Tre testimoni ripudiano le accuse contro l’imam che ha denunciato Rimsha

Tre dei quattro testimoni che avevano accusato Khalid Jadoon Chishti, l’imam che ha fabbricato le prove contro Rimsha, hanno ritrattato. Bhatti: «Ma lei sarà assolta»

Tre dei quattro testimoni che avevano accusato Khalid Jadoon Chishti, l’imam che ha fabbricato le prove contro Rimsha, hanno ritrattato. Solo un quarto, Hafiz Zubair, ha confermato le accuse.

Rimsha è la quattordicenne cristiana pakistana al centro di un caso internazionale perché accusata di blasfemia. Il tribunale che giudicherà del suo rinvio a giudizio ha rimandato la decisione al 18 ottobre. Intanto, però, il suo accusatore è finito in prigione, accusato a sua volta di aver fabbricato le prove contro di lei. Come si diceva, lunedì, tre dei suoi quattro accusatori hanno ritrattato la loro versione. Probabile l’abbiano fatto per il timore di ritorsioni.

In ogni caso, come ha spiegato all’Agenzia Fides Paul Bhatti, ministro per l’Armonia nazionale, la strategia degli accusatori di Rimsha è destinata al fallimento, dato che «il caso è in mano all’Alta Corte, tribunale non condizionabile, e le prove presentate dalla difesa sono schiaccianti». Rimsha procede «speditamente verso l’assoluzione» e «a nulla può valere la ritrattazione dei testimoni che hanno accusato l’imam Khalid Jadoon Chishti di aver orchestrato il caso». Secondo Fides «le loro dichiarazioni sono state registrate secondo la sezione n. 164 del Codice Penale del Pakistan. Ciò significa che il giudice ha sottoposto per ben tre volte il documento ai testimoni, chiedendone conferma, e assicurandosi che non vi fossero condizionamenti di sorta. Dopo tale procedura, le dichiarazioni sono ritenute inoppugnabili, e la ritrattazione, secondo le leggi vigenti, risulta inammissibile».