Un anno senza Lucio Dalla, il ricordo di Enzo D’Alò: «Un grande artista. Peccato che non abbia visto il “suo” Pinocchio»

Il film d’animazione del regista napoletano è stato l’ultimo lavoro di Lucio Dalla: «Un’esperienza entusiasmante. Ora che non c’è più nessuno comporrà nuove canzoni indimenticabili».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

La mattina del primo marzo del 2012, in una giornata quasi primaverile a Montreux, in Svizzera, Lucio Dalla veniva a mancare improvvisamente. Pochi giorni prima il maestro aveva concluso il suo ultimo lavoro, le musiche di Pinocchio, il film d’animazione di Enzo D’Alò. Oggi il regista napoletano ricorda quelle intense giornate di lavoro accanto a Dalla: «Ci siamo visti qualche giorno prima dell’inizio della sua tournée. Erano tre anni che lavoravamo insieme al progetto e, prima di venire travolti dagli impegni, dovevamo vederci per terminare le canzoni, quella del personaggio del Pescatore verde e quella dei titoli di coda. Abbiamo lavorato qualche giorno insieme, poi ci siamo salutati e io e i miei collaboratori abbiamo ringraziato il maestro per tutto il lavoro. Lui si è messo a ridere e ci ha detto: “Grazie a voi per avermi reso partecipe di un progetto meraviglioso. D’ora in poi voglio fare solo le cose che mi piacciono come questa”. Un po’ triste da ricordare oggi, a un anno dalla sua scomparsa».

Pinocchio l’aveva appassionato sin dall’inizio.
Lucio era un fine conoscitore del mondo dell’animazione ma non aveva mai avuto l’occasione di seguire tutte le fasi della realizzazione. È stato al mio fianco sin da principio, abbiamo lavorato costruendo di pari passo le immagini e le musiche e ci siamo divertiti a modificare il film secondo le musiche che Lucio scriveva e viceversa. Siamo partiti dal lavoro di Collodi, che era un giornalista di musica e appassionato di Rossini. Nel libro di Pinocchio si trovano molte analogie con il modo di scrivere del grande compositore a partire dal suo inizio, C’era una volta un re, che coincide con l’incipit de La Cenerentola rossiniana. Siamo partiti da qui per dare vita al tema lento di Geppetto.

Dalla ha anche doppiato il personaggio del Pescatore verde.
Si, un’esperienza molto divertente. Nonostante non avesse mai doppiato, fu bravissimo. Lucio era un’amante del mare, per cui potrà immaginare la sua gioia nell’interpretare un personaggio marino, lo stesso che molti anni prima aveva interpretato un giovane Vittorio Gassman ne Le avventure di Pinocchio, una versione del romanzo di Collodi del 1947 diretta da Giannetto Guardone. Un motivo in più per essere felice. Ricordo ancora che, mentre registravamo le parti del Pescatore verde, si mise al pianoforte e iniziò a canticchiare qualcosa. Poi mi disse: «Ma perché non facciamo cantare anche i pesci? E così le triglie e i naselli iniziarono a cantare».

Lei è anche un musicista. Come spiega la grandezza dell’artista Dalla?
Lucio ha scritto delle canzoni indimenticabili, è stato uno dei più grandi artisti popolari italiani, “popolare” nel senso nobile del termine. Aveva la capacità di osare, cercava sempre una strada differente, contaminava i generi come nessun altro e non rimaneva ancorato a uno stile. Era multiforme, con una grande cultura artistica e la voglia di scoprire talenti. Era un vero mecenate, ogni volta che lo andavo a trovare mi faceva ascoltare sempre qualche cantante emergente e poi chiedeva un parere.

Cosa le manca di lui?
Ho il grande rammarico di non averlo avuto accanto a me al cinema a godersi tutto l’immenso lavoro fatto per Pinocchio. Abbiamo deciso di dedicargli questo film perché ci sembrava doveroso. Pensi che stavamo organizzando una festa a Lussemburgo, dove una data del suo tour lo avrebbe presto condotto, per festeggiare la fine delle riprese. Ma non abbiamo fatto in tempo, purtroppo. Ci ha lasciato e non avremo più nessuna nuova canzone di Lucio Dalla, nessuna meravigliosa nota uscirà più dalla sua formidabile vena creativa. Difficile arrendersi a questa realtà.

 

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •