Un paese nel caos. «In Libia la sharia deve essere legge, non solo fonte della legge»

L’ultimo ostacolo all’accordo, che dovrà essere firmato entro il 20 ottobre, è rappresentato dalle dichiarazioni del Gran Muftì. Intanto l’economia è al collasso

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La Libia è ormai uno Stato fallito. A causa dell’anarchia che regna sovrana, dopo che nel 2011 la Nato ha aiutato la ribellione a deporre e uccidere il dittatore Muammar Gheddafi, da paese prospero la Libia è diventata uno dei territori più insicuri al mondo.

DISASTRO ECONOMICO. L’ambasciatore inglese in Libia, Peter Millet, ha riassunto in sei punti il disastro economico del paese con le riserve petrolifere più grandi di tutta l’Africa e con una popolazione di appena 6 milioni di abitanti. La Libia l’anno scorso ha fatto registrare la peggior prestazione economica al mondo e secondo la Banca mondiale è il secondo paese peggiore dove fare impresa (il primo resta l’Eritrea).

PEGGIORE PIL AL MONDO. Nel 2010, prima della guerra, secondo il Fondo monetario internazionale la Libia nel 2014 sarebbe cresciuta del 7%, più di tutti i paesi di Nord Africa e Medio Oriente. Invece ha fatto registrare un misero -24%, il peggiore Pil al mondo. Nel 2010, il reddito pro capite era pari a 12 mila dollari, oggi è sceso a 6.570.
La Libia vantava il secondo surplus fiscale del Medio Oriente: guadagnava molto più di quanto spendeva. Oggi il deficit raggiunge il 40%, il peggiore al mondo. La bilancia commerciale, un tempo positiva, oggi è negativa per un totale di 12,4 miliardi. Di conseguenza, le riserve di valuta straniera sono crollate a 55 miliardi di dollari, mentre solo l’anno scorso ammontavano a 121 miliardi.

«PERCHÉ AVETE DISTRUTTO IL PAESE?». L’ambasciatore Millet, dopo aver esposto questi dati, conclude: «La Libia ha un disperato bisogno di un governo di unità nazionale per iniziare a curare l’economia libica ferita». All’interno del suo blog ufficiale, un commentatore gli fa notare: «Se la situazione della Libia era così positiva prima della “rivoluzione” del 17 febbraio, perché diamine il suo governo ha spinto così tanto per impiegare la forza militare e distruggere il paese, provocando il caos odierno?». La nota non fa una piega, ma non è questo il punto.

SESTA BOZZA. La Libia ha davvero bisogno di un governo di unità nazionale, ma un accordo tra i parlamenti di Tripoli e Tobruk non è mai stato così lontano. Dopo un anno tormentato di colloqui condotti dall’inviato dell’Onu Bernardino Léon, ora silurato e sostituito dal tedesco Martin Kobler, si è arrivati a una sesta bozza di accordo. La scadenza ultima per la firma è il 20 ottobre, ma le due delegazioni rivali si sono già espresse negativamente a proposito, soprattutto per la presunta aggiunta nel testo di un diritto di veto per entrambi i parlamenti che renderebbe impossibile governare.

SHARIA NECESSARIA. L’Unione Europea attende da un anno l’intesa politica tra le parti per poi incaricare una missione di peacekeeping nel Mediterraneo e sulle coste libiche per fermare la partenza dei barconi di migranti. Purtroppo, fonti militari europee hanno spiegato al Guardian, il problema è che «non c’è alcuna pace da mantenere». L’ultimo ostacolo sulla strada del processo di pace è stato posto ieri dal Gran Muftì della Libia,Sheikh Sadiq al-Ghariani. Nell’ultima bozza, all’articolo 5, si legge che «la sharia sarà l’unica fonte della legislazione e non sarà permesso approvare leggi che la contraddicono». Secondo il Gran Muftì, questa definizione è inaccettabile perché la sharia «deve essere la legge, non appena la fonte della legge». Inoltre, conclude al-Ghariani in una nota, va spiegato meglio nel testo dell’accordo che cosa si intende «quando si parla di combattere il terrorismo».

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •