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Afridi, medico pakistano che aiutò gli Usa a scovare Bin Laden, rischia la pena di morte

febbraio 8, 2012 Leone Grotti

Il medico Shakil Afridi ha condotto di nascosto nell’area di Abbottabad, dove il 2 maggio Bin Laden è stato ucciso dai Navy Seals, finte vaccinazioni per il polio per ottenere il Dna delle persone che si trovavano nel compound del terrorista. È accusato di cospirazione ai danni del Pakistan e alto tradimento.

Si chiama Shakil Afridi, si è laureato nel 1990 al Khyber Medical College è un medico pakistano di Peshawar e ha aiutato gli Stati Uniti a scovare Osama Bin Laden. Il leader di Al Qaeda è stato ucciso nel suo compound di Abbotabad il 2 maggio scorso da un gruppo scelto di Navy Seals. Afridi, dopo aver collaborato con la Cia, si trova in guai molto seri con il suo paese. La Commissione di giustizia di Abbottabad ha prima dichiarato il medico “criminale nazionale”, accusandolo di avere cospirato contro il Pakistan, collaborando con la Cia, poi ha aperto un fascicolo contro di lui per alto tradimento, reato punito con la pena di morte in Pakistan.

Shakil Afridi è stato arrestato grazie all’intelligence pakistana 20 giorni dopo la morte di Bin Laden. Davanti alla corte, il medico ha ammesso di aver aiutato la Cia raccogliendo campioni di Dna di diverse persone per scoprire dove esattamente si trovasse il leader di Al Qaeda e chi ci fosse con lui. Come? Molto semplice: Afridi ha inscenato una finta vaccinazione per il polio nell’area di Abbottabad tra il 15 e il 18 marzo e tra il 21 e il 23 aprile, nella speranza di riuscire a ottenere il Dna di chi si trovava dentro il compound insieme allo Sceicco del terrore. Secondo quanto dichiarato da ufficiali governativi degli Stati uniti, Afridi sarebbe riuscito ad entrare nel compound senza però entrare in contatto con i membri della famiglia di Bin Laden.

Il governo pakistano, che dieci giorni dopo il raid aveva autorizzato l’arresto di Afridi, aveva assicurato che il medico non sarebbe stato accusato di alto tradimento. Ora però le carte in tavola sono cambiate, forse perché la Cia si rifiuta di fornire dettagli alla Corte di Abbottabad su come siano riusciti ad ottenere l’aiuto del medico e di molti altri pakistani, fondamentali per la riuscita dell’operazione dei Navy Seals. Per aiutare Shakil Afridi, il segretario della Difesa Usa Leon Panetta ha chiesto al governo pakistano di intervenire, il segretario di Stato Hillary Clinton ha telefonato in luglio al presidente Zardari per ottenere il suo rilascio, un gruppo di parlamentari Usa ha introdotto una legge per cui Afridi potrà ottenere la cittadinanza americana una volta negli Stati Uniti. Ma non sono riusciti a ottenere niente.

«Sono davvero preoccupato, non so che cosa il Pakistan voglia fare di quest’uomo» ha dichiarato Panetta in un’intervista alla Cbs. «Lui ci ha aiutato a condurre l’operazione contro Bin Laden. Ma non ha in alcun modo tradito il Pakistan, non ha fatto niente che potesse danneggiare il suo paese. Di fatto, Pakistan e Stati Uniti lottano insieme contro il terrorismo, contro Al Qaeda e contro chi attacca non solo in nostro paese ma anche il loro. Per questo devono liberarlo». I giudici di Abbottabad hanno già fatto sapere che il medico non sarà rilasciato e non gli sarà concesso di volare negli Stati Uniti. Ancora non è chiaro se sarà processato per alto tradimento o per attività di spionaggio contro il suo stesso paese. L’unica cosa certa è perché aiutare a scovare Bin Laden, il terrorista più ricercato del mondo, responsabile della morte di più di 3 mila persone che hanno perso la vita nell’attacco del 11/9, sia un danno per il Pakistan.
twitter: @LeoneGrotti

 

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