Rifare l’Italia per uscire dal giochino virtuale di Pokemon Renzi

Perché non mettiamo in campo un’azione diversiva rispetto a “assistenzialismo e sperperi” che corrispondono allo zero di sviluppo economico e sociale?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Matera, 8-9 settembre, Festa del No. Carlo Freccero è in forma: ad un certo punto arriverà persino a dire che ha nostalgia di Silvio Berlusconi. E ad attaccare i cinquestelle che lo hanno eletto in Rai «solo per fare un dispetto al Pd». «Fanno politica – dice – con magistrati e poliziotti; gli manca solo il prete, anzi, a ben pensarci, uno ce l’hanno: è don Beppe». Davvero ne ha per tutti: per Maria Elena Boschi presentatrice televisiva e per la Leopolda che pare una location di Apple. «La differenza è che Apple vende prodotti, Matteo Renzi è telegenico, ma vende solo balle». L’altro in forma è Arturo Diaconale che dice che «il popolo di centrodestra esiste, attende solo qualcuno che lo rappresenti e lo riorganizzi. C’è perché è quello che ha fatto vincere Raggi a Roma e Appendino a Torino». Figurone di Stefano Parisi che tiene botta contro la personalizzazione: «Non mi interessa il no a Renzi, mi interessa il no sul merito della riforma costituzionale. Si voti una costituente e si rimedi a questo pasticcio ciclopico».

Si parla un po’ di tutto. Maurizio Belpietro ricorda che «Renzi si è occupato davvero solo di banche. La riforma poteva pure chiamarla “bozza JP Morgan”». Carlo Giovanardi esemplifica e descrive al millimetro come sarà la “semplificazione” se passa il sì al referendum costituzionale. E descrive l’infilata di colpi di mano alle procedure di legge che il governo ha fatto sulle unioni civili e stepchild adoption.

Benvenuti al Sud, ragazzi. Mentre noi parliamo all’incontro organizzato dal volenteroso Gaetano Quagliariello, vediamo che il re Renzi continua a fare lo sborone, maltrattando i grillini e Massimo D’Alema. Ora, io mi chiedo: ma perché non torniamo a quella buona idea che erano i costi standard? Perché non mettiamo in campo un’azione diversiva rispetto al binomio “assistenzialismo e sperperi” che corrispondono allo zero di sviluppo economico e sociale?

Una truffa ventennale
Matera, Bari, Foggia, Pescara. Risalgo la penisola fino a Firenze accumulando ritardi e disagi sui favolosi “Freccia rotta” che “servono” il pueblo del Sud. Mentre viaggio, leggo notizie da Terzo Mondo su ospedali, incidenti stradali, richieste di risarcimenti dove si richiedono prove e ricevute per via di furbetti che si catapultano in ospedale per improvvisi malori. È lo stato educativo di questo paese. Viene pena per la truffa che da più di vent’anni è perpetrata sul povero popolo italiano. È leggendo queste notizie che si capisce la celebre frase che Tomasi di Lampedusa scrisse ne Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Hanno trovato l’uomo giusto, pare. Dopo il colpetto di Stato del 2011 al terzo tentativo hanno trovato Pokemon Renzi. Viene nostalgia del Regno delle due Sicilie e non ci pare un progresso il rimpiazzo del metodo coloniale sabaudo con quello del granducato di Toscana visitato e ammirato da Frau Merkel.

Ma la truffa è che da ormai più di vent’anni ci hanno riempito di magistero giudiziario, leggi ed enti anticorruzione. La truffa è scoprire che per inventarsi i Roberto Saviano e tutto il seguito di sub-letteratura e sovrastruttura di nuovi apparati statali (pagati dai contribuenti) hanno caricato la corruzione di interpretazioni emotive e moralistiche.

Garibaldi e Venditti
Capisci che la truffa è sempre stata questa, e con Renzi è diventata un delitto perfetto: non è mai esistita una “questione morale”, che già prima di Berlinguer interessava più la filosofia di quella povera creatura che è l’essere umano. Ma è sempre esistita, specie dal ’92 a oggi, una “questione di mancato sviluppo”. La truffa è che, con la banale scusa che Saviano deve risolvere il problema camorra, la camorra comanda. E Raffaele Cantone fa il controllore dei controllori, mentre tutto è fermo e non esistono che balle di Stato per lo stivale di Pokemon.

E infatti noi siamo qui, il 16 e 17 settembre a Milano con Stefano Parisi per rifare (all’incontrario) l’opera di Giuseppe Garibaldi. L’unità d’Italia, sì, ma tagliando il cordone ombelicale che ci lega (e strozza) allo Stato padrone. Cioè Roma tappo, imbuto, corso e ricorso del secolare Gattopardo trasformista (o se volete – come canta il romano Venditti e non il lombardo Salvini – «Roma capoccia der monno infame»).

Foto Ansa

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