«Voglio sembrare una Barbie laggiù». Così i medici improvvisano sui corpi dei ragazzi

Di Caterina Giojelli
09 Dicembre 2025
Adolescenti non binari sottoposti a procedure sperimentali, psicologi trasformati in complici e castrazione normalizzata. I video esclusivi di The Free Press rivelano il passaggio dalla medicina all’“euforia di genere” e le pratiche che WPATH tace al pubblico
Tre bambole svestite (tipo Barbie) con diversi colori di capelli (biondo, castano, biondo) sono sdraiate su uno sfondo rosso. La bambola centrale indossa solo un paio di pantaloni a fantasia floreale scura, tutte e tre le bambole tengono le mani incrociate sul petto
(Foto di Dare Artworks su Unsplash)

Sky, diciotto anni, pronome “they/them”, ha un’idea molto chiara di sé: «Voglio sembrare una Barbie laggiù». Lo racconta Amy Penkin, assistente sociale del Transgender Health Program dell’Oregon Health & Science University, a un pubblico di clinici e colleghi riuniti a porte chiuse. Sky non aveva mai fatto sesso, non aveva il minimo interesse a farlo, e aspirava a un corpo senza alcuna sensazione erotica: «Sperava fosse possibile rimuovere tutti i tessuti erogeni», dice Penkin.

Non molto tempo fa, pazienti come Sky avrebbero ricevuto una valutazione psicologica e un supporto psicologico. Ma nel mondo in continua evoluzione della medicina di genere, i medici ora vogliono aiutare i giovani come Sky a raggiungere i loro “obiettivi di genere”.

Queste ammissioni emergono dai video ottenuti e pubblicati in esclusiva da The Free Press, registrazioni delle conferenze 2021 e 2022 della famigerata World Professional Association for Transgender Health (WPATH) e della sua sezione americana (USPATH). Materiale che rivela ciò che i clinici di genere si dicono tra loro quando non hanno la stampa addosso.

«L’azzeramento dei genitali è ancora poco accessibile»

Penkin spiega che i casi come Sky sono in aumento, le richieste di procedure «non binarie» crescono, ma il sistema, lamenta, è ancora ingessato in presupposti “binari”. La “nullificazione” (cioè l’eliminazione chirurgica dei genitali esterni) o la vaginoplastica con preservazione del pene sono, per ora, trattamenti «meno accessibili di quanto dovrebbero essere». Il messaggio ai colleghi è chiaro: gli standard attuali «non sono sufficienti», per rispondere ai pazienti «dobbiamo passare al livello successivo».

La psicologa Mair Marsiglio, sua collega all’OHSU, rincara la dose sulla necessità di riformulare il ruolo dello psicologo o dell’esperto di salute mentale: non più un filtro, un gatekeeper, ma un vero e proprio «collaboratore». Neppure chi soffre di disturbi gravi («personalità multiple», «psicosi») andrebbe escluso dalla chirurgia di genere solo perché l’équipe «si sente a disagio» a operarlo: far parte del team, per Marsiglio, significa «aiutare il paziente a orientarsi» dentro un percorso di cura, anche quando si tratta di operazioni «mai eseguite prima» o «ad alto rischio».

Nel caso di Sky, sono bastate «due lettere di supporto» da professionisti della salute mentale per ottenere l’autorizzazione alla castrazione. Aveva diciotto anni: era legalmente maggiorenne.

Il caso dell’Alabama

Il caso Sky (e di tanti altri giovani) è emerso grazie a una causa legale, Boe v. Marshall, intentata nel 2022 per bloccare la legge dell’Alabama che criminalizzava le transizioni mediche per minori. Una strategia che si è rivelata un boomerang per chi l’aveva promossa.

I querelanti avevano infatti chiesto al tribunale di fidarsi dell’autorità della WPATH. Peccato che l’indagine legale condotta dallo Stato dell’Alabama, tra il 2023 e il 2024, abbia restituito un quadro sconcertante dell’associazione: revisioni delle evidenze soppresse, limiti di età eliminati per motivi politici, conflitti di interesse ignorati, raccomandazioni modellate sugli interessi di chi le formulava.

Le rivelazioni sono finite sul New York Times, sull’Economist, sul Washington Post, persino sul BMJ. L’Alabama ha potuto acquisire così centinaia di ore di conferenze interne, organizzate da WPATH e USPATH. Una finestra su una medicina che, come ha dimostrato The Free Press pubblicando alcuni materiali, parla a porte chiuse una lingua ben diversa da quella usata con le famiglie e il pubblico.

«Voglio le tette» ma anche «che le mie parti funzionino ancora»

Nel giugno 2024 la Corte Suprema ha stabilito che gli stati possono limitare o vietare le transizioni pediatriche: vittoria piena per l’Alabama. Nel frattempo WPATH ha supplicato la corte di non rendere pubblici i video. E ha perso.

