Va bene il Datagate ma non dimenticate che Obama è quello buono, ricorda il diavolo

Il diavolo riprende l’intervista di un giornalone italiano a Walzer, secondo cui “l’uomo più potente del mondo” non sapeva delle spiate e delle intercettazioni Usa. «È rimasto senza parole, come me»

Mio caro Malacoda, ricorda: è il pregiudizio che fa la politica, ed è la stampa che ne traccia il solco. Se preferisci Nietzsche: «Non esistono fatti ma solo interpretazioni», cioè pre-comprensione, giudizi dati prima. La versione più schietta (certamente cinica ma con il pregio della sincerità) di questo andazzo è nell’adagio di un vecchio cronista: «La notizia crea il fatto e lo determina». Informazione, insomma, è quell’attività di manipolazione delle menti che dà a esse la “forma” predeterminata che si vuole che esse assumano. D’altronde, non è solo colpa del giornalista collettivo che tutti sovrasta, per essere malleabili e “informabili” è necessaria una qualche complicità, o almeno connivenza, come minimo un po’ di incoscienza da parte dell’informato.

Leggi Tommaso d’Aquino: «Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur», una cosa non entra nella testa di una persona se in qualche modo già non vi alberga. Sembra un problema di intelligenza (e certamente lo è) ma è al fondo una questione di libertà, il vero amore alla libertà non lascia mai indifferente il cervello. Tu sei un diavolo, il tuo mestiere è dividere, diffida di chi non separa ragione e libertà, mente e cuore, intelletto e affetto.
Ma non ti scrivo per darti una lezioncina teorica sull’arte della disinformazione, bensì per ricordarti un metodo. Il segreto è sempre nel metodo, le conseguenze seguiranno. E tutto diventerà un pretesto. Nel mondo dell’informazione così concepito la realtà non ha più senso, valore, consistenza; conta il perpetuarsi del pregiudizio.

Prendi il caso dello spionaggio americano nei confronti dei paesi e dei leader politici europei. Lascia stare il fatto in sé: cioè che esista lo spionaggio, che se devi spiare qualcuno è meglio spiare il capo del governo che il fornaio di quartiere, che chi è spiato invece di lamentarsi dovrebbe chiedere conto ai responsabili del controspionaggio… Considera invece un tema caro ai moralisti in stato di indignazione permanente effettiva: la responsabilità oggettiva, anche nella sua versione del “non poteva non sapere”. Ci siamo battuti per l’universalità di questo principio, ma devi sapere che una legge universale non vale, contrariamente a come si possa pensare, erga omnes. Anche i princìpi universali hanno i loro campi di applicazione. O meglio, per qualcuno sono meno universali che per altri (non pensare a Berlusconi, anche se so che è una tua ossessione).

Lo afferma con candore, pari solo alla sua sfrontatezza, il filosofo Michael Walzer per togliersi dal “brutto imbarazzo per Obama” che il caso Datagate costituisce. L’imbarazzo è nel fatto che “l’uomo più potente del mondo” potesse (curiosi i vari significati del verbo potere) non sapere che cosa facevano gli uomini della Nsa. «È rimasto senza parole, come me», dice un loquacissimo Walzer. Ma non solo Obama, anche Bush nulla sapeva. Se era tenuto all’oscuro di tutto uno che pure era cattivo e che avrebbe forse condiviso l’operato della Nsa, che colpe può avere Obama che è buono? Chi, «probabilmente», sapeva tutto era il cattivo per antonomasia, quello della cui malvagità nessuno si scandalizza: Dick Cheney.

D’altronde, l’annuale classifica di Forbes l’aveva già stabilito: l’uomo più potente del mondo non è più Obama, è il cattivissimo Vladimir Putin. Possiamo continuare a indignarci tranquilli.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche