Ucraina. Obama fa il grosso con Putin, ma l’Europa dovrebbe pensarci bene prima di assecondarlo

Il presidente Usa minaccia la Russia: «L’azione militare può essere giustificata». Berlusconi: «Decisione avventata». La questione energetica lituana (e italiana). Un interessante editoriale sul Corriere

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«Ci sono momenti in cui l’azione militare può essere giustificata». È forte e sibillina la minaccia che il presidente Barack Obama lancia all’indirizzo di Vladimir Putin. «Sta alla Russia agire in modo responsabile dimostrandosi disponibile a rispettare le norme internazionali: se non lo farà dovrà aspettarsi costi ulteriori», ha detto ieri in una conferenza stampa a margine di un incontro all’Aja. Il presidente americano ha così esplicitato la sua strategia che, ha detto, è pronta ad «andare oltre» le sanzioni. «Ci stiamo organizzando in modo ancora più intenso per fare in modo che ci siano piani di emergenza e tutti gli alleati abbiano delle garanzie. Agiremo in loro difesa qualunque cosa accada: questa è la Nato», ha proseguito Obama. «Ogni alleato della Nato ha la rassicurazione che tutti noi, inclusi gli Stati Uniti, ribadiamo pieno sostegno al concetto di difesa collettiva previsto dall’art.5 del Patto Atlantico». Il presidente Usa ha ribadito di non riconoscere l’annessione della Crimea.

BERLUSCONI: «DECISIONE AVVENTATA». Silvio Berlusconi, invece, ha spiegato che la decisione di escludere la Russia dal G8 è «antistorica e controproducente». Per il leader di Forza Italia, che molto si è speso negli anni passati per avvicinare Usa e Russia, tale decisone è stata «avventata». «Questo – ha detto – contraddice il lungo e ponderoso lavoro diplomatico portato avanti dall’Italia e dai Governi da me presieduti per includere a pieno titolo la Russia nel consesso delle democrazie occidentali. Sono stato io, infatti, nel ‘94 a invitare per primo il Presidente Eltsin al G7 di Napoli e nel 2001 a trasformare il G7 in G8 con il Presidente Putin a Genova. E ancora nel 2002 a volere e a concludere l’alleanza strategica tra la Nato e la Russia celebrata al vertice di Pratica di Mare».

QUESTIONE ENERGETICA. Il ministro dell’Energia della Lituania Jaroslav Neverovic ha chiesto ieri al Senato americano di velocizzare il processo per autorizzare il paese ad esportare il suo gas in Europa. L’obiettivo, come riporta la Bbc, è tagliare i rifornimenti russi: «Poiché Mosca è il nostro unico fornitore ci fanno pagare il 30% in più per il gas naturale rispetto agli altri paesi europei. Questo non è giusto, abusano del loro monopolio».
Se gli Stati Uniti esportassero il loro gas verso l’Europa, nei prossimi cinque anni potrebbero minare i guadagni russi sul gas del 30 per cento. Ma secondo Edward Chow, membro del Centre for Strategic and International Studies, l’export russo è «due volte superiore» ai sette progetti di esportazione che gli Usa vorrebbero realizzare nei prossimi dieci anni. «Di sicuro – afferma l’esperto – un aumento nell’esportazione di petrolio e gas da parte di Stati Uniti e altri paesi ridurrà nel tempo il peso dell’export russo, ma questo non avverrà rapidamente». Per minare davvero l’impero energetico di Putin, l’Europa dovrebbe sviluppare le sue stesse risorse di gas naturale «perché Mosca esporta l’80 per cento del suo gas e petrolio in Europa». Ma questo, almeno in Italia, è molto difficile.

putin-tempi-copertinaTERRE DI COABITAZIONE. Sul Corriere della Sera, va segnalato un interessante editoriale di Alberto Melloni. «Gli Stati Uniti – scrive – pensano il mondo come una madre patria che (con le sole eccezioni di Pearl Harbor e dell’11 Settembre) vive al sicuro mentre la sfera di influenza della superpotenza finisce su confini netti, al di là dei quali sta il nemico. È la logica delle linee tirate su un parallelo o in mezzo a una città come Berlino: linee che quando diventano strategia portano a pensare alla Nato come a un’entità che “deve” arrivare al filo di ciò che le è estraneo». Al contrario, «l’Europa ha imparato proprio dalle guerre di religione da cui fuggirono i Padri pellegrini, il valore delle terre di coabitazione. Quegli spazi che distanziano i confini e permettono di pensare i passaggi, talora di costruire ponti: come l’Ucraina che per questo motivo l’Europa di Prodi non voleva nella Nato».
Il punto, conclude Melloni, è che quella «americana e quella europea sono due visioni difficilmente conciliabili: fra le quali il papato non è neutrale. La sua visione è quella “europea”: anche oggi con un Papa argentino e un segretario di Stato cresciuto alla scuola di Casaroli. Com’è stata contraria all’intervento in Siria a ottobre, così la Chiesa cattolica è contraria alla strategia della tensione generata oggi in Ucraina. Non per un interesse, ma per una sapienza della pace di cui tutti dovrebbero tener conto, anche Obama».

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