Tunisia, ministro vuole chiudere i bar per il Ramadan. E l’imam: «Stigmatizzare chi non digiuna»

La nuova Tunisia della “primavera araba” assomiglia sempre meno a un paese laico. Il consigliere del presidente della Repubblica getta acqua sul fuoco: rispettare i diritti di tutti

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«Chi non digiuna sarà fotografato e stigmatizzato pubblicamente»: è la campagna lanciata dal predicatore islamico tunisino Adel Elmi in occasione del mese di Ramadan, cominciato lo scorso 10 luglio. Per scovare gli immorali che non rispettano il digiuno, l’imam ha anche proposto di utilizzare le telecamere di sorveglianza che si trovano lungo le strade davanti ad alcuni negozi. Dopo la cosiddetta “Primavera araba”, la Tunisia, come anche la Libia e l’Egitto, sta conoscendo un periodo di instabilità fatto di scontri tra laici e integralisti islamici, che il partito islamista al potere, Ennahda, il corrispettivo del partito dei Fratelli Musulmani in Egitto, non riesce o non vuole fermare.

CHIUDERE TUTTI I BAR. A conferma che la libertà religiosa deve ancora affermarsi nella nuova Tunisia, il ministro degli Affari religiosi Noureddine Khadmi ha proposto che tutti i bar e i ristoranti del paese chiudano i battenti durante il Ramadan, perché inutili e perché rappresenterebbero una tentazione per i musulmani. Con buona pace di chi appartiene a un’altra religione o non è praticante o è ateo. Dopo le sue dichiarazioni il consigliere politico del presidente della Repubblica Marzouki si è affrettato a correggere il tiro: «I musulmani praticanti hanno il diritto di esercitare il loro culto e il dovere del ministro è di far rispettare questo diritto. I non praticanti e i non musulmani hanno il diritto di andare al bar e al ristorante e il dovere del ministro è di non creare ostacoli all’esercizio di questo diritto».

CAOS COSTITUZIONE. Non stupisce dunque che da settimane il Parlamento tunisino non riesca ad andare avanti sulle discussioni intorno alla Costituzione, preliminari al voto di approvazione. Secondo l’opposizione laica, si tratta di un testo islamista e liberticida, secondo gli estremisti è troppo lontano dalla sharia, mentre Ennahda lo ritiene un buon compromesso. Se i due terzi del Parlamento non approveranno la Carta, sarà necessario indire un referendum.

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