Nelle sessioni interne raccontate da Tfp, i medici riconoscono ciò che all’esterno negano: la minaccia del suicidio come leva emotiva per convincere le famiglie; la rassicurazione affrettata su interventi che possono comportare infertilità, danni permanenti, effetti collaterali gravi.

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Una delle ammissioni più crude riguarda la natura sperimentale – spesso non dichiarata – di molti trattamenti. Nessun protocollo, nessuna ricerca formale, nessuna approvazione etica: si fa perché i pazienti lo chiedono: li chiamano «obiettivi di incarnazione» (sic).

Come nel «caso composito» presentato dall’endocrinologa pediatrica Hayley Baines: quello un tredicenne non binario (pronome «they/them») che voleva «le tette» ma anche «che le mie parti funzionino ancora». Solo durante la visita, lui e il genitore (anche quest’ultimo dichiarato “non binario”) avevano scoperto che gli ormoni avrebbero potuto compromettere la fertilità. Il ragazzo aveva reagito con un laconico «c’est la vie», il genitore, che desiderava dei nipoti biologici, scoppiando a piangere. È compito del team, spiega Baines, capire come far convivere fertilità, erezione, desideri estetici e identità.

Ci sono poi i video in cui i clinici discutono della loro preoccupazione principale: come proteggersi dalle possibili conseguenze legali.

«Stiamo tutti improvvisando»

Nel 2022 WPATH aggiorna i suoi standard di cura aggiungendo nuovi capitoli e definizioni, in primis “Non binario”. Per essere non binari basta un «senso interno di genere» in contrasto con le aspettative sociali legate al proprio sesso di nascita.

Questo include generi indigeni o non occidentali, identità multiple o mutevoli, chi non si riconosce in alcun genere, chi fonde elementi di più generi o cambia identità nel tempo. Un caso discusso a OHSU riguardava un adolescente che dichiarava: «Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show è la mia identità di genere».

Secondo gli standard la “non binarietà” coinvolgerebbe tra il 25 e il 50 per cento della popolazione transgender, con una quota particolarmente alta tra i giovani. Alla conferenza del 2022 a Montreal, a chi domanda perché gli standard prevedono il consulto di un «team multidisciplinare» prima di passare agli interventi (passaggio che agli addetti ai lavori sembra «più restrittivo» rispetto all’obiettivo dichiarato di WPATH di eliminare barriere alla «affermazione» medica) viene risposto che la misura serve a proteggere i medici: alcuni pazienti inevitabilmente si pentiranno delle procedure e «avere una rete di contatti, in cui il team ha preso una decisione insieme al paziente, offre un quadro per dire: “Bene, l’etica è stata esplorata…”».

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Non solo: il consulente endocrinologo britannico Leighton Seal riconosce che gli interventi si basano su prove scarse o nulle – «stiamo eseguendo procedure per le quali non disponiamo di dati sugli esiti» – e che senza questo supporto i medici sarebbero «vulnerabili».

Alla fine della seduta, una terapeuta dello Utah ha raccontato di vedere richieste di interventi non binari «drammaticamente aumentate», ammettendo: «A volte ho la sensazione che stiamo tutti improvvisando», «Forse però possiamo improvvisare insieme». È la medicina della nuova era.

Eunuchi, nuova identità di genere

Non sappiamo come sia finita per Sky. Sappiamo però di altri adolescenti che hanno ottenuto l’intervento che Sky desiderava: l’asportazione dei genitali.

Gli standard del 2022 introducono infatti un altro nuovo capitolo: gli “Eunuchi”. Non più condizione sociale o pena antica, ma nuova identità di genere, «coloro a cui è stato assegnato lo stato di sesso maschile alla nascita» e «che desiderano eliminare le caratteristiche fisiche maschili, i genitali maschili o la funzionalità genitale», «possono essere consapevoli della propria identità durante l’infanzia o l’adolescenza», e come altre persone «transgender e di genere diverso», sono un gruppo «emarginato».

Gli autori del capitolo (Thomas W. Johnson, professore emerito di antropologia alla California State University di Chico, e Michael S. Irwig, medico del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston) spiegano alla conferenza del 2022 che il desiderio di essere eunuco può nascere dal rifiuto di essere maschio o femmina, dall’idea che i genitali non appartengano al corpo, o da «parafilie estreme».

Obiettivo dei medici WPATH: normalizzare la castrazione

Durante la discussione, l’unico commento critico riguarda il termine «castrazione», ritenuto troppo stigmatizzante. Un chirurgo di San Francisco ringrazia tuttavia i colleghi per avergli fatto superare ogni dubbio prima di eseguire la sua prima castrazione su un uomo gay: ora ne esegue «un discreto numero» insieme ad altre procedure «non standard» e chiede come convincere più chirurghi a unirsi alla causa.

