Torino. L’Arcigay aderisce alla marcia contro le persecuzioni religiose. Bene (o quasi)

L’associazione partecipa all’iniziativa appoggiata dalla diocesi, diramando un comunicato un po’ ambiguo

torino-noi-con-voiL’Arcigay aderisce alla marcia “Noi siamo con voi”, contro le persecuzioni religiose nel mondo, che si svolgerà stasera a Torino. Una meritoria iniziativa, dalla piattaforma calibrata per incontrare ampia convergenza, promossa dall’ex consigliere regionale Giampiero Leo, ora vicepresidente del Comitato regionale per i diritti umani. Ufficialmente sostenuta dall’Arcidiocesi, vi parteciperanno anche Ariel Di Porto, rabbino della comunità ebraica cittadina, oltre a rappresentanti di valdesi, luterani, ortodossi, musulmani, induisti, buddisti, mormoni. Una cinquantina le associazioni aderenti. Anche molti esponenti della vasta comunità musulmana a Torino.

Si potrebbe leggerla come buona notizia, la scelta dell’Arcigay, ma… c’è sempre un ma. Spiegando il perché della partecipazione, l’organizzazione lgbt specifica che sarà «sempre a fianco delle lotte per la libertà di espressione e per il diritto delle persone, quand’esse non siano strumentalizzate o usate come copertura di volontà meramente discriminatorie, garantendo convintamente il diritto al pensiero, al dissenso o all’espressione della propria identità o delle proprie convinzioni filosofiche e religiose».

Un distinguo, seppur intinto nel miele, che assume un preciso significato con una semplice sinossi delle espressioni che la medesima organizzazione usa per descrivere le Sentinelle in piedi e tutti quanti si oppongono allo psicoreato di omofobia e a matrimoni e unioni gay, pur chiarendo di non discriminare nessuna persona. Furbesca sintesi tra la doppiezza togliattiana e le strategie del marketing, a pensar male, la scelta di prendere parte alla manifestazione, cui è annunciata la presenza dell’Arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Un modo per delegittimare quanti, non sempre compresi negli ambienti da cui provengono, hanno la sola colpa di scendere silenziosamente in piazza contro il “pensiero unico”? Chiederselo è legittimo, certo sperando di sbagliarsi. Ma…