Tutte le donne sono donne ma le femministe sono più donne delle altre? Una polemica che spiega molte cose

Da giorni il caso “Women Against Feminism” fa litigare mezzo mondo. Come si permettono quelle “ragazzine” di ribellarsi al matriarcato del movimento rosa?

femminismo«Il femminismo è quel pensiero che insegna a odiare gli uomini, a farsi crescere i peli e a darla al primo che capita». Poche parole chiare per descrivere l’ideologia propugnata dalla “sorellanza” del ventunesimo secolo. Sono apparse, fra le tante, nelle foto della pagina Tumblr “Women against feminism“, un gruppo di donne che si fa ritrarre con slogan contro il femminismo (foto sotto e a fianco). È bastato accorgersi dell’esistenza della pagina web a far scattare la reazione dei media. Le anti-femministe sono finite nel mirino delle intellettuali liberal.

DONNE CONTRO IL FEMMINISMO. «Non ho bisogno del femminismo moderno perché non sono una vittima e non sono misandrica». Il femminismo di oggi «non mi fa sentire uguale agli uomini ma mi spaventa». Le detrattrici del femminismo non si sentono vittime discriminate, non demonizzano i maschi padroni. Alcune di loro contestano le politiche della “sorellanza” su famiglia tradizionale e aborto. Chi esplicitamente, chi no, associa il femminismo al topless delle Femen, alle bravate delle Pussy Riots, alle sedute di masturbazione di gruppo, alla battaglia di liberazione dei capezzoli, a faccende più serie come le leggi che criminalizzano i maschi (femminicidio) e le politiche sull’aborto, paradossalmente contraddittorie quando si tratta di aborti di genere.

LA MATERNALE DI REPUBBLICA. La battaglia del gruppo social ha stizzito anche Repubblica: «Anni di lotta e di rivendicazioni gettati alle ortiche», è il commento alla fotogallery delle “Women against feminism”. Sul giornale della famiglia De Benedetti, sabato, Nadia Urbinati riserva alle anti-femministe una maternale: «Non scherziamo col fuoco care ragazze», scrive la politologa. «La recrudescenza della lotta sociale dovrebbero far pensare che i diritti non sopravvivono da soli». L’idea di Urbinati è che «senza sorveglianza», da un momento all’altro, i maschietti potrebbero incatenare le donne ad aspirapolvere e fornelli. Sulla stessa linea è il pezzo di Federico Rampini, dal titolo «”Basta femminismo”, la sfida delle ragazze. Ma le madri insorgono”». Si chiede in sostanza l’inviato newyorkese di Repubblica: che ne sarebbe di queste giovani donne se non vi fossero state le bisnonne suffragette?

femminismoI SOLITI GATTI. L’Huffington Post americano preferisce attingere all’utopia hippy per denigrare le “ragazzine”: «Non capiscono che il femminismo promuove una società piena di amore, piuttosto che di condanna e di odio». La contro-propaganda femminista, evidentemente poco incisiva, si è affidata alle solite vittime del marketing virale per risollevarsi: i gatti, le uniche creature capaci di accomunare le seguaci della Grande Madre agli jihadisti del califfato. E che cosa miagolano i felini? Lanciano una fatwa a chi non si sottomette alle prescrizioni femministe. Le donne che non le accettano, che non vi si riconoscono – è l’idea – sono sceme per antonomasia. Soggiogate dagli uomini, amano lavare piatti, fare figli a gogò: saranno pure abili con le conserve, però, molto probabilmente, non hanno mai sentito parlare de Le ecclesiazuse di Aristofane.

FEMMINISMO PER VECCHIE RACCHIE? Contrariate e stupite dall’esistenza di femmine ignare della portata storica dell’ideologia “rosa”, pensatrici di tutto l’Occidente civilizzato si sono unite per metterle all’angolo: «Care donne che non hanno bisogno del femminismo – esordisce la scrittrice Laurie Penny in una lettera aperta sul New Statesman, ripresa da vari media – la maggior parte di voi mi sembra giovane, bianca, mediamente attraente e normodotata». Quella di Penny non è una gaffe, un’allusione alla vecchia equazione machista “femministe = vecchie e racchie” ma ci va pericolosamente vicino. La teoria di Penny si snoda a partire da un concetto in voga: le donne contro il femminismo hanno «interiorizzato il sessismo» e non si accorgono di quanta discriminazione subiscano le donne – specialmente le più bruttine e anziane – nella società occidentale dominata dal patriarcato. Il femminismo? Una pratica di modificazione di sé e del mondo. Sorta di yoga politico e universale.
In Italia non è naturalmente passata inosservata la lettera di Penny, e “La 27sima ora”, blog femminile del sito internet del Corriere della Sera, l’ha sposata appieno, con due precisazioni: non tutte le femministe sono racchie e, sì, a volte anche loro esagerano.

femminismo4 MA QUALE PATRIARCATO. A difendere le anti-femministe è stata, giovedì scorso, una voce inaspettata, il Time. Sul prestigioso settimanale americano la femminista moderata Cathy Young ha osservato: «Non è del tutto all’altezza della sua etichetta, un “patriarcato” che permette alle donne di votare, lavorare, frequentare il college, divorziare, avere proprie aziende e correre per una carica politica alle stesse condizioni degli uomini». Young sembra posizionarsi sulla scia della celebre femminista radicale Elizabeth Fox-Genovese, che negli ultimi anni della sua vita, dopo essersi convertita al cattolicesimo, accusò il femminismo di aver demonizzato matrimonio, famiglia e divisione dei ruoli. Young osserva che imbarazzerebbe tutte le vecchie glorie femministe la deriva grottesca di un “movimento” (alcune preferiscono parlare di “movimenti”) ormai ridotto a fare politica denunciando le mancanze di galateo maschili in metropolitana (o improbabili discriminazioni nei ristoranti di lusso). «Sarebbe più utile – osserva Young – sostenere le donne e gli uomini come lavoratori e come genitori», che non lanciare campagne mediatiche che dipingono gli uomini come mostri misogini «irrimediabilmente legati alla “cultura dello stupro”».