Lettere al direttore

Un plauso a Valditara. Ostetriche no Pride. E Ilaria Salis, una finta Robin Hood

Di Emanuele Boffi
04 Luglio 2024
Il ministro e gli insegnanti di sostegno. Una lettera di dissenso dopo che l'Ordine delle ostetriche ha aderito alla manifestazione dell'orgoglio gay. Le occupazioni dell'europarlamentare di sinistra
Il ministro italiano dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara durante la conferenza stampa di chiusura lavori del G7 Istruzione, nel salone del Palazzo della Borsa, Trieste, 29 giugno 2024 (Ansa)
Il ministro italiano dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara durante la conferenza stampa di chiusura lavori del G7 Istruzione, nel salone del Palazzo della Borsa, Trieste, 29 giugno 2024 (Ansa)

Caro direttore, plaudo al ministro Valditara e alla sua idea di sconsigliare l’uso del cellulare in classe (magari anche vietandolo alle elementari e medie). Sono completamente d’accordo.

Enrica Sesti

Non solo. Mi pare importante anche quanto dichiarato dal ministro a proposito della continuità didattica da garantire per i ragazzi più fragili. In un’audizione alla Commissione Cultura della Camera Valditara ha respinto la ridicola accusa di “far entrare i privati nella scuola”. Ma che vuol dire? Al contrario, il ministro ha ricordato che «esiste un articolo fondamentale nella nostra Costituzione, l’articolo 30, che attribuisce ai genitori il diritto e il dovere di educare, istruire e formare i propri figli. Questo diritto si svolge all’interno della scuola pubblica, ma è ovvio che il genitore conserva la possibilità di scegliere il percorso educativo e quindi questa scelta deve essere certamente tenuta in grande considerazione». Se la famiglia e il dirigente scolastico hanno reputato che quel docente ha lavorato bene «che cosa c’è di più meritevole che non confermare questo docente?». Anche perché, ha proseguito il ministro, è sempre più importante che tra famiglie e scuola si instauri «un’alleanza e non una contrapposizione». Come ha notato anche il network Sui tetti, «la ratio della norma è quella di favorire una sana alleanza educativa tra famiglia e scuola, nell’interesse prioritario dello studente, il cui benessere nel contesto scolastico è strettamente legato alla relazionale educativa con il docente di Sostegno. Il provvedimento garantisce alla famiglia di farsi promotrice di una legittima richiesta ed offre al docente precario interessato la facoltà di accettare la proposta, nel pieno rispetto dei diritti dei docenti di ruolo nella stessa scuola. È un provvedimento di cui si sentiva il bisogno, per evitare sofferenza e frustrazione in studenti e docenti, nel dover ricominciare ogni anno da capo la delicata e affatto scontata relazione interpersonale che può essere decisiva per il buon esito del percorso scolastico».

Questo sacrosanto principio vale sempre e in particolar modo per gli insegnanti di sostegno, di cui in Italia c’è un gran bisogno (in Italia ce ne sono 85 mila senza specializzazione). Quindi, anche per venire incontro alle ventennali richieste di intervento delle associazioni della disabilità, il ministro ha avviato un canale parallelo di formazione attraverso Indire grazie al quale le università ne possano specializzare di nuovi. «Quello che noi offriamo – ha concluso – è un percorso di alta qualità, fatto da un ente che ha per finalità statutaria quella di formare gli insegnanti e che si va ad aggiungere proprio per colmare quel gap, per far sì che ci siano 85 mila specializzazioni sul sostegno che oggi mancano. È un primo, vero, grosso intervento per garantire una diffusa specializzazione, quella specializzazione che le università oggi non sono ancora in grado di offrire».

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Vi trasmetto la lettera che 64 colleghe hanno condiviso e inviato per prendere le distanze dall’adesione dell’Ordine delle ostetriche di BGCRLOMBMI. Dissentiamo nel più profondo della nostra coscienza e rifiutiamo di accodarci a una manifestazione rappresentante il pensiero della lobby LGBTQ+, che impone una mentalità violenta e selettiva. Nel nome di un presunto diritto alla salute di tutti si calpestano i diritti delle vittime indifese, gli embrioni, si avvallano pratiche violente sulle donne quali l’utero in affitto e terapie ormonali finalizzate alla transizione di genere in età adolescenziale. Le sarò grata se il suo giornale pubblicherà la nostra posizione. Sappiamo di essere una minoranza che ha il coraggio di esprimere un pensiero autonomo e contrapposto alla Dirigenza dell’Ordine di BGCRLOMBMI.

LETTERA:

Gentile Presidente

Consiglio Direttivo Ordine delle ostetriche BgCrLoMbMi

Per conoscenza Presidente F. N.O.P.O.

