Ticket Prodi-Formigoni su Tempi: «Difendiamo il bipolarismo»

Prima intervista di Romano Prodi a Tempi. Insieme a Roberto Formigoni. L’ex premier e il governatore d’accordo nell’evitare la frammentazione politica. Serve un dialogo a 360 gradi tra cristiani impegnati nella polis.

Prima volta di Romano Prodi sul settimanale Tempi. Insieme a Roberto Formigoni. Che boccia la bozza di legge elettorale di impianto proporzionale. E si schiera con il professore bolognese a difesa del sistema elettorale maggioritario. È un ticket inusuale quello proposto nelle due interviste che compariranno nel numero di Tempi in edicola domani, giovedì 24 maggio. E non casualmente proposte proprio alla vigilia del grande raduno internazionale sulla famiglia che si terrà a Milano a fine maggio, per il quale sono previsti un milione di partecipanti e che vedrà la presenza degli stati generali del mondo cattolico, vescovi e papa Benedetto XVI.

Come scrive il direttore di Tempi introducendo l’intervista al due volte presidente del Consiglio e leader dell’Ulivo e dell’Unione Romano Prodi, questa spinta al dialogo a 360 gradi «nasce dall’urgenza, secondo chi scrive improrogabile, di ritrovare le più ampie modalità di collaborazione innanzitutto tra chi ancora non si vergogna del suo essere cristiano ed è impegnato nella polis come tale, con tutta la strumentazione laica del caso».
Per Romano Prodi, che coglie l’occasione per confermare il suo disimpegno dalla politica attiva («col voto di sfiducia al mio governo la mia personale parabola politica si è conclusa»), rimane la necessità per l’Italia «di una legge elettorale che obblighi ad un accorpamento degli elettori. Le leggi elettorali non sono fatte per fotografare un paese ma per dare ad esso un governo possibilmente stabile ed efficiente».
E se altrove il professore ha dichiarato di preferire il modello a doppio turno alla francese, al di là di ogni variante di maggioritario, resta per Prodi la necessità di non tornare indietro rispetto al bipolarismo che si è affermato in Italia nell’ultimo ventennio. «Dal punto di vista operativo ho cercato di concretizzare quest’obiettivo nell’ambito del centro-sinistra con la coalizione dell’Ulivo, sperando che altri avrebbero fatto un’operazione analoga nel centro-destra. Le cose sono poi andate come sono andate. I referendum volti a favorire l’accorpamento e la governabilità sono stati in vario modo bocciati e i partiti politici hanno finito col giocare in favore della frammentazione. La soluzione non è quella di cambiare ricetta ma di mettere in atto i cambiamenti che non si sono mai fatti».

Analoghe considerazioni svolge il presidente lombardo Roberto Formigoni, che boccia qualsiasi ritorno al proporzionale in quanto «produrrebbe un risultato di generale spappolamento delle forze politiche, con nessun vincitore e con un altissimo tasso di non governabilità. Sarebbe, non esagero, una  situazione analoga a quella della Grecia, che costringe quel paese addirittura a tornare al voto un mese dopo le elezioni». Perciò, prosegue Formigoni, «occorre mantenere l’impianto maggioritario, anche perché il bipolarismo è entrato nella testa e nel cuore degli italiani ed è nettamente preferibile optare per il turno unico, dal momento che gli italiani hanno dimostrato anche nei ballottaggi di domenica scorsa di non gradire il ritorno alle urne dopo il primo turno».