Secondo Irwig, la risposta è nella normalizzazione: ora che la castrazione è dentro gli Standard di Cura, nelle linee guida ufficiali, non sembrerà più ai medici un intervento di cui vergognarsi o a rischio ritiro di licenza. È tutto lì: far entrare un concetto nel manuale, e il resto seguirà.

WPATH non dedica alcun capitolo ai “detransitioners”: liquida anzi il tutto con una formula: la detransizione «sembra essere rara». Un’altra bugia.

Passare dalla «logica del miglioramento clinico» alla «euforia di genere»

Come abbiamo ricordato più volte, è dagli anni 2010 che inizia ad esplodere il fenomeno: sempre più adolescenti, soprattutto ragazze, spesso con fragilità psicologiche, iniziano a chiedere testosterone e mastectomie. Non si tratta appena di applicare il famigerato “protocollo olandese” (mai testato seriamente ma che dagli anni 90 aveva colonizzato l’Occidente) ma di cambiare il dibattito identitario e il target terapeutico: non solo «passare» all’altro sesso, ma farlo in nome del diritto all’autodeterminazione, alla «autenticità» e «all’espressione del sé».

Nel 2024, scrive The Free Press, Annelou de Vries, madrina del protocollo olandese, firma un articolo sul BMC Medical Ethics che invita a superare la «logica del miglioramento clinico». Citando la giurista trans canadese Florence Ashley, propone un nuovo paradigma: l’«euforia di genere», la «trasfigurazione creativa», il corpo come «opera d’arte di genere».

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«Questo nuovo paradigma – commenta TFP – implica che i medici non si sentano più come se stessero curando un disturbo di salute mentale, anche se lo dichiarano alle compagnie assicurative per motivi di fatturazione». Anche se dicono «ai genitori dei minori e al pubblico in generale che gli interventi medici che propongono sono “salvavita”», ai colleghi, nelle conferenze a porte chiuse, proclamano quasi orgogliosamente di «non effettuare alcuna valutazione, né della salute mentale né dell’identità di genere», e di basare le loro considerazioni «sul trattamento sugli “obiettivi” estetici di un individuo».

Diritti civili vs evidenze scientifiche

All’inizio della sua amministrazione Biden aveva ampliato l’accesso alle cure di affermazione di genere per i minori: «La questione dei diritti civili del nostro tempo», la chiamava. Nel suo primo mese, Trump ha firmato un ordine esecutivo per «proteggere i bambini dalle mutilazioni chimiche e chirurgiche».

Da allora il Dipartimento della Salute ha pubblicato una revisione delle evidenze – in linea con i paesi europei più progressisti – che conclude che la transizione medicalizzata dei minori non è affatto sostenuta da evidenze.

L’aggiornamento pubblicato a novembre Supplement to Treatment for Pediatric Gender Dysphoria Report Peer Reviews and Responses qui tradotto nei suoi passaggi più significativi da GenerAzioneD – con le repliche a tutte le obiezioni mosse da gruppi medici come l’American Academy of Pediatrics, Endocrine Society o l’American Psychiatric Association – conferma che gli interventi medici e chirurgici su minori (bloccanti della pubertà, ormoni cross-sex, chirurgia di riassegnazione) espongono a rischi gravi e permanenti, a cominciare dall’infertilità, e che non vi sono prove robuste che garantiscano benefici psichici o di riduzione della disforia sufficienti a giustificare tali rischi. Anzi.

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Dopo anni in cui clinici, psicologi e chirurghi hanno ampliato le opzioni a giovani come Sky, modificando genitali, sopprimendo tessuti erogeni, prevedendo “identità eunuche” e “corpi neutri”, ora l’autorità sanitaria pubblica degli Stati Uniti segna uno spartiacque.

Opinione pubblica e politica

Secondo un recente sondaggio New York Times/Ipsos, più di sette americani su dieci, tra cui più della metà degli elettori democratici, ritengono che ai minorenni non dovrebbero essere offerti bloccanti della pubertà o ormoni cross-sex.

Ma il neosindaco di New York, Zohran Mamdani, ha promesso di spendere 65 milioni di dollari per «espandere e proteggere l’assistenza di genere in tutta la città… sia per i giovani che per gli adulti transgender».

Già travolta dallo scandalo “WPATH files”, l’associazione non mostra segni di voler riconsiderare le proprie posizioni. Ma i suoi video a porte chiuse mostrano, ancora una volta, con nitidezza brutale, dove si trova il confine: nel punto in cui la scienza smette i curare e comincia a improvvisare. Sulla pelle dei ragazzini.

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