Venezuela post Chavez, «Prendete i fetenti». L’opposizione denuncia intimidazioni e violenze

Licenziamenti, decurtazione dello stipendio, segnalazione tramite social network. I sostenitori di Capriles raccontano le angherie subite dopo le elezioni

Le hanno decurtato lo stipendio dopo che ha postato su un social network una foto di Henrique Capriles, candidato dell’opposizione che lo scorso 14 aprile ha perso per un soffio le elezioni contro il candidato chavista Nicolas Maduro. Ma la denuncia giunta da Evelyn Giambalvo, dipendente di una banca agricola statale, è solo una fra le migliaia causate dalle intimidazioni da parte dei seguaci del nuovo presidente del Venezuela.
E dopo pochi giorni di apparente tregua, seguiti agli scontri post elettorali e ai presunti brogli, l’opposizione ha cominciato a denunciare quanto sta accadendo a chi ha votato Capriles. Ci sono filmati, video e registrazioni di funzionari, politici e autorità pubbliche che minacciano i dipendenti pubblici da cui sono già giunti duemila esposti di molestie sul posto di lavoro, fra cui 300 licenziamenti per motivi politici.

LA BREVE TREGUA. «La grande verità del nostro Paese è che voi ci avete rubato le elezioni, questa è la verità, voi avete rubato il processo elettorale e voi dovete dare spiegazioni al paese e al mondo», ha dichiarato il leader dell’opposizione mercoledì scorso. L’avvocato e governatore dello Stato di Miranda, bruciando sorprendentemente in soli sei mesi i dieci punti percentuali che lo avevano separato dal Caudillo nelle elezioni dello scorso ottobre, il giorno successivo ai risultati ha chiesto il riconteggio dei voti. Maduro ha ottenuto il 50,6 per cento delle preferenze contro il 49.07 di Capriles con uno scarto di soli 265 mila voti.
Il 15 aprile, dopo la richiesta di revisione, sono cominciate le manifestazioni e la repressione da parte delle forze dell’ordine con la morte di otto persone. Dopo le proteste la calma durata pochi giorni: Capriles aveva chiesto ai suoi di non manifestare più e Maduro sembrava aperto a un possibile controllo dei voti. Ma quando il governo si è rifiutato di verificare manualmente i voti, concedendo solo un controllo elettronico, si è capito che nulla sarebbe cambiato e sono seguite le denunce di altre irregolarità.

REGISTRAZIONI E VIDEO. Il canale televisivo Noticias24 ha raccontato delle registrazioni in cui alti funzionari pubblici minacciavano di licenziare i lavoratori che avrebbero sostenuto l’ex governatore. Poi il video, circolato anche in rete, in cui Ricardo Molina, ministro che si occupa della pianificazione residenziale, parla ad alcuni dipendenti pubblici: «Non accetto militanti del partito fascista, chi vuole essere membro dell’opposizione fascista di Will Leopoldo Lopez (leader del partito Voluntad Popular, ndr) che rinunci, perché se non rinuncia io stesso lo espellerò».
La deputata Delsa Solorzano, membro del Mud (Mesa de Unidad Democratica), che raccoglie tutti i partiti anti chavisti, ha parlato di come le agenzie governative, le scuole pubbliche e le aziende statali stanno usando le foto dei social network, e anche i commenti critici, per identificare le persone sospettate di opporsi a Maduro.

IL VOLTO DEI FETENTI. Ci sono poi le registrazioni attribuite a un dirigente di Zulia che dice ai dipendenti del suo ufficio di sapere chi di loro ha votato per Capriles, mentre il governatore dello stesso Stato, Leonet Cabezas, riferendosi ai sostenitori del Mud, avrebbe detto: «Li licenzieremo, abbiamo identificato il volto dei fetenti, li prenderemo».
Il governatore ha reagito smentendo e spiegando che chi ha diffuso le registrazioni è in ricerca di rivolte, ma la situazione rimane comunque preoccupante: su una pagina anonima di Facebook, “Denuncia i traditori della patria”, appaiono addirittura le foto dei cortei di protesta contro i presunti brogli in cui le facce dei manifestanti appaiono con i loro nomi e quelli delle aziende per cui lavorano. Perciò, se Capriles sembrava disposto a fermarsi davanti alle aperture di Maduro, l’altro giorno ha dichiarato che le menzogne del governo sugli scontri e le illegalità continue, non sono più accettabili: «Il passo successivo è la contestazione. Noi contesteremo l’elezione con tutte le prove a sostegno, con tutti gli elementi che abbiamo». Ha aggiunto Capriles: «Come ha detto Papa Francesco in questi giorni parlando del nostro paese, vogliamo costruire la pace sulla verità, non sulla menzogna, per tutti quelli che hanno votato per me e anche per quelli che hanno votato per un altro progetto».