Totalitarismo Quebec, dove l’ora di religione ed etica deve essere «neutrale» anche nelle scuole cattoliche

È arrivata davanti alla Corte suprema del Canada la battaglia della Loyola High School di Montreal per la libertà di insegnare “Ethics and Religious Culture” alla maniera gesuita

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«Vogliamo essere veri con quello che siamo». Per questo la Loyola High School di Montreal, Canada, sta portando avanti una battaglia da anni contro l’Ethics and Religious Culture (Erc), programma scolastico che obbliga gli istituti a impartire l’insegnamento di etica e religione da un punto di vista “laico” e “neutrale”. Il piano studi è stato adottato nelle classi del Quebec fin dal 2008 e sono state costrette ad aderirvi anche le scuole di ispirazione religiosa, come appunto l’istituto dei gesuiti del capoluogo del Quebec. Lunedì 24 marzo i suoi rappresentanti legali si sono presentati davanti alla Corte suprema del Canada per chiedere che la scuola sia “risparmiata” da quella che reputa come imposizione totalitaria di un sistema tutto incentrato su un «secolarismo chiuso» che azzera ogni tipo di identità religiosa e culturale. I giudici si sono riservati di decidere nei prossimi mesi, probabilmente verso la fine dell’anno.

RELIGIONE AL BANDO. È proprio «secolarismo chiuso» la formula che ha usato Paul Donovan, responsabile della Loyola High School, in un’intervista concessa qualche tempo fa al National Post. In contrapposizione, il dirigente scolastico invoca per il Quebec un «secolarismo aperto», in virtù del quale, pur in assenza di preferenze verso qualsiasi credo religioso da parte del governo, è riconosciuto il valore delle fedi per lo sviluppo e la crescita della società. L’imposizione dell’Erc, invece, sottintende che «la religione deve rimanere nelle case e nelle chiese, e restare totalmente esclusa dall’arena pubblica», spiega il dirigente scolastico canadese.

«NON SI PUÒ DISCUTERE». I gesuiti non chiedono nulla di più che poter insegnare la religione secondo le proprie convinzioni e denunciano che l’Erc «costringe una scuola cattolica a smettere di essere cattolica». «Il Quebec pretende che noi tralasciamo qualsiasi spiegazione del perché la gente crede in quel che crede», è l’accusa di Donovan, che spiega come, per assurdo, se uno studente chiedesse a un suo professore di esprimere il proprio punto di vista da fedele su un argomento in programma, non potrebbe ricevere alcuna risposta: «Il governo vuole che le affermazioni in merito al credo religioso siano assolute. Non possono essere discusse. Non potrebbero essere viste come razionali. Nel cattolicesimo, san Tommaso d’Aquino diceva che la ragione è il primo passo per la fede. Per questo, non ci è concesso di essere ciò che siamo».

CORSI EQUIVALENTI. La battaglia della Loyola High School contro l’Ethics and Religious Culture è cominciata da subito, nell’anno scolastico 2008-2009. Da parte delle scuole statali non sono emerse obiezioni a seguire le linee governative del Quebec, alle private era stata garantita la libertà di sostenere insegnamenti “equivalenti”. Ma è proprio sull’interpretazione di quest’ultima parola che è nato lo scontro. Alla Loyola l’avevano interpretata come libertà di insegnare religione ed etica «in una maniera rispettosa della fede cattolica e dei valori morali» alla base della loro educazione; ma l’amministrazione del Quebec la pensavano in tutt’altro modo, e hanno rifiutato la domanda di esenzione dell’istituto dei gesuiti perché il programmi adottato in alternativa all’Erc «non conduce lo studente a riflettere sul bene comune, o su temi etici, ma piuttosto ad adottare la visione gesuita del servizio cristiano».

LA BATTAGLIA LEGALE. Nel 2010 una prima sentenza della Corte superiore della provincia ha dato ragione alla Loyola, definendo l’Erc senza mezzi termini «totalitario per natura». Ma nel 2012 la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza, dando ragione al governo del Quebec e preparando il terreno per il passaggio di lunedì alla Corte suprema. Altro aspetto controverso è relativo alla legittimità del corso stesso: per alcuni osservatori sarebbe incostituzionale, poiché minerebbe la libertà religiosa degli istituti privati. Le autorità del Quebec, invece, insistono che l’Erc non deve avere “ascendenze” religiose nemmeno nelle scuole private, dove al tempo stesso a nessuno è vietato insegnare i princìpi cattolici in altre ore. «Ma l’opzione di smettere di essere cattolici, cristiani evangelici, ebrei o musulmani anche solo per un limitato lasso di tempo, anche solo per un secondo, non è un’ipotesi per chi vive la fede», ha affermato davanti alla corte suprema Albertos Poizogopoulos, avvocato della scuola.

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