Torino verso la privatizzazione. Magliano (Pdl): «I privati sono un valore aggiunto se ben controllati»

Piero Fassino, sindaco di Torino, ha presentato un piano di riassetto del comune più indebitato d’Italia. Secondo Silvio Magliano (Pdl), Vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino, la giunta però sta procedendo troppo velocemente: «Questa operazione coinvolge tutte le partecipate, attendiamo il passaggio e la discussione sulla vendita delle quote. Va concordata con tutto il Consiglio»

«Aumentare il grado di efficienza e la redditività delle nostre aziende, liberare risorse finanziarie per ridurre il debito complessivo della città e creare opportunità per costruire progetti di politica industriale insieme a nuovi partner». Così il sindaco di Torino, Piero Fassino, in una nota ha sintetizzato gli obiettivi dell’operazione finalizzata alla realizzazione di un piano di riassetto, razionalizzazione e valorizzazione delle partecipazioni societarie comunali. Il progetto è stato approvato oggi dalla Giunta comunale e nelle prossime settimane passerà al vaglio delle commissioni consiliari prima della definitiva approvazione in Sala Rossa.

 

Il provvedimento prevede la nascita di una holding ad hoc, che acquisirà una quota pari al 40% di Gtt, Amiat e Trm mediante ricorso al credito bancario. Il restante 60% del pacchetto azionario di Gtt e Amiat e il 55% di Trm sarà trasferito dalla città alla FCT (Finanziaria Città di Torino) Holding per conferimento. FCT provvederà poi a mettere sul mercato il 40% delle tre società, che in questi giorni sono oggetto di esame da parte di tre advisor chiamati a stabilirne il valore. Un passaggio importante, significativo quanto doveroso. I tagli della finanziaria si sono infatti aggiunti a una situazione già problematica: Torino, per quello che viene chiamato “l’effetto Olimpiadi”, è la città più indebitata d’Italia. Ma cosa comporta la ristrutturazione della macchina comunale? E la holding sarà in grado di garantire ai cittadini dei servizi efficienti, scongiurando al contempo il rischio di default della città?

 

Secondo Silvio Magliano (Pdl), Vicepresidente del Consiglio Comunale di Torino, la giunta sta prendendo decisioni troppo velocemente: «E la fretta non dà mai risultati positivi. Sulle ceneri di una vecchia finanziaria, che si occupava solo di gestire il patrimonio comunale dal punto di vista degli immobili, questa operazione coinvolge tutte le partecipate. Attendiamo il passaggio e la discussione sulla vendita delle quote. Va concordata con tutto il Consiglio». In questi giorni tutti i consiglieri ricevono giornalmente dalle 100 alle 150 mail dai cittadini, tutte con la stessa richiesta: “Non privatizzate i beni pubblici”. Un passaparola che ricalca le posizioni dei due consiglieri di Sel, Michele Curto e Marco Grimaldi.  La crea zione della holding sta provocando molte tensioni all’interno della maggioranza di Fassino, a cui i vendoliani hanno consegnato una lettera aperta, chiedendo maggiore collegialità nelle scelte: «Auspicavamo che questo dibattito politico avvenisse prima della presentazione della delibera, ma siamo altrettanto convinti che si possa e si debba recuperare il tempo perduto. Non ci risultano chiare le premesse economico finanziarie che hanno determinato un percorso rispetto a un altro, né quindi quali siano le alternative, né tantomeno se siano chiari a questa amministrazione gli esiti finali. Pertanto riterremmo urgente la convocazione di una riunione della maggioranza consiliare allargata alla giunta ed eventualmente alle forze politiche della coalizione».

 

A novembre ci sarà anche il congresso provinciale di Sel, a cui parteciperà anche Michele Curto (noto per le sue posizioni No-Tav e per il suo giudizio molto critico nei confronti della Cgil per l’accordo sulla contrattazione firmato a giugno): in caso di una vittoria della frangia “fiommista” la distanza col Pd non potrà che accrescere. L’equilibrio appare sin da ora piuttosto instabile: «Ci sono sedici eletti e diciotto correnti» racconta il vice presidente del Consiglio comunale «e spesso gestire l’aula è difficile. Basti pensare che l’attuale capogruppo della maggioranza è stato eletto con nove voti su sedici, quello determinante è stato di Silvio Viale, radicale. Insomma, è probabile che su alcuni temi il Pd sarà costretto a seguire la linea più radicale».

 

Resta da capire se si raggiungerà realmente un accordo in tema di privatizzazione. «Dietro l’attacco di Sel si cela il solito pregiudizio nei confronti dei privati» commenta Magliano. «Che invece possono portare un valore aggiunto, se ben controllati dal pubblico». Non si può prescindere da controllo, trasparenza e rigore. «Per questo ci stiamo battendo perché continui a esserci una rappresentanza anche di nomine comunali all’interno degli enti che nasceranno, perché non possiamo ribaltare la struttura dei servizi comunali solo per fare cassa. Dobbiamo vigilare su chi acquisterà queste azioni. Senza scordarci che l’utente finale di questa operazione è il cittadino».