Se non ora, quando? Se non qui, dove? Se non tu, chi? Tutti a Roma per difendere la famiglia

Per dire sì alla famiglia, sì al diritto di ogni bambino a crescere con il suo papà e la sua mamma, sì a una società che non rinneghi, bensì valorizzi la ricchezza di ciascun individuo

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Se non ora, quando? Se non qui, dove? Se non tu, chi? Con le stesse parole con cui abbiamo chiamato tutti in piazza per la veglia in contemporanea in 100 piazze lo scorso 23 maggio, con la stessa intensità e la stessa forza oggi diciamo: bisogna esserci, e in tanti, alla grande mobilitazione di Roma sabato 20 giugno promossa dal “Comitato difendiamo i nostri figli”.

Perché? Per dire no al ddl sulle cosiddette “unioni civili” che potrebbe essere varato in estate, un testo che equipara le unioni fra persone dello stesso sesso al matrimonio e apre la strada all’abominevole pratica dell’utero in affitto. Per dire no ad ogni tentativo – più o meno subdolo – di introdurre il gender nelle scuole, ideologia che confonde le menti dei nostri figli convincendoli che non conta il dato biologico e che si può essere indifferentemente uomini o donne. Ma soprattutto per dire sì alla famiglia, cellula fondante della nostra società, sì al diritto di ogni bambino a crescere con il suo papà e la sua mamma, sì a una società che non rinneghi, bensì valorizzi la ricchezza di ciascun individuo e riconosca il bene oggettivo inscritto in ognuno di noi e nella nostra essenza di uomini e donne.

Per chi? Per tutti coloro che non sanno che tra poco nel nostro paese un bambino potrà essere considerato un oggetto prodotto per rispondere ad un desiderio, per chi non sa che in Italia fra poco avremo – de facto – le cosiddette nozze tra persone dello stesso sesso, per chi non lo crede possibile perché non lo sente alla tv e non lo legge sui giornali, per chi ha gli occhi chiusi e la coscienza sopita e non sa che è in atto uno dei più grandi e gravi attacchi alla famiglia e al cuore stesso dell’uomo da parte di un potere che vuole renderlo una monade sola e quindi manipolabile.

Come? In piazza, pubblicamente. Perché, come andiamo dicendo da mesi, non c’è verità che provochi davvero gli animi che non sia testimoniata e affermata davanti a tutti. Perché solo un’azione pubblica interpella l’opinione pubblica e interroga chi è chiamato a gestire la cosa pubblica. Le leggi non si fermano nel salotto di casa, le ideologie non si fermano con i sofismi. Che errore sarebbese oggi, nel nome di una malintesa forma di dialogo, rinunciassimo ad affermare che uno Stato non può fare leggi in base ad un legame affettivo poiché la famiglia non è semplicemente un nucleo affettivo ma una promessa di impegno pubblica: un’assunzione di diritti e doveri nei confronti di tutti.

A chi, in nome di un fraintesa forma di rispetto, è convinto che l’evento di sabato sia una mobilitazione contro le persone ricordiamo quello che andiamo dicendo da mesi ovvero che le persone non sono definite da una pulsione sessuale, che l’attrazione non definisce la persona, che la prima e più grave discriminazione la compiono le cosiddette lobby lgbt che si arrogano il diritto di parlare anche per chi è contrario alla pretesa di diritti declinati per tendenza sessuale. Non solo. A tutti ricordiamo che non è una legge a fare la felicità delle persone, poiché il nostro compimento è legato alla nostra stessa natura, e non può prescindere dalla nostra identità di uomini o di donne.

Per questo chiediamo: di fronte alle menzogne del potere politico, ideologico e mediatico, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di alzare la testa e dire di no?

Roma, sabato 20 giugno, piazza San Giovanni, ore 15.30

La famiglia è troppo importante per stare a guardare mentre viene distrutta, il cuore dell’uomo è troppo grande per cedere alle menzogne del potere.

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