Turchia schizofrenica. Combatte l’Isis ma offre asilo politico ai terroristi islamici

«È preoccupante che la Turchia ospiti certi personaggi, soprattutto perché è un membro della Nato. I turchi chiudono un occhio ma ne stanno pagando il prezzo»

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taha-Islambouli-pakistan

La Turchia sembra essersi decisa a contrastare davvero lo Stato islamico e a normalizzare le sue relazioni internazionali con Israele e Russia. Per questo, dicono gli analisti, l’Isis ha voluto punire il paese governato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, eppure Ankara continua a mantenere un atteggiamento ambiguo con i promotori dell’estremismo islamico.

ASILO AI TERRORISTI. L’asilo offerto a Rifai Ahmed Taha (nella foto al centro con il copricapo bianco) ne è la prova. Quello che gli Stati Uniti, e molti paesi europei, definiscono un terrorista islamico è stato ucciso e colpito da un drone americano ad aprile dopo una lunga caccia. Era la prima volta da anni che Taha si azzardava a uscire dalla Turchia e gli Usa l’hanno ucciso in Siria.
Taha è stato un leader di Gamaa Islamiya, il gruppo egiziano che nel 1997 ha ucciso 58 turisti e quattro guide egiziane a Luxor. Sostenitore di Osama Bin Laden, negli ultimi anni ha cercato di riconciliare Al-Qaeda e altri gruppi islamisti in Siria per creare un fronte unico. Era anche collegato al Gruppo Khorasan, accusato dagli americani di organizzare attentati in Occidente. Arrestato nel 2001 in Siria, era stato condannato in carcere in Egitto. Liberato durante la presidenza dell’uomo dei Fratelli Musulmani Mohammed Morsi, si era rifugiato in Turchia dopo l’arrivo al potere di Abdel Fattah al-Sisi e la messa al bando della Fratellanza.

«È PREOCCUPANTE». Taha non è l’unico personaggio di questo calibro che la Turchia è solita proteggere. Ad Istanbul, oltre a diversi membri ricercati di Hamas e dei Fratelli Musulmani, gode dello status di rifugiato anche Mohammad Shawqi al-Islambouli, ex leader di Gamaa Islamiya, uno dei terroristi globali più pericolosi al mondo, secondo gli Usa.
Jonathan Schanzer, ex ufficiale americano e ora vicepresidente di un think tank a Washington, ha dichiarato al Washington Post: «È preoccupante che la Turchia ospiti queste persone, soprattutto perché è un membro della Nato che dovrebbe essere alleato all’Occidente nella battaglia a un comune nemico».

ATTENTATO. Dopo l’attentato all’aeroporto di Istanbul, Erdogan ha condannato il terrorismo e si è risolto contro l’Isis, ma ancora sostiene la fazione siriana di Al-Qaeda, Jabhat al-Nusra. Il presidente turco ancora il mese scorso si è rifiutato di definirli terroristi, mentre ha affibbiato la definizione ai curdi dell’Ypg, sostenuti dagli Stati Uniti, e gli unici ad aver ottenuto numerosi successi in Siria contro il Califfato.

«TURCHI CHIUDONO UN OCCHIO». «Ma può la Turchia sostenere a livello internazionale la rete dell’estremismo islamico dei Fratelli Musulmani, arrivando anche a proteggere famosi terroristi in patria, e allo stesso combattere il terrorismo dell’Isis? Difficile, commenta Schanzer: «I turchi chiudono un occhio ma ne stanno pagando il prezzo. Loro pretendono di riuscire a distinguere tra» Gamaa Islamiya, Fratelli Musulmani, «Al-Nusra e Stato islamico. Ma non sono in grado di farlo e ora hanno smarrito la via».

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