sequestro e ampiamente contestato dai residenti del camping, comincerà il vaglio delle richieste. La speranza per chi da tempo vive in questa struttura è di ritornare nelle abitazioni mobili che in questi anni di crisi economica e difficoltà lavorative sono state un’autentica ancora di salvezza. Anche se, ci tengono a precisare i residenti attraverso un volantino: «Noi non siamo abusivi, non siamo poveracci. Abbiamo sempre pagato tasse, luce, gas, abbiamo residenze rilasciate dal comune eppure siamo stati trattati come dei ladri, sbattuti fuori di casa senza rispetto e senza dare spiegazioni».

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