In merito all’adesione dell’Ordine delle ostetriche di BgCrLoMbMi alla manifestazione “Milano Pride” del 29 giugno 2024 da voi deliberata e pubblicata sul sito professionale, ne chiediamo la rimozione dal sito ed esprimiamo il nostro totale dissenso per le seguenti ragioni:
– l’Ordine deve garantire alle\agli aderenti una condotta apolitica e apartitica
– il nome dell’Ordine non deve essere accostato ad alcuna iniziativa organizzata da movimenti, partiti, lobbies associate a qualsivoglia ideologia, a tutela della sua autonomia e indipendenza
– l’Ordine non ha un ruolo sociale e rappresentativo dal punto di vista etico, culturale, morale, se non strettamente su temi professionali e deontologici della figura dell’ostetrica. Tale posizione pubblica non corrisponde al pensiero unanime di tutte le\gli aderenti
– l’adesione risulta inappropriata in merito alla missione dell’ostetrica riguardante la promozione della salute, della cura ,dell’assistenza e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Sosteniamo l’inclusività dell’assistenza delle ostetriche\ci senza discriminazione alcuna né di razza, sesso, religione, classe sociale, ceto e di qualunque altra natura, privilegiando la cura alle persone più deboli e indifese.

Ci rammarichiamo per l’accaduto e confidiamo che l’Ordine possa considerare con attenzione la nostra posizione garantendo in futuro la sua rappresentatività per tutte\i le\i sue\suoi aderenti.

Rosaria Redaelli, ostetrica
Seguono le adesioni delle colleghe

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Ripensando a coloro che difendono, da bravi avvocati, la posizione culturale della Sig.ra Salis (oggi On. Salis) non riesco a non domandarmi cosa avrebbero detto (gli stessi avvocati) se fosse stata la politica o l’amministratore di turno a scavalcare la graduatoria assegnando (illegittimamente) delle case a delle persone bisognose! Questi avvocati, gli unici puri e ben pensanti, che spesso si vedono nei corridoi dei palazzi di giustizia con il libro di teologia morale sotto il braccio, pronti ad impartire lezioni e benedizioni a tutti, avrebbero reagito (e dico giustamente) denunciando immediatamente tutto alla magistratura e, sicuramente, il politico sarebbe andato a processo senza poter evitare la gogna mediatica! 

Eppure, anche il politico/amministratore è una persona che ha un desiderio di bene profondo e vorrebbe immediatamente risolvere i problemi dei propri concittadini come l’on. Salis, ma non può: egli è costretto a rispettare la buona norma del vivere civile anche se sembra ostacolare la verità, anche se è lenta a dare risposte, anche se talvolta sembra ingiusta. Non può non solo perché è il primo che deve rispettare la legge, ma perché davvero conosce chi c’è dietro quella graduatoria: conosce i volti delle persone della sua città, conosce le famiglie, i bisogni profondi e umani, il dolore, i pianti e i singhiozzi di ciascuna persona che ha fatto l’ennesima domanda di alloggio popolare, insistentemente, anno dopo anno, nella speranza di trovarlo: l’amministratore con uno schiocco delle dita vorrebbe assegnare una casa a tutti i bisognosi ma si deve fermare: c’è una graduatoria da rispettare.

L’amministratore sa che quella graduatoria non è una lista costruita ad arte dai burocrati (anche se si dovrebbe semplificare) ma è la graduatoria del bisogno, del desiderio di migliaia di persone di aver una casa per sé e la propria famiglia, un giaciglio caldo per i propri figli, un tavolo per poter mangiare insieme… in fondo non ci sembra la luna! Va quindi affermato con decisione che chi entra abusivamente nelle case non ancora assegnate, non è vero che commette un gesto di ribellione al sistema come un Robin Hood contemporaneo! No! Chi entra nelle case senza diritto, toglie ai più fragili, ai più indifesi, agli umili e agli ultimi e lo fa con arroganza e violenza perché ritiene che il suo bisogno sia l’unico vero e giusto. Chi difende questa posizione culturale, difende questa violenza predatoria, senza legge e senza rispetto delle persone, curante solo del proprio ego e del proprio orto. Chi entra nelle case popolari è davvero un criminale e, che tu sia un amministratore, un politico di rango o uno senza fissa dimora, stai togliendo il pane di bocca a chi ha avuto solo delle briciole per pranzo. Sarebbe questa la vostra giustizia sociale?

Luca Antelmo Caorle (Ve)

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Caro direttore, si dice spesso che la realtà è testarda ed è giusto. Talvolta, mi pare che la realtà sia anche ironica. Mi spiego facendo un esempio. In questi giorni l’Unione Europea è impegnata allo spasimo nelle trattative per arrivare a definire gli organi dirigenti per la legislatura appena iniziata. Durante queste trattative si fa ancora più forte e perentorio il divieto al dialogo con le forze ed i Paesi che vengono preventivamente definiti come “sovranisti” o “nazionalisti”. Chi viene qualificato con tali termini viene messo in fuorigioco, senza neppure cercare di approfondire i contenuti sostanziali delle varie proposte politiche. L’attuale politica, non solo europea, è abitata da tanti arbitri muniti di cartellino rosso, che viene mostrato a destra e a manca (anzi, quasi solo a destra) a chiunque abbia un pensiero diverso da chi si ritiene arbitro inappellabile. È fuori da ogni possibilità di dialogo e confronto chi, in Europa, viene marchiato come “sovranista” o “nazionalista”.

Ma, dicevo, la realtà è ironica. Infatti , negli stessi giorni e nelle stesse ore si sta svolgendo il campionato europeo di calcio a cui partecipano le varie nazionali, appartenenti ciascuna ad un Paese diverso. Ebbene, in questi giorni in Europa, contrariamente a ciò che accade a Bruxelles, sta trionfando il più netto e schietto nazionalismo sovranista. Gli stadi sono pieni di colori appartenenti alle singole e separate Nazioni; vengono cantati a squarciagola i singoli inni nazionali a conferma della propria appartenenza alla propria Nazione sovrana; si urlano le frasi più inconsulte a difesa della propria sovranità calcistica; si ride quando la propria squadra segna un goal, irridendo gli avversari; si piange quando le cose vanno male per la propria nazione; si buttano in campo bottiglie e altro quando un giocatore della squadra nemica sta per calciare un corner; si festeggia per tutta la notte quando la propria squadra ha sconfitto un’altra squadra europea, e così via.

Insomma, la politica, la cultura ufficiale, la grande stampa non perdono occasione per condannare quotidianamente il sovranismo ed il nazionalismo, senza peraltro definirne i confini; nel contempo, il popolo tifoso di calcio (e di qualunque altro sport) vive trionfalmente una spirito che non si può non definire “sovranista” e “nazionalista”. E quando il 14 luglio sera ci sarà il vincitore del campionato, il capo di quello Stato magnificherà sovranamente le glorie sportive e non solo sportive del proprio Paese, imitando così coloro che vengono, per motivi ideologici, definiti con quegli immondi termini.

La realtà ironica si fa beffe di una politica che non ragiona più e che si pone sempre di più fuori dalla vera realtà. La politica tirerà fuori il cartellino rosso per tutti i propri tifosi? Forse è meglio che cominci a ragionare con il buon senso dei tifosi (quando riescono a mantenerlo) e non con le proprie pazze e disumane idee. Sperabile che si torni alla realtà testarda!

Peppino Zola

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Perché non pubblicate il programma elettorale del RN? Per quel poco che ho trovato in rete è indecente liquidarlo come “pericolosissimo e di estrema destra”. Si tratta della vecchia tecnica neo marxista di criminalizzare l’avversario politico, senza entrare correttamente in un confronto politico. Quel che è triste è vedere i “maestri” del pensiero politico catto dem allinearsi disciplinatamente al politically correct.

Alessandro Pacini 

Caro Alessandro, tradurre tutto il programma sarebbe un po’ impegnativo. Ma l’ottimo Casadei ha raccontato qui la conferenza stampa in cui Jordan Bardella ha lo ha presentato ai francesi.

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Gentile direttore, ci si chiede perché i cattolici francesi scelgono la “destra” nelle prossime avventurose votazioni transalpine. Non è soltanto la questione dei migranti o dell’islam pervasivo, ma anche perché la governance politica ha scelto di calpestare i valori “non negoziabili” (per dirla con Benedetto XVI), primo fra tutti la vita nel grembo materno. Con l’ostinata introduzione nella Costituzione francese dell’aborto volontario, il presidente Macron non ha ascoltato la voce di tanti cittadini che lo hanno votato. Con uno scarto sorprendente, su 317 voti espressi 267 senatori sono stati favorevoli e solo 50 i coraggiosi contrari. Al Senato non è stato nemmeno ascoltato il presidente neogollista dell’emiciclo, Gérard Larcher, fra i contrari, secondo il quale «la Costituzione non è un catalogo di diritti sociali». Nemmeno la correzione dell’espressione «libertà garantita», contenuta nel provvedimento per togliere l’aggettivo “garantita” considerato da alcuni problematico per il diritto del personale ospedaliero all’obiezione di coscienza, è stata ascoltata. Tutto bocciato. Ed ora si fa strada in Francia anche l’ipotesi di inserire in costituzione l’eutanasia. E ci si chiede perché il voto dei cattolici si è spostato a destra? Non che a destra ci sia tutta la “verità” ma l’ostinazione della sinistra e del Presidente Macron sono stati perdenti. I cattolici francesi sono pochi numericamente ma almeno in questo i loro voti sono preziosi.

Gabriele Soliani Reggio Emilia

Caro Gabriele, non so dire come votino gli ormai pochi cattolici francesi, ma sull’aborto devo fare una precisazione. Da questo punto di vista, in Francia tra destra e sinistra cambia poco. Va ricordato che anche Rn e Le Pen hanno votato a favore dell’introduzione in Costituzione. Le eccezioni sono state pochissime.

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