“La legge sono io”. Che cosa c’è nel numero di Tempi di febbraio
“La legge sono io”, rivendica Donald Trump dalla copertina di Tempi di febbraio (già disponibile per tutti gli abbonati nello sfogliatore digitale e presto in versione cartacea nelle case dei sottoscrittori che hanno scelto la formula full). È questo infatti il titolo che abbiamo scelto per sintetizzare nel nuovo numero del mensile la sfida lanciata al mondo dal presidente americano che con la sua “diplomazia delle cannoniere” ha messo brutalmente fine alla favola del diritto internazionale. Una favola – va detto – che abbiamo potuto raccontarci a lungo solo grazie a una buona dose di ipocrisia, come spiegano a Rodolfo Casadei nel servizio di copertina Lucio Caracciolo, Damiano Palano e Henri Hude. E come ricorda anche Berlicche.
Trump dunque ha deciso di esercitare fino in fondo e senza infingimenti il suo enorme potere. Non solo all’estero, ma anche in patria, fino a pretendere di stravolgere l’apparato tecnocratico per ridisegnarlo a propria immagine e militanza, osserva Lorenzo Castellani. Tutto questo, scrive Emanuele Boffi nell’editoriale, va guardato senza troppa ingenuità e moralismi, perché in fondo il tycoon «è un “cattivo” che fa tutto quello che i “finti buoni” sognano». Badi bene, però, il capo della Casa Bianca, a non finire per «spingere i suoi storici alleati nelle braccia di Cina e Russia».
La prudenza del Papa, la liberazione del Venezuela
Radicalmente diversa la posizione di Leone XIV, il quale ha scelto di tornare alla tradizionale prudenza e riservatezza diplomatica che ha sempre garantito al Vaticano di potersi sedere al tavolo con tutte le parti in causa in qualunque crisi. Ne parla nel nuovo numero di Tempi Matteo Matzuzzi. Mentre Marco Invernizzi sottolinea l’importanza del discorso tenuto dal Papa davanti al corpo dei diplomatici accreditati presso la Santa Sede: serve a poco parlare di rispetto fra Stati se non si rispetta innanzitutto la verità e la realtà delle cose, ha detto Prevost.
Chiude la sezione esteri di Tempi di febbraio una grande intervista di Leone Grotti ad Antonio Ledezma, l’ex sindaco di Caracas esiliato in quanto leader dell’opposizione a Maduro, Premio Sacharov 2017, il quale non si scandalizza affatto per i metodi di Trump, anzi, gioisce per la cattura del dittatore; tuttavia, ricorda, il lavoro non sarà finito finché resteranno al governo figure centrali del vecchio regime.
Crans-Montana, morte e resurrezione
Diversi poi i commenti delle firme di Tempi a partire dalla strage di Capodanno a Crans-Montana. Giancarlo Cesana riflette con papa Leone su che cosa e su Chi ci permette di «riconoscere il bene vincitore» anche in mezzo a momenti così bui. Anche Marina Corradi nella sua rubrica si lascia provocare dal Santo Padre che di fronte a tutta questa morte osa parlare di resurrezione: sono sue, scrive, le sole parole adeguate. Igino Gatti ricorda quando Luigi Giussani dopo il tragico “scoppio della Befana” del 1998 affidò la comunità di Cl di Padova alla «povera» ma «determinante» amicizia cristiana. Pier Paolo Bellini si sofferma invece sul pianto di Jessica Moretti, padrona del locale andato a fuoco: quelle lacrime non erano per le vittime, ma per il crollo di tutto; dunque erano sincere, perciò benvenute.
Il referendum per una giustizia più giusta
Prosegue poi nel numero del mensile di febbraio la battaglia di Tempi per il “Sì” al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Emanuele Boffi ne ha chiesto le ragioni all’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, schieratosi apertamente a favore della riforma Nordio. L’ex consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella invece racconta i 7 anni di calvario in cui la sua carriera politica è stata distrutta da una giustizia ingiusta. Così come è un’ingiustizia che l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno sia ancora in carcere, dice il suo amico Francesco Storace a Peppe Rinaldi.
Da Milano a Genova
Prosegue su Tempi di febbraio anche la serie di interviste sulla crisi di Milano: la città garantisce margini di profitto a sufficienza perché sia ragionevole chiedere agli investitori di finanziare modelli di sviluppo più sostenibili e inclusivi, spiega a Lorenzo Margiotta l’economista esperto del settore Luca Dondi dall’Orologio. Per lo spazio mensile dedicato all’“Italia del buon lavoro”, invece, Caterina Giojelli ha incontrato a Genova Giovanni Landro, fondatore di Irc Components, realizzatore di tecnologie “irrealizzabili”.
Il “dottor” Ai, la verità sulla crisi demografica
Ancora. Alberto Reggiori si occupa di rischi e potenziali “effetti collaterali” delle app che pretendono di rimpiazzare il medico con l’Ai. Roberto Volpi mostra dati alla mano perché la denatalità è legata a doppio filo al crollo dei matrimoni, e dunque non c’è da stare allegri se “sempre più figli nascono fuori dal matrimonio”. È proprio quando le coppie si impegnano a «portare in salvo il legame», infatti, che accade il miracolo della generatività, spiega Eugenia Scabini a Caterina Giojelli.
Poi come sempre le nostre rubriche. Renato Farina demolisce il tentativo da parte del governo armeno di “incentivare” anche l’arte armena ad accettare l’appeasement con l’Azerbaigian. Lorenzo Malagola mette in fila i motivi che rendono la Groenlandia e l’Artico così interessanti per gli Stati Uniti e per la Nato. Simone Fortunato ripercorre la straordinaria, paradossale fioritura dell’arte di fare cinema (e poesia) nell’Iran strozzato dagli ayatollah.
Come leggere Tempi
Tutto questo e altro ancora nel numero di Tempi di febbraio 2026. In attesa che la rivista arrivi nelle loro case, gli abbonati possono già sfogliarla in formato digitale nell’area riservata del sito. Chi non lo ha ancora fatto, invece, farebbe bene ad abbonarsi subito. Anche perché da gennaio si è aggiunta all’offerta riservata ai nostri abbonati “La borsa e la vita”, la nuova newsletter settimanale di Alan Patarga dedicata all’economia.
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