Una nuova costituente per liberare le “Italie”

Mille giorni del referendum sull’autonomia, i 50 anni delle Regioni, ma il nostro rimane un paese che non sa valorizzare le sue “differenze”. Parla Carlo Lottieri

Scorci di una via dei Quartieri spagnoli a Napoli

Mille giorni senza che accadesse, di fatto, nulla. Tanti ne sono passati dal 22 ottobre 2017, giorno del referendum sull’autonomia in Lombardia e Veneto. Per protestare contro il silenzio calato sulla vicenda e sull’immobilismo delle amministrazioni leghiste nelle due regioni, l’Assemblea nazionale lombarda e quella veneta hanno organizzato per il 18 luglio due manifestazioni, una Milano e l’altra a Venezia.

Il filosofo e scrittore Carlo Lottieri, che manda in questi giorni in libreria il volume Per una nuova Costituente. Liberare i territori, rivitalizzare le comunità, spiega a tempi.it che si tratterà di una doppia manifestazione «senza simboli di partito ma solo con le bandiere di san Marco e san Giorgio. L’iniziativa ha certamente uno spirito polemico sia nei confronti degli ultimi tre governi, che nulla hanno fatto per mettere in pratica l’autonomia, ma anche nei confronti delle amministrazioni leghiste di Lombardia e Veneto». Quando al governo c’erano «anche loro – nota Lottieri – s’è visto quali fossero le priorità di Salvini. Al di là di tante parole, nulla è stato fatto».

Italia – Italie

A proposito di Regioni. C’è un altro anniversario che è caduto in questi mesi: il 7 e 8 giugno 1970, infatti, gli italiani votarono per la prima volta per le Regioni a statuto ordinario. Sono passati 50 anni, è l’occasione per fare un bilancio. «C’è una storia che non si può cancellare – dice Lottieri, grande esperto di federalismo – e che ci dice che più che l’Italia «una e indivisibile» come dice l’articolo 5 della Costituzione esistono le “Italie”. Il nostro è un paese complesso, diverso, ed è in questa sua “diversità” che sta la sua vera ricchezza che, purtroppo, uno Stato costruito sul modello francese ha cercato e cerca ancora oggi di soffocare, impedendone lo sviluppo». Da questo punto di vista, spiega il professore, «la grande accusa che si può fare alle Regioni è di essere diventate, anziché motore di sviluppo e ascolto dei territori, dei centri di spesa de-responsabilizzate». Oggi per rilanciarle servirebbe, appunto, più autonomia affinché si abbatta definitivamente il totem di una concezione che «vuole regole generali uguali per tutti, imposte a tutti nella stessa maniera, quando invece, e lo abbiamo visto benissimo in questi mesi di emergenza coronavirus, esistono situazioni diverse da regione e regione ed è giusto che si prendano provvedimenti diversi a seconda di situazioni diverse».

Il manifesto

Appunto, tutto il contrario (o quasi) di quanto accaduto in questi mesi: Italia in lockdown da Bergamo a Palermo. E se il Covid-19 fosse l’occasione per ripensare la nostra Italia? È per questa ragione che Lottieri insieme ad altri ha dato vita a un Manifesto per una “Nuova costituente”. In estrema sintesi, il proponimento dei firmatari è quello di «liberare i territori e di metterli in competizione tra loro. Questo attraverso una Convenzione composta da delegazioni territoriali che arrivi a elaborare un documento che poi sia fatto votare dalla popolazione». Il modello di Stato che Lottieri ha in mente è la Svizzera, su cui ha scritto anche un bel libro, dove, spiega, «la democrazia diretta esiste veramente. La gente viene responsabilizzata, fatta votare, in modo consapevole, su tutto. Si ragiona e si vota su questioni concrete».

Una Costituente dei territori

Lottieri, che non è uno sprovveduto, sa benissimo che la proposta del Manifesto contiene molti elementi che potrebbero essere derubricati a “provocazione intellettuale” e pur tuttavia fa notare che «dopo quanto accaduto con il Covid, questa “provocazione intellettuale” è un meno astratta di quanto si pensi. Gli abbiamo visti tutti i dati secondo cui siamo un paese con più pensionati che lavoratori, no? Tutti sappiamo che siamo un paese con un debito pubblico altissimo, con zone ad alta disoccupazione e un sistema produttivo in ginocchio. Quanto può andare avanti un sistema del genere? Quindi il nostro impegno – in questi mesi ci stiamo dando da fare per far emergere a livello territoriale quelle forze che condividono le nostre preoccupazioni – è di dare vita a questa Costituente dei territori».

Le energie del Sud

Domanda banale ma inevitabile: e il Sud? Se c’è un territorio che in questi anni si è dimostrato scettico se non ostile a qualsiasi discorso di “differenziazione” è proprio il nostro Meridione. «Questo perché – spiega Lottieri – si è data una lettura del federalismo in termini “oppositivi”. Il Nord “contro” il Sud. Ma se c’è un territorio che ha pagato questa “non scelta federalista” è proprio il Meridione. Io ricordo sempre che la Romania, un paese che ha vissuto la dittatura di Ceausescu, ha ormai superato il Pil del nostro Sud». Come si spiega questo sorpasso? «Si spiega col fatto, appunto, che il Mezzogiorno è da anni ingabbiato in una logica assistenzialistica che lo soffoca. Lo sanno tutti, ma nessuno fa niente anche, secondo me, per un problema quasi “psicologico” di una lettura del Meridione ormai solo come problema, grattacapo, peso».

Un nuovo protagonismo dei territori farebbe un gran bene al Sud. «Perché non dobbiamo credere che la patria di Giambattista a Vico possa trovare in sé le intelligenze e le energie per rinascere?». È vero che un secolo e mezzo di Stato accentratore ha portato a cementificare in un’immagine negativa il nostro Meridione «e tuttavia noi siamo convinti che anche lì ci siano tante energie che vanno solo liberate. Quante storie di successo di italiani originari del Sud ci sono in giro per il mondo? Tantissime. Perché dovrebbero essere possibili solo all’estero?».

Foto Ansa