Tutti antirazzisti con la pelle degli altri

C’è sempre un hashtag per la sinistra a corto di argomenti. Capace di trasformare in parodia antisalviniana la fatica di quattro atlete di colore

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Trasformare in parodia antisalviniana la fatica di quattro atlete di colore: se non è razzismo questo. Ecco cosa è successo il 30 giugno. È successo che la medaglia d’oro vinta nella staffetta 4×400 dalle bravissime Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e dalla campionessa europea Libania Grenot ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona è diventata una ghiotta occasione per i dem per inventarsi un nuovo hashtag (#primaleitaliane) a rimorchio dell’immancabile post di Roberto Saviano: «I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata».

L’ARGOMENTO “DI COLORE”. A parte che le quattro ragazze sono tutte italiane, chi per residenza, per nascita o per matrimonio (in altre parole, per usare un brutto termine, sono figlie di una immigrazione regolare e regolata dalla Bossi-Fini, precedenti e antecedenti), a parte che l’equazione multiculturalismo uguale gloria sportiva suona un filo stereotipata e opportunistica quanto altre considerazioni di segno opposto sulle persone di colore, la vittoria delle azzurre è la dimostrazione che la sinistra quando è a corto di argomenti riesce a tirare fuori le argomentazioni peggiori pur di stare nel dibattito.

IL MORALISMO. Come altro si chiamerebbe altrimenti questa fisima tutta social (e vagamente populista) di misurare la statura morale di un popolo in base al numero dei like, i retweet, le condivisioni e gli hashtag con la foto delle ragazze sorridenti assurta a simbolo non più dell’antirazzismo ma del «razzismo che noi vogliamo combattere e vincere per dare all’Italia un futuro migliore» (copyright il post di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana ed esponente di Liberi e Uguali)?

ANTIRAZZISTI DA TASTIERA. Utilizzare quattro atlete di colore per fare polemica e dividere ancora una volta il mondo in buoni e cattivi non è forse il modo più furbo per dimenticarsi del loro essere italiane e mettersi al contempo al livello di un certo estremismo da tastiera convinto che non esista che la rete per farsi un’opinione del mondo? Il meltin’ pot è il futuro e la soluzione, proclamano ad ogni latitudine su twitter. Scendete da twitter e tornate coi piedi per terra, dove nessuno ha bisogno di un attestato rilasciato dai vari Saviano per non dirsi complice delle parole dei veri razzisti per stare al mondo e festeggiare, come ai tempi di Fiona May e Andrew Howe, la fatica delle bravissime Maria Benedicta, Ayomide, Raphaela e Libania.

Foto Ansa

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