Vent’anni di narcosale ma in Svizzera la tossicodipendenza è in aumento

Un Rapporto della Confederazione Svizzera svela: la situazione sanitaria dei tossicodipendenti è critica e il consumo di sostanze psicoattive è un problema sempre più grave.

«Caro signor sindaco (…) le scrivo per farle presente la mia preoccupazione concernente la possibile sperimentazione a Torino delle “narcosale”». Così il direttore dell’ufficio della droga e del crimine delle Nazioni Unite, Antonio Maria Costa, scriveva all’allora sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, preoccupato per la proposta seguita all’intensa campagna dell’Associazione Radicale Aglietta a favore della cosiddette “stanze del buco”. Costa aveva anche ammonito il ministro Livia Turco che si era schierata a supporto della campagna radicale: «Questo servizio non protegge la salute dei tossicodipendenti (…) le città che le hanno sperimentate (la invito a visitarne alcune con me: Zurigo, Vancouver, Sidney, Amsterdam, Madrid) mostrano che nella zona presso le narcosale la droga viene trafficata, senza ridurre l’accesso alla stessa. Si sente dire che le narcosale aiuterebbero a concentrare i tossicodipendenti lontano dalle zone residenziali di Torino (…) a Torino, come altrove, chiedo di offrire ai tossicodipendenti servizi non stigmatizzati né discriminanti». Eppure, nonostante l’opposizione convinta delle Nazioni Unite che, dati alla mano, si sono sempre opposte alle narcosale, i radicali stanno riprovando a introdurle anche Italia. E che il tentativo si spostasse da Torino a Milano era prevedibile, dato che già in campagna elettorale erano emerse le posizioni del candidato sindaco Giuliano Pisapia che a Montecitorio aveva parlato dell’«abolizione delle pene edittali eccessive che colpiscono in maniera oltremodo pesante i semplici consumatori e i piccoli spacciatori» e del «bisogno di incentivare le narcosalas».

Gli ultimi rapporti internazionali sulla droga hanno però aumentato le preoccupazioni dell’Onu
e l’opposizione alle misure della “riduzione del danno”. Secondo le Nazioni Unite, a 20 anni dall’istituzione delle “stanze del buco”, in Svizzera il numero di tossicodipendenti da droghe pesanti si aggirava intorno a 30 mila. A rivelarlo era il rapporto dell’organismo delle Nazioni Unite, International Narcotics Control Board, del marzo 2005: la Svizzera era uno dei pochi paesi europei in cui il consumo di cocaina e anfetamine era in aumento. Non solo, in base ai dati dell’Ufficio Federale della Polizia svizzera, nel 2005 i morti per droga erano stati 211, quando la media della prima metà del decennio era stata di 189. Nel 2006 il rapporto Onu sulle droghe parlava di stabilizzazione dell’uso di droghe in Occidente tranne che Svizzera. Ma allora perché il Rapporto sulle droghe 2006/2011 della Confederazione Svizzera parla di diminuzione dei dipendenti da eroina? «Il rapporto dice una cosa che sta accadendo in tutto il mondo, come si evince anche dai dati delle Nazioni Unite. Ma questo non significa che i consumatori di droga siano in calo». A spiegarlo a Tempi.it è un medico di Zurigo, membro della Aids Informazione Svizzera, associazione che si occupa anche del legame fra le politiche sulla droga e l’aumento dell’Hiv. In effetti, il Rapporto della Confederazione ammette che nonostante ciò, «la situazione sanitaria dei tossicodipendenti rimane critica e il consumo misto di sostanze psicoattive costituisce un problema sempre più grave». Infatti, quello che si evince dai dati svizzeri è un aumento dell’uso di altre droghe come la cocaina, l’ecstasy e la canapa indiana, spesso utilizzate anche insieme». Il problema della droga è quindi più ampio. «La mentalità liberal che ha proposto le stanze del buco è quella della cosiddetta “riduzione del danno”, ma accettando la droga come parte della società non si può sconfiggerla. Infatti i drogati aumentano». Solo che poi danno fastidio. «Ecco perché li si rinchiude in queste stanze senza guarirli, ma tenendoli buoni e somministrando droga gratis. Non penso sia umano trattare chi soffre di questa dipendenza come un irrecuperabile: lo dicono le migliaia di persone uscite da questo tunnel».

Eppure in Italia si dibatte delle narcosale, anche se l’eroina non è più il primo problema nell’ambito delle dipendenze: «Questo fa capire che il tentativo è pretestuoso. Istituendo le stanze del buco per arginare il fenomeno della droga, si crea al contrario una mentalità che in qualche modo ne accetta l’uso. Tutto ciò è deleterio, anche perché in Svizzera non solo le dipendenze non diminuiscono, ma le politiche scelte attirano persone alla droga anche da altri Stati. In Italia, poi, le associazioni e comunità che si occupano del recupero dei drogati sono molte e lavorano spesso bene e con successo». Le Nazioni Unite hanno più volte risollevato il problema. Nel Word Drug Report del 2001, ad esempio, è emerso che «le politiche proibizioniste hanno assicurato che il numero totale di dipendenti è contenuto dalle sanzioni legali che influenzano il comportamento dei cittadini». Tanto che, si legge, «grazie alle sanzioni contro la droga l’uso dell’oppio è diminuito di un terzo in cento anni, dal 1907 al 2007». Inoltre, l’articolo 33 della Convenzione dei diritti umani dice che gli Stati devono prendere misure appropriate, incluse quelle legislative e amministrative, sociali ed educative per proteggere i bambini dall’uso illecito delle droghe. «La legalizzazione invece invia un messaggio tacito che l’uso della droga è accettabile». Infine, l’articolo 4 della Convenzione Onu del 1961 obbliga gli Stati membri a limitare la distribuzione di droga ai fini medicinali, quali la paliazione, e scientifici: «Quindi da un punto di vista meramente legale tali strutture violano le Convenzioni internazionali per il controllo della droga».