Il leader di Azione combattuto tra la sua indole di gauche pariolina e quella industriale, la certezza della rottura con Conte e M5s, l’opposizione costruttiva a Giorgia Meloni. Rassegna ragionata dal web
Il leader di Azione Carlo Calenda. Sullo sfondo un’immagine di Giorgia Meloni (foto Ansa)
Su Formiche Federico Di Bisceglie scrive: «“Con Italia viva ci sono rapporti cordiali, ma c’è una differenza sostanziale. Loro hanno abbracciato il campo largo di Giuseppe Conte ed Elly Schlein, noi no”. Matteo Richetti, capogruppo alla Camera di Azione e prima punta del movimento guidato da Carlo Calenda, scalda i motori (e gli animi) in vista del congresso di questo fine settimana. Appuntamento “che conferma quanto, ora in particolare, ci sia bisogno di un partito come Azione”, al quale anche la premier Giorgia Meloni ha deciso di partecipare».
L’azione (nonché l’Azione) di Calenda si muove tra due mondi: quello pariolino, tradizionalmente e anticamente influenzato da un Pci rappresentato da eccezionali figure intellettuali come quelle dei tanti registi, scrittori, pittori, attori attirati dalle straordinarie capacità seduttive delle Botteghe Oscure d’antan, e quello industriale, legato innanzi tutto all’area Fiat montezemoliana. I due mondi – in contrasto, nel caso del mondo parioli...
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