Torino. «Invece che alla dieta vegana, Appendino pensi a scuole paritarie e contrasto dell’abusivismo»

Intervista al consigliere di opposizione Silvio Magliano: «Il programma di Chiara Appendino fa sorridere, ma le gravi mancanze sono altre. Come vuole affrontare il problema dei campi rom?»

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Dalla promozione della «dieta vegetariana e vegana per salvaguardare l’ambiente» all’idea di costruire palazzi senza l’uso del vetro per non danneggiare i volatili che ci sbattono contro. Chiara Appendino si è insediata al Comune di Torino da pochissimi giorni, ma già sono in molti a essere scontenti del suo programma politico. Presentato in consiglio comunale il 19 luglio, il programma sarà votato dai consiglieri il prossimo 29 luglio. Dalle 63 pagine emerge un interesse molto particolare del sindaco M5S per l’ambiente, la tutela degli animali, la mobilità, il welfare e l’educazione. Esprime le sue perplessità a tempi.it il consigliere comunale dell’opposizione Silvio Magliano (Moderati per Fassino), già presente nella scorsa legislatura.

Come le sembrano questi primi giorni da sindaco di Chiara Appendino?
La prima cosa che ha fatto è stata la riduzione dei costi della politica al Comune di Torino. Un argomento di per sé molto caro al Movimento 5 Stelle, ma a livello di cifre abbastanza irrilevante nel totale dei cinque anni di legislatura. Il bilancio del Comune per il 2016-2021 ammonterà a 6 miliardi di euro, e il sindaco ha deciso di far risparmiare circa 5 milioni di “costi della politica”, cioè un milione all’anno. Non sarà certo questo gesto a salvare il budget cittadino.

Nel capitolo del programma dedicato all’ambiente si parla di “promozione della dieta vegetariana e vegana come atto fondamentale per salvaguardare l’ambiente”. Si parla anche di introdurre una figura affettivista nelle scuole d’infanzia.
Queste sono chicche del programma, aspetti che possono far sorridere ma su cui non mi soffermerei più di tanto. Sono altre le gravi mancanze degli intenti politici di Chiara Appendino. Invece che proporre la diffusione di una dieta vegetariana sul territorio per difendere l’ambiente, perché non ha parlato del rafforzamento dell’operato di realtà come il Banco alimentare, che realmente si occupano di lottare contro gli sprechi? Mi sembra che tutto sia permeato da una logica statalista.

Anche in campo educativo?
Soprattutto. Anzi è uno degli aspetti che mi preoccupa di più e sul quale prevedo di compiere una dura opposizione in consiglio comunale. Nel suo programma non c’è una riga in cui vengano citate le 56 scuole paritarie dell’infanzia che operano a Torino. Questo perché l’assessore all’Istruzione Federica Patti è stata da sempre contraria a riconoscere l’importanza delle paritarie. Il contributo comunale per le paritarie a Torino non è più stato elevato da anni, nonostante si siano invece alzati i costi delle utenze. Alle scuole paritarie torinesi servirebbe un passo avanti in questo senso, e invece rischiano di trovarsi di fronte un muro ideologico.

Andiamo avanti. Cosa ne pensa invece del capitolo welfare?
Il primo passo per sostenere le famiglie torinesi è stato cambiare nome all’assessorato, smettendo di chiamarlo “assessorato alla famiglia” e passando a chiamarlo “alle famiglie”. È stato nominato assessore Marco Alessandro Giusta, noto esponente dell’Arcigay torinese, ma il problema non è questo. Il problema è che Giusta sulla sua bacheca Facebook si è più volte espresso in maniera originale e colorita su temi come Vaticano, droghe, alcol e quant’altro. Io penso che debba rispondere anche delle proprie opinioni pubbliche, visto che sta esercitando la sua carica in nome dei cittadini. Di tutti, anche di quelli che non l’hanno votato. Un aspetto di cui chiederò conto direttamente al sindaco Appendino non appena avrò l’occasione di farlo in consiglio comunale. Al giorno d’oggi l’identità digitale è un’identità pubblica.

Un altro tema che piace al nuovo sindaco è quello della mobilità. Rigorosamente su due ruote a pedali.
Da cittadino mi va benissimo che ci siano molte piste ciclabili, ben connesse tra loro. Ma non posso credere che sia solo questa la soluzione per fermare l’inquinamento torinese. Cercare di incentivare l’utilizzo della bici per evitare che un torinese prenda l’automobile per andare al lavoro mi sembra irrealistico. Vorrei sperare invece che il nuovo sindaco investa risorse per far sì che i mezzi pubblici abbiano tempi di attesa ridotti, che siano a portata di tutti, anche dei disabili molte volte costretti a lunghe attese prima che arrivi un mezzo a loro accessibile. Non credo che sia colpa di un auto in più in strada se Torino è così inquinata, quanto piuttosto della Co2 prodotta dai palazzi dell’amministrazione pubblica, dove d’inverno i riscaldamenti funzionano a temperature più elevate di quelle permesse.

Il nuovo sindaco si è volutamente dimenticato di qualche soggetto scomodo nel suo programma?
Si è dimenticato per esempio di parlare dei centri sociali. Si è dimenticato di parlare della piaga dell’abusivismo nelle vie del centro, belle come via Garibaldi, eppure funestate da bancarelle di ogni sorta. Non ci si può dire a favore dell’artigianato locale e del made in Italy e poi non proporre una fase repressiva nei confronti di chi froda gli stessi artigiani. Non ha nemmeno parlato del problema dei campi rom, non si è capito come voglia affrontare il problema, anche qui per evitare di fare una figura repressiva. Ha deciso però per esempio che non porterà a termine la Città della Salute, polo multiospedaliero. Il problema maggiore dell’Appendino, nel breve termine, sarà sicuramente lo scontro con i suoi stessi elettori. Quelli che l’hanno eletta perché da sempre No Tav, e che l’hanno insultata per aver dimostrato solidarietà con gli agenti della Polizia a Chiomonte. Ecco da che elettorato contrastante è stata eletta.

Foto Ansa

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