Ticino, la sussidiarietà è legge: «Ora siamo ancora più liberi e più svizzeri»

Dopo 15 anni di battaglie, il principio entra in costituzione cantonale. Intervista a Sergio Morisoli, capogruppo Udc, vincitore di una cavalcata iniziata nel 2005

Sergio Morisoli lo va ripetendo da anni, «il principio di sussidiarietà è semplice, “svizzerissimo”, liberalissimo nella distribuzione del potere tra i vari livelli istituzionali dello Stato. Tutti gli altri Paesi Ue ce lo invidiano perché è il cemento tra solidarietà, democrazia diretta e federalismo». Basta guardare i risultati del voto popolare del 9 febbraio scorso nel “suo” Canton Ticino, quando, con il 53,1 per cento di voti favorevoli, il popolo ticinese ha ancorato l’iscrizione del principio di sussidiarietà nella Costituzione cantonale. «Un voto storico», spiega a tempi.it il capogruppo Udc, vincitore di una cavalcata iniziata in solitaria nel 2005 per portare il popolo a decidere, «un passo decisivo nella modernizzazione del rapporto Stato-cittadino».

QUINDICI ANNI DI BATTAGLIA

«Ci sono voluti 15 anni», racconta Morisoli, «e innumerevoli peripezie e tentativi degli statalisti di ogni risma per provare a fermare un’iniziativa parlamentare che oggi, grazie a sostegno di Udc, Lega e Ppd, permetterà anche al “napoleonico” Cantone Ticino di adottare un principio che già nel 2004 venne adottato, con un voto popolare a stragrande maggioranza, nella Costituzione Federale». È in quegli anni che Morisoli matura la convinzione che per Modernizzare lo stato (titolo del suo libro-manifesto editato da GdP nel 2005) il principio di sussidiarietà, che insieme a quello di solidarietà, federalismo e democrazia diretta, reggono la proverbiale organizzazione e il buon funzionamento dello Stato in Svizzera, dovesse essere adottato a livello di singoli Cantoni.

IL RISVEGLIO DELLA SOCIETÀ CIVILE

In primis in Ticino, il Cantone centralista per ragioni storiche e sussidiario per necessità, «più facile a dirsi che a farsi, rafforzare quel principio “spontaneo” di convivenza civile che in Svizzera valorizza e persegue già oggi, in molti campi, il bene comune grazie alla collaborazione tra Stato e enti della società civile. In Svizzera la sovranità appartiene davvero al popolo, e lo Stato fa, e fa talmente bene, che è stato difficile battagliare per non “statalizzarci” e risvegliare la società civile che con troppa facilità ha delegato compiti che le spettavano primariamente in virtù del principio di sussidiarietà e della visione liberale della società».

L’ERA DELLO “STATO NECESSARIO”

Non era questione di dividersi sul “più Stato meno Stato”, «siamo nell’era dello Stato necessario. Il problema è che lo Stato non è più in grado di fare fronte con efficacia ed efficienza al dispiegarsi dei nuovi bisogni a costi sostenibili: era fondamentale iniziare dunque a offrire allo Stato attraverso la costituzione la possibilità di svolgere il suo compito in modo nuovo e diverso e tutelare il diritto dei cittadini a scegliere servizi pubblici tra alternative efficaci, a costi sostenibili e a prescindere dal fatto che fosse lo Stato o altri enti ad erogarli».

GIOVANI, MENO IDEOLOGIZZATI, PIÙ SVIZZERI

Sono stati anni utili, è maturata una fiducia negli enti locali che a tutti i livelli, dalla scuola alla sanità, hanno dato corpo al dibattito sulla sussidiarietà, la certezza che «la risposta a un bisogno vada data il più vicino possibile a dove si presenta. Io credo che non sia andato perso un solo momento di battaglia: dopo un’iniziativa parlamentare, una mozione e una interrogazione con a dir poco un iter rocambolesco e estenuante sull’arco di 8 anni, il popolo ha potuto finalmente dire la sua. Non è stata una vittoria “schiacciante” nei numeri, e forse quando tutto è iniziato non l’avremmo portata a casa. Ma in questi anni è entrata in gioco una nuova generazione di cittadini meno ideologizzati e più “svizzeri” in senso pragmatico, e anche una nuova generazione di politici. Prova ne è che in media gli avversari al principio di sussidiarietà in Costituzione hanno tra i settanta e gli ottant’anni…».

SUSSIDIARIETÀ ELVETICA “DI FATTO”

Sinistra, socialisti, verdi, comunisti, liberali dallo storico retaggio radical socialista non hanno digerito il voto: c’è chi ancora vaneggia di pericolo privatizzazione mentendo sapendo di mentire. Poco importa a Morisoli, abituato a portare a casa battaglie (ricordiamo solo quella per il no al suicidio assistito nelle case per anziani e negli ospedali ticinesi) impopolari, «abbiamo vinto: i compiti di interesse pubblico d’ora in avanti dovranno essere organizzati, gestiti e fatti funzionare tenendo conto del principio di sussidiarietà. Che, ripeto, non è uno strumento da imporre, ma che è già stato assorbito in molti campi da un processo di innovazione spontanea della società: pensiamo all’educazione, oggi le persone non credono più al cliché ideologico della scuola non statale identificata con la scuola “dei ricchi” o “dei preti, la cura degli anziani non è più statalizzata ma giocata già oggi su un mix tra enti, fondazioni private, comuni e stato. Lo stesso vale per il sistema sanitario».

DAL PRINCIPIO ALL’OPERA

Udc ha già presentato un’iniziativa parlamentare per l’applicazione tout court concreta e operativa del principio di sussidiarietà, «ora si tratta di introdurlo e svilupparlo in primis nella revisione di leggi, da quelle che toccano il progetto denominato Ticino 2020, inerente alla Riforma dei rapporti fra Cantone e comuni, alla legge sui sussidi cantonali, a quella sulla gestione e controllo finanziario dello Stato, fino alle norme settoriali in cui di fatto il principio è già in uso: dall’educazione, all’assistenza fino alla cultura». I frutti di questi quindici anni verranno raccolti in fretta.F