Tunisia, Ben Mohamed (Ennahda): «Rifiuteremo il governo tecnico del premier Jebali. Si dimetterà»

Intervista a Imen Ben Mohamed, membro di Ennahda, al governo in Tunisia: «Se il premier si dimette, lo ricandideremo lo stesso. Ma non ci servono i tecnici».

«Noi non riteniamo che la soluzione migliore per la Tunisia adesso sia un governo di tecnocrati. Per questo rifiuteremo la proposta del premier Jebali, che forse si dimetterà». Sono le parole pronunciate a tempi.it da Imen Ben Mohamed, membro di Ennahda, eletta all’Assemblea costituente in rappresentanza della comunità tunisina in Italia. Anche se afferma che «in Ennahda non c’è uno scontro interno», dall’intervista si capisce bene che il partito è diviso. Dopo l’uccisione di Chokri Belaid, uno dei leader dell’opposizione, il premier Hamadi Jebali, illustre esponente di Ennahda, partito islamista al comando in Tunisia, ha proposto di sciogliere il governo e di nominare dei tecnici che guidino il paese fino alle elezioni. Il suo partito ha rigettato la proposta e ora tutto il paese è nell’incertezza.

Il premier Jebali contrastato dal suo stesso partito. Ennahda è spaccata in due?
Non c’è uno scontro interno a Ennahda: il nostro partito è unito. Jebali ha preso la sua decisione in totale autonomia ritenendo che un governo di tecnocrati fosse la soluzione migliore per uscire da questa fase di tensione. Noi invece come partito riteniamo che le elezioni abbiano già deciso chi deve governare. I politici di Ennahda. La decisione del capo del governo rimane un suo punto di vista. Ennahda rimarrà al governo. Anche se Jebali si dimetterà resterà all’interno del partito e forse sarà il nostro candidato premier per le elezioni che, speriamo, ci saranno entro sei mesi. La sua candidatura è una delle ipotesi.

Dunque quando presenterà il nuovo governo Ennahda rifiuterà di appoggiarlo?
In queste ore stiamo cercando di trovare una soluzione con il partito. Jebali è convinto di questa decisione, a fine settimana presenterà la formazione di tecnici, noi stiamo discutendo per presentare o un nuovo governo o una modifica al governo attuale con tecnici e politici insieme. Ma se lui presenterà un governo di soli tecnici, noi rifiuteremo e se lui si dimetterà, noi lo presenteremo ancora come capo del governo alle prossime elezioni.

È vero che Marzouki, presidente della Tunisia, ha ritirato i ministri del suo partito laico dal vostro governo?
Sì, Marzouki li ha ritirati ma anche lui ha rifiutato un governo di tecnici e ha dato una settimana di tempo a Ennahda per formare un nuovo governo. La nostra nuova formazione sarà allargata ad altri partiti, sarà più ampia possibile.

Ennahda non vuole i tecnici, ma l’omicidio di Belaid non richiede un cambiamento tangibile, come chiesto dall’opposizione?
È necessario un cambiamento, sicuramente, noi siamo stati i primi a prendere questa decisione di cambiare. Ma parlare di un governo di tecnici adesso, a sei mesi dalle elezioni non ha senso. La Tunisia non è l’Italia, chi sono questi tecnici che vuole presentare Jebali? Chi ci assicura che sono neutri? Chi decide chi è neutro? Anche i politici sono competenti, non c’è bisogno di tecnici. Vogliamo allargare il governo per fare partecipare il maggior numero possibile dei partiti.

Parteciperà anche la coalizione di Belaid, quindi?
Noi abbiamo cercato di includerli ma il suo partito si è rifiutato di negoziare con noi.

È comprensibile dopo l’assassinio. Belaid è stato ucciso proprio dopo avervi criticato.
Belaid ha avuto sempre una posizione contro i partiti di matrice islamica, era terrorizzato da noi. Ma lui non è l’unico che ci accusa di volere islamizzare il paese. Ennahda però non ha mai parlato di islamizzazione del paese, noi vogliamo uno Stato civile. È vero che abbiamo un’ispirazione islamica, la nostra identità è arabo-islamica. Ma nessuno sta costringendo i tunisini ad abbracciare l’islam.

Il fratello di Belaid vi ha accusati di essere i mandanti dell’omicidio.
Il fratello ci ha accusato magari in un momento di rabbia e tristezza. Io per il fratello della vittima provo molto rispetto e comprendo la sua tristezza e la sua situazione, però chi ci accusa di questo assassinio sbaglia. Anche perché Ennahda è il partito che, dal punto di vista dell’immagine, ci ha rimesso di più per questo omicidio. Noi cerchiamo la pace, sarebbe stato controproducente per noi uccidere un avversario. Chi ci accusa o è stupido o copre l’assassino.

Questo omicidio arriva pochi giorni dopo la celebrazione dei due anni della rivoluzione. La “primavera araba” è fallita?
Siamo tutti rimasti molto colpiti, non si può arrivare a questo punto: ammazzare un’altra persona per motivi politici. È chiaro che chi l’ha fatto non vuole il bene della Tunisia e non vuole che la transizione democratica del paese abbia successo. L’assassino vuole ripiombare la Tunisia nel caos. Ma parlare di fallimento della rivoluzione è esagerato perché la rivoluzione continua. Non è durata solo dal 17 dicembre al 14 gennaio, prosegue dopo la caduta di Ben Ali, abbiamo ancora persone del vecchio regime da cambiare, che lottano per tornare indietro e non vogliono la democrazia in Tunisia. L’assassinio di Belaid è un fatto molto negativo che rischia di bloccare questa rivoluzione ma il popolo tunisino è cosciente di questo e non vuole tornare indietro. Belaid è una grande perdita e ci indica una strada che non vogliamo prendere.