Vittorio Tadei, gigante dell’imprenditoria e della carità

 

«Oggi è una grande giornata perché tra poco vado incontro al mio Destino». È quello che ha detto ai familiari Vittorio Tadei pochi giorni prima di morire. Il grande imprenditore riminese, fondatore del gruppo Teddy famoso in tutto il mondo, è morto nella notte del 13 luglio.

 

L’IMPERO. Nato da padre ferroviere e madre casalinga, Tadei ha fondato un’azienda nel settore dell’abbigliamento (che ha appena compiuto 50 anni e che comprende i marchi Terranova e Calliope) che è oggi presente in tutto il mondo, impiega 2.500 dipendenti e fattura circa 600 milioni. L’imprenditore che ha costruito questo impero, e che a causa della malattia da qualche anno aveva lasciato le redini al figlio e al genero, era un uomo semplice, che è sempre rimasto ancorato alla fede cristiana per impostare la sua vita privata e professionale.

 

«NON È IL POSSESSO». «Non è il possesso delle cose che fa contento l’uomo, ma la ragione per cui fa le cose», ha detto l’imprenditore romagnolo nell’intervista realizzata per i 50 anni del suo gruppo. «Il sogno è quello di costruire una grande azienda globale che guadagni molto, crei occupazione ed impieghi ogni anno una parte degli utili per aiutare i più deboli attraverso opere sociali. Il sogno è quello di costruire un’azienda in cui i giovani e meno giovani attraverso il lavoro riescano a dare un significato, un senso alla propria vita. Il sogno è quello di costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi».

 

I DUE MAESTRI. Sono due i maestri dell’imprenditore riminese: «Don Oreste Benzi e Gigi». Il primo è il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, del quale è stata aperta la causa di beatificazione. Da lui ha imparato «ad essere contento stabilendo una relazione con Dio attraverso i fatti concreti della vita. E mi ha insegnato a non essere padrone dei beni, ma amministratore, cioè ad impostare la vita in funzione del Vangelo».

 

GIGANTE DELLA CARITÀ. Ad essere un gigante della carità, invece, gliel’ha insegnato il figlio Gigi (Luigi), affetto da problemi mentali e scomparso tragicamente. Alla sua memoria sono stati dedicati tantissimi progetti di solidarietà sociale. «Il sogno – insisteva Tadei – è quello di costruire un’azienda dove ogni cinque persone cosiddette normali possa lavorare una persona che ha dei problemi e che le cinque persone cosiddette normali aiutino quelle meno fortunate ad inserirsi nel lavoro e che le aiutino a vivere una vita normale, poiché è solo attraverso il lavoro che una persona acquisisce la sua dignità. Questo me l’ha insegnato Gigi, mio figlio».

 

«CHI HA PREPARATO TUTTO?». L’aiuto enorme dato alle opere cattoliche gli è anche valso l’onorificenza di cavaliere commendatore di S. Gregorio Magno, che gli è stata consegnata in Vaticano da papa Benedetto XVI nel 2007. Per aiutare la città si era anche candidato a sindaco con la Casa delle libertà, ritirandosi poi a causa della malattia. Ma «chi ha preparato tutta una cosa così?», si chiede l’imprenditore alla fine dell’intervista con inconfondibile accento romagnolo. «Io? No. Qualcun altro», dice indicando con l’indice verso l’alto.

 

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