“L’immensa distrazione” di Fois, Premio Campiello 2026, è quella resa dei conti con la storia (e con la Storia) che ogni uomo tende a dimenticarsi di fare, sempre preso dalle mille piccole insignificanti battaglie di tutti i giorni
Con il romanzo L’immensa distrazione (Einaudi) Marcello Fois ha vinto la 64esima edizione del Premio Campiello, Venezia, 3 ottobre 2026 (foto Ansa)
Questo è un libro, come molti di quelli che mettono a tema la morte, pieno di vita. Ettore Manfredini, il protagonista de L’immensa distrazione di Marcello Fois, infatti, muore alla prima riga. Muore nel suo letto, a 95 anni, una mattina di febbraio, e in questo trapasso, nella terra di nessuno tra la realtà sensibile in cui ha sempre vissuto e nella quale resta il suo corpo ormai defunto e la nuova dimensione in cui continua a percepirsi, Ettore ripercorre l’intera sua esistenza. Con salti temporali e ricordi improvvisi, rivede tutta la sua vicenda umana, dalla gioventù in povertà, nella pianura modenese attraversata dai venti di guerra e poi proprio dalla guerra, all’umiliazione di non poter studiare, fino al riscatto con la gestione del mattatoio affidatogli da una famiglia ebrea costretta alla fuga, e poi la ricchezza, le nuove battaglie e sconfitte in famiglia, gli affetti, i tradimenti, i compromessi, le miserie.
In una famiglia, molte famiglie
Attraverso gli occhi morenti di Ett